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Pensioni ultime notizie e prospettive novità bilancio Governo Renzi rischi, opportunità novità mini pensioni, quota 100, quota 41

In un contesto di difficoltà economica e di turbolenze europee si cerca la quadratura del cerchio, anche in riferimento alle novità per le pensioni.




Il presidente del Consiglio ha le idee chiare e da queste periodo di trattative europee vuole uscire vincitore. In pratica vuole maggiore autonomia decisionale ed economica in vista della scrittura della manovra di fine anno per intervenire con maggiore facilità sia sul versante della riduzione delle imposte e sia sulle novità per le pensioni, anche al di là del progetto delle mini pensioni con penalizzazioni e interessi da pagare a banche e assicurazioni che adesso va per la maggiore. Tradotto in termini concreti, il premier punta a spuntare tra i 15 e i 20 miliardi di euro per far quadrare i conti. L'impresa non è facile, ma la partita è ufficialmente iniziata.

A giocare a favore di queste strategie c'è proprio il clima di incertezza economica e quel vento di populismo che spira un po' in tutte le nazioni e rispetto al quale le istituzioni comunitarie stanno tentando di porre un argine. Il problema principale è la maggiore attenzione che Palazzo Chigi sembra riservare alla riduzione delle imposte, sia quelle sul lavoro e sia quelle sui redditi medi Irpef, rispetto alle novità per le pensioni. Insomma, non ci sono e non ci potranno essere soldi per tutti e la cifra da destinare alla previdenza potrebbe ulteriormente ridursi considerando che l'esecutivo deve trovare anche quei 300 milioni di euro per rinnovare i contratti dei dipendenti pubblici, così come stabilito dall'Alta Corte.

Stando alle ultime notizie, il confronto sullo sblocco dei contratti inizierà proprio in questo mese e i soldi stanziati non saranno per tutti, ma legati a merito, produttività e fasce di reddito. In queste condizioni, quali possono essere le prospettive per le novità per le pensioni? I margini sembrano piuttosto ridotti e prima ancora della disponibilità economica, è come al solito decisiva e preponderante la reale volontà politica. Stando a quanto comunicato fino a questo momento, non c'è alcuna volontà di scardinare l'attuale impianto previdenziale, ma si andrà avanti per provvedimenti correttivi o comunque con un impatto limitato.

E le previsioni di Mario Draghi, presidente della Bce, sull'impatto del Pil del voto britannico non sono affatto confortanti né in riferimento all'azione generale del governo e né sul fronte ristretto delle novità per le pensioni. All'inizio del mese la Banca centrale europea aveva rivisto al rialzo le stime di crescita 2016 per l'Eurozona, portandole all'1,6%. Più volte però, nei giorni prima del referendum britannico, Francoforte ha avvertito che il voto favorevole all'uscita avrebbe potuto ridimensionare la crescita.

Nella riunione di marzo, tra le nuove misure espansive per far fronte a stime di inflazione riviste al ribasso e a una crescita più debole del previsto, la Banca centrale europea ha tagliato tutti e tre i principali tassi di interesse. Si cerca insomma la quadratura del cerchio in un contesto in cui ciascun Paese, dalla Francia alla Germania passando naturalmente per la stessa Italia, cerca di tirare acqua al proprio mulino per avere mani più libero di intervento al proprio interno, anche modificando le impostazioni progettuali iniziali, novità per le pensioni incluse.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il