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Referendum, pensioni, riforma pubblica amministrazione: elettori Pd rimangono fedeli Renzi nonostante crescita M5S

Gli elettori del Pd hanno fiducia nel loro segretario mentre è in corso il dibattito su referendum, pensioni e pubblica amministrazione.




C'è un interessante sondaggio politico condotto da Scenari Politici per Huffington Post, secondo cui tra gli elettori del Partito democratico, il 43,2% ha molta fiducia nel segretario Matteo Renzi, il 31,5% abbastanza, il 19,2% poca, il 6,1% per nulla. L'anno prossimo è poi prevista l'indizione del congresso per la scelta del segretario. Ebbene, il 57,7% sceglierebbe ancora Renzi, il 20,7% preferirebbe Enrico Rossi, attuale governatore della Regione Toscana, l'11,7% Roberto Speranza, esponente dell'opposizione interna del Partito democratico, il 9,9% Matteo Orfini, responsabile del Pd a Roma e attuale presidente. Ma sono soprattutto interessanti le intenzioni di voto, al primo turno il Pd si conferma il primo partito in Italia, ma in caso di ballottaggio secondo le regole previste dall'Italicum, il Movimento 5 Stelle sarebbe in testa.

Il tutto mentre è in corso il dibattito sui tre grandi temi del referendum, delle pensioni e della riforma della pubblica amministrazione. Sotto il primo versante, il confronto è sulla fissazione della data da una parte e sulla modifica della legge elettorale dall'altra. Per quanto riguarda le novità per le pensioni, la principale misura allo studio è quella della mini pensioni ovvero la possibilità di anticipare, con una penalizzazione economica, l'accesso al trattamento previdenziale.

Punto di forza di questo provvedimento è il costo ridotto rispetto ad altre misure, come l'applicazione di quota 100 ovvero della somma tra età anagrafica e anni di contribuzione da raggiungere per vedersi aprire le porte della pensione, o quota 41, pensata per chi ha iniziato a lavorare in giovane età, intesa come soli anni di contribuzione.

Sul fronte della pubblica amministrazione, esecutivo e forze sociali si ritroveranno tra pochi giorni intorno a un tavolo per parlare di pubblico impiego: aumenti salariali e non solo. Dopo sette anni di blocco contrattuale e a un anno dalla sentenza della Consulta contro lo stop, la data scelta per riprendere le trattative dovrebbe cadere intorno alla metà del mese. Sarà un primo confronto e magari si entrerà più nel vivo solo dopo l'estate, in vista della nuova manovra che potrebbe destinare nuove risorse rispetto ai 300 milioni di euro messi in preventivo. E il ministro della Pubblica Amministrazione prepara anche il Testo Unico che aggiornerà le regole sul settore. In settimana dovrebbe arrivare il via libera della Corte dei Conti all'accordo che riduce i comparti del pubblico impiego, da 11 a 4, come il numero dei contratti.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il