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Referendum costituzionale, Italicum, sondaggi record Movimento 5 Stelle: novità questa settimana

Secondo un sondaggio Demos, il Movimento 5 Stelle sarebbe oltre il 32%, il Partito democratico si fermerebbe a poco più del 30.




A quanto pare è tutta da giocare la partita del referendum costituzionale, sopratutto se letta nell'ottica di un sorpasso del Movimento 5 Stelle a danni del Partito democratico in vista delle prossime elezioni politiche. Secondo un sondaggio Demos a oggi è cosa fatta. Fotografa infatti un quadro che dal tripolarismo imperfetto delle amministrative approda a un sostanziale bipartitismo nazionale: in caso di voto, i grillini andrebbero oltre il 32%, il Partito democratico si fermerebbe a poco più del 30. Dietro Movimento 5 Stelle e Partito democratico il vuoto: Forza Italia e Lega singolarmente non raggiungerebbero il 12%, dunque anche se coalizzate non andrebbero al ballottaggio.

Uno shock che però, per dirla con le parole del premier, potrebbe avere addirittura un effetto positivo per i dem: "Ex malo bonum", ha detto Renzi parlando di Brexit. Radicalizzare lo scontro oggi, infatti, potrebbe sollecitare per tempo e in modo forte un elettorato smarrito. E rimotivare il centrosinistra intorno alla leadership renziana, che si trova a dover fronteggiare diverse difficoltà. Il sondaggio di Demos chiama però anche il centrodestra a scelte che per il leader della Lega Matteo Salvini devono essere immediate: "Patti chiari, amicizia lunga", dice con un nuovo ultimatum a Berlusconi scandendo che oggi "non c'è più tempo da perdere. O si viaggia tutti insieme o la Lega va da sola".

Ma alla prova politica più importante sono tenuti i grillini. Le loro posizioni, dall'immigrazione all’Europa, alle politiche economiche, devono trovare un punto di sintesi tra le anime antisistema quelle istituzionali. E poi il governo nelle città dove hanno vinto: prendere decisioni, comporre spaccature, limitare personalismi. Cosa non facile, come già dimostra il caso Roma.

Stando alla riforma costituzionale oggetto del referendum, Palazzo Madama non voterà più la fiducia al governo. A eccezione delle materie più importanti, sarà solo la Camera ad approvare le leggi, il Senato potrà solo proporre modifiche. Sarà composto da 100 membri: i consigli regionali eleggono 74 consiglieri senatori e 21 sindaci senatori; 5 senatori saranno nominati dal capo dello Stato. Con l'obiettivo di semplificare, spariscono le materie concorrenti tra Stato e Regioni. Tornano allo Stato materie fondamentali come l'energia, le infrastrutture strategiche e l'ordinamento delle professioni. Prevista una clausola di supremazia: lo Stato può intervenire nelle materie delle Regioni se lo richiede la tutela dell'interesse nazionale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il