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Pensioni ultime notizie quota 100, quota 41, mini pensioni la verità Governo Renzi è molto distante da Pil e Fidicia

Rallenta di nuovo crescita economica italiana e cala ancora fiducia famiglie: effetti su novità per le pensioni e cosa aspettarsi




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 22:01): La verità spiegata dal Governo Renzi e da lui in persona in Direzione è differente, anzi è molto diversa e continua ad accrescere tale diversità rispetto alla realtà italiana. Non è una analisi di parte, ma basta vedere i dati oggettivi dele ultime notizie e ultimissime. Il Pil è negativo rispetto a quanto previsto ancora prima dell'Inghilterra, mentre cala la fiducia sia delle aziende che dei cittadini e consumatori. e questo è il contrario di quello spiegato quando si dice che per il sociale si è fatto il meglio in due anni e che il Pil e la fiducia degli italiani lo dimostra. Anzi, nel sociale l'assenza di novità epr le pensioni tanto richieste è una ulteriore testimonianza

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 22:01): Le ultime e ultimissime notizie sulle novità per le pensioni vanno lette alla luce dell'ultimo bollettino mensile dell'Istat. Da un'analisi più approfondita emerge come l'Istituto non fornisca correzioni rispetto al +0,3% di Pil registrato nel primo trimestre ma rileva che l'indicatore composito anticipatore dell'economia italiana ha segnato un'ulteriore discesa, prospettando un rallentamento nel ritmo di crescita dell'attività economica nel breve termine che non fa bene alle novità per le pensioni.

Visioni positive su crescita del Pil e fiducia da parte del governo decisamente smentite: stando alle ultimissime notizie Istat, l'economia italiana registrava un andamento decisamente lento e frenato già prima dell'esito del voto inglese, cui ultimamente è stato imputato un calo della crescita stessa, ed è ancora bassa la fiducia delle famiglie. A rendere ancor più negativo questo dato, la previsione di ulteriori e possibile rallentamento della crescita stessa economica nel breve termine che significherebbe bloccare ogni intervento di cambiamento nel nostro Paese. A partire dalle novità per le pensioni che in un contesto di provvedimenti considerati dal governo prioritari, come questione banche, conseguenze Brexit, appunto, e rischi ad essa collegati da evitare, continuerebbero ad essere messe da parte. In tal senso già il dibattito pensionistico reale si è molto ristretto, mettendo da parte novità pensioni di quota 100 e novità pensioni di quota 41, nonostante forze sociali, Comitato ristretto, alcune forze politiche e stessi pensionandi continuino a rilanciare, per concentrarsi sul sistema di uscita prima con mini pensione che non piace.

Ed è chiaro non piaccia: nell’attesa di capire se saranno accolte le richieste del Comitato ristretto di modifica di questo piano di mini pensione in relazione alle penalità (da ridurre dal 15 all’8%) e agli anni di anticipo di uscita dal lavoro (da aumentare da tre a quattro), al momento si tratta di una soluzione, diciamo, che potremmo definire ancora una volta tampone, perché non vale per tutti, ma solo per i nati tra il 1951 e il 1953, e in questa fascia di età non coinvolgerebbe nemmeno tutti ma probabilmente inizialmente solo i disoccupati per poi allargarsi a comprendere prima coloro che percepiscono redditi più bassi e poi coloro che percepiscono redditi superiori; prevede l’anticipo dato dagli istituti di credito, passando per l’Istituto di Previdenza, che dovrà essere restituito con un piano 20ennale come se si trattasse di un mutuo e con relativi interessi, senza considerare le elevate penalizzazioni, al momento fissato ad un massimo del 15%, che sarebbero calcolate sulla pensione finale anche se, ha annunciato l’esecutivo, saranno previste detrazioni fiscali per chi percepisce meno.

Ma si tratta di una precisazione che lascia ancora dubbi, considerando che non è stata detta l’entità di tali detrazioni, per cui si ci chiede se saranno effettivamente vantaggiose per chi percepisce meno e quando potrebbero meno influire sulla riduzione dell’assegno pensionistico finale. Le richieste di cambiamento di rotta su novità per le pensioni da parte di coloro che continuano a criticare questo sistema chiaramente vengono difficilmente accettate e lo saranno meno adesso, alla luce delle ultime notizie su rallentamento della crescita economica italiana e ancora calo della fiducia, attestate dall’Istat e che contrastano con quanto il governo ha detto finora.

Si tratta, infatti, di notizie completamente contrarie a quanto dichiarato dal premier Renzi che invece continua a parlare di ripresa, sostenendo che Pil positivo dimostra che si è fatto qualcosa anche per il sociale che, come affermato in occasione del’ultima riunione della Direzione del Pd, che è stato il meglio di quanto fatto in questi due anni. Il riferimento è alle nuove norme occupazionali che, nonostante siano state e continuino ad essere criticate, secondo quanto spiegato dal premier, hanno contribuito a far crescere l’occupazione giovanile, anche si è lontani ancora da una netta ripresa, ma soprattutto a stabilizzare con tantissimi nuovi contratti a tempo indeterminato. Mancano però le novità per le pensioni e continua a mancare quell’assegno universale che, ricordiamo, è già in vigore in quasi tutti gli altri Paesi europei, ma che il premier non ha intenzione di introdurre in Italia, perché ritiene che il miglior aiuto sia quello di rilanciare politiche attive per l’occupazione per tutti, anche per coloro che restano senza impiegato in tarda età, piuttosto che dare soldi che diventerebbero, per il premier, un alibi per non fare nulla.

In questo contesto, però, il Pil potrebbe ancora scendere, soprattutto considerando rischi e conseguenze della Brexit sul lungo periodo, un nuovo calo del Pil potrebbe tradursi in ancor meno soldi a disposizione  del governo per il prossimo bilancio che ha già dei buchi da colmare, considerando che bisogna ancora trovare tra i 7 e i 12 miliardi di euro, e se questo si verificasse allora bloccherebbe davvero qualsiasi piano di novità per le pensioni, forse anche il sistema basato sulla mini pensione perché diventerebbe difficile anche recuperare quei 500 milioni di euro, che fino a qualche giorno fa si diceva potessero arrivare anche a 700, 800 milioni, da destinare all’anticipo di uscita prima per i nati tra il 1951 e il 1953 e nonostante il coinvolgimento degli istituti di credito. Men che meno, poi, si potrebbe pensare di ripensare a novità pensioni di quota 100 o a novità pensioni di quota 41 che sono ancor più costose.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il