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Referendum istituzionale: mancano ancora le firme. Il Pd non raggiunge le 500mila

Presidente del Consiglio e Partito democratico sono alle prese con lo scarso entusiasmo nei confronti di questo appuntamento.




A oggi le prospettive del Partito democratico e dello stesso premier in vista del referendum costituzionale di ottobre non sono delle migliori. Innanzitutto ci sono i sondaggi aggiornati che riferiscono come il fronte di chi non condivide i cambiamenti proposti sia in costante crescita. E i risultati delle recenti elezioni comunali nelle importanti città di Roma, Napoli e Torino hanno dimostrato come ogni scenario politico sia possibile. In seconda battuta e a dimostrazione delle difficoltà attraversate, ecco che il Pd sembra destinato a rinunciare all'obiettivo di raggiungere 500.000 firme in vista del referendum. C'è tempo fino al 13 luglio per la consegna in Cassazione e oggi, secondo indiscrezioni siamo a quota 300.000.

Si tratta della spia che dimostra come ci sia scarso entusiasmo nei confronti di questo appuntamento. Si fa comunque presente come la raccolta firme non sia più necessaria ai fini dell'indizione del referendum ma hanno un forte valore simbolico e promozionale. In questo contesto c'è uno scenario che fa discutere. Se la Cassazione dichiarasse inammissibile lo spacchettamento del referendum costituzionale "mi aspetto che il comitato promotore che ne ha facoltà sollevi un conflitto di attribuzione con la Cassazione presso la Corte Costituzionale". Lo ipotizza parlando a Radio radicale il giudice della costituzionale Giuliano Amato: "Ove questo accadesse - sottolinea - i tempi si allungherebbero".

Il principale terreno di scontro all'interno, anche all'interno della maggioranza di governo è quello legato alla nuova legge elettorale, rispetto a cui sono in atto nel trattative per una nuova modifica. L'Italicum prevede un premio di maggioranza per la prima lista che ha superato il 40% dei voti: alla lista che otterrà più voti andranno 340 seggi su un totale di 630 alla Camera dei deputati. Nella prima versione dell'Italicum, il premio era attribuito alla coalizione vincente. Nel caso in cui nessuna lista riesca a superare il 40% dei voti, le due liste che hanno ottenuto il maggior numero di consensi si sfideranno al ballottaggio.

Chi vince ottiene la maggioranza di 340 seggi a cui vanno eventualmente aggiunti quelli della circoscrizione estero. L'Italicum è stato approvato il 6 maggio 2015, ma la legge stessa ha previsto l'entrata in vigore dal primo luglio 2016. La legge, infatti, vale solo per la Camera. L'entrata in vigore è stata posticipata per avvicinarla all'entrata in vigore della riforma del Senato. L'Italicum vale solo per la Camera, per l'elezione del Senato varranno le nuove regole previste dalla riforma costituzionale. Le riforme hanno completato l’iter parlamentare il 12 aprile. Il 23 ottobre potrebbe tenersi il referendum confermativo.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il