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Banche più sicure lista aggiornata 2016 e banche in crisi rischio fallimento. I rischi, cosa fare, Bail IN, cosa si può rischiare

Le richieste della Bce di rispettare alcuni requisiti sui crediti deteriorati sono in linea col programma approvato da Mps.




C'è una lettera della Banca centrale europea, arrivata alla vigilia del referendum su Brexit, che è venuta fuori solo adesso. Impone all'istituto di credito un piano di tre anni per smaltire i crediti difficili. La tabella di marcia prevede di far scendere le sofferenze lorde a massimi 32,4 miliardi al 2018 dai 46,9 miliardi del 2015, e le sofferenze nette a 14,6 miliardi da 24,2 miliardi. E in parellelo circola il report dell'Università Bocconi di Milano sulle banche più sicure, che si compone di Widiba, Banca Farmafactoring, Fineco, Mediolanum, Unipol Banca, Fideuram, Banca Ifis, Banca Generali, Banca Sistema, Chebanca!, Youbanking, Webank, Iwbank, Websella, Ing Bank, Hello Bank, Ibl.

In questo contesto prosegue il confronto tra Roma e Bruxelles. Un portavoce europeo ha annunciato contatti con Roma sulla questione banche: "In base ai precedenti, c'è una serie di soluzioni che possono essere messe in atto nel pieno rispetto delle regole europee, affrontando le carenze di liquidità e capitale nelle banche senza effetti contrari sugli investitori al dettaglio". Una settimana fa governo italiano e Commissione avevano trovato un'intesa che permette garanzie pubbliche relative ai conti delle banche: se gli istituti di credito emettono bond senior ma non fossero in grado di gestire autonomamente la situazione, il governo potrebbe intervenire sostitutivamente.

Una direttiva europea prevede la possibilità di attivare una garanzia dello Stato sulle passività di nuova emissione come strumento disponibile per concretizzare un sostegno pubblico straordinario con l'obiettivo di preservare la stabilità finanziaria. In questo modo non si ricadrebbe nella disciplina degli aiuti di Stato. L'impatto sui conti pubblici di questa forma di aiuto agli istituti di credito è solo ipotetica allo stato attuale. L'attivazione della garanzia scatterebbe solo in base a una richiesta esplicita da parte della banca che, per essere accolta, dovrebbe tradursi in un atto ministeriale. Ma neanche a questo punto ci sarebbero costi per lo Stato.

Solo nel caso di ulteriori problemi per la banca nella gestione dei bond l'intervento pubblico passerebbe da potenziale a effettivo e avrebbe così effetti sul deficit. Mentre sul debito la situazione sarebbe gestibile attraverso la rimodulazione di qualche capitolo del bilancio pubblico. Nell'intesa della scorsa settimana è esclusa l'ipotesi di interventi pubblici diretti in aumenti di capitali, cosa che pare essere confermata nei contatti annunciati. In particolare, si guarda a soluzioni che possono essere possibili sotto lo scenario di ricapitalizzazione preventiva, previsto dalla direttiva Brrd.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il