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Banche più sicure e solide in Italia e a rischio fallimento tra Banca Intesa, Ubi, MPS, Unicredit, Mediolanum, Bnl

Si resta di capire se c'è un allarme liquidità per le banche italiane dovuto a eventuali fughe nei depositi.




Da due settimane i contatti sull'asse Siena, Roma e Milano si sono infittiti: ci potrebbe essere un intervento diretto attraverso iniezione di liquidità per il Monte dei Paschi, oppure creazione della tanto sperata bad bank. Per arrivare a quest'ultimo scenario però bisognerebbe bypassare Bruxelles. Più in generale, secondo Fitch, "le azioni del governo italiano per rafforzare la capitalizzazione delle banche utilizzando fondi pubblici, evidenziano la pressione sul settore bancario legata alla scarsa qualità degli asset". E poi la constatazione degli analisti dell'Agenzia di rating che "la volatilità dei mercati post Brexit ha colpito in modo duro il comparto italiano, uno dei più deboli in Europa".

Secondo un recente studio dell'Università Bocconi di Milano, le banche più sicure sono adesso Widiba, Banca Farmafactoring, Fineco, Mediolanum, Unipol Banca, Fideuram, Banca Ifis, Banca Generali, Banca Sistema, Chebanca!, Youbanking, Webank, Iwbank, Websella, Ing Bank, Hello Bank, Ibl. Gli indici patrimoniali da prendere in considerazione sono Cet 1 (Common equity tier 1), Tier1 e Total capital ratio. Il primo è il capitale primario di classe 1, pronto all'uso. Il secondo è il capitale allargato: comprende il Cet1 più le azioni di risparmio e altri strumenti di capitalizzazione. Il terzo è il totale fondi propri, l'insieme di tutto il patrimonio.

Titolo a picco in Borsa, fuga degli obbligazionisti. La situazione del Monte dei Paschi di Siena è la stesso di lunedì dopo l'imperativo della Banca centrale europea di raddoppiare il taglio sulle sofferenze nette (da 5,5 miliardi a 9,6 miliardi di euro) rispetto a quanto previsto dal capital plan del 2015. E la reazione in Borsa è stata disastrosa con la Consob che è intervenuta per vietare oggi la vendita allo scoperto. Il titolo ha così chiuso in picchiata del 19,4%, bruciando altri 200 milioni di capitalizzazione (adesso vale 777 milioni). E, in attesa di capire se c'è anche un allarme liquidità dovuto a eventuali fughe nei depositi, si sono registrate anche forti vendite dal lato dei possessori di bond subordinati con tonfi del 10%.

Insomma, quella del Monte dei Paschi sembra una storia senza fine con la mole di stock deteriorati che, nonostante le diverse vendite avvenute nell'ultimo anno, resta ancorata a quota 24 miliardi (47 miliardi lordi). L'idea di vendere gli Npl ad Atlante significherebbe costringere il vertice guidato da Fabrizio Viola a varare l'ennesimo aumento di capitale. Dopo gli ultimi due aumenti per complessivi 8 miliardi di euro, ormai andati quasi interamente in fumo, è difficile credere che l'istituto abbia la credibilità per ripresentarsi di fronte al mercato a batter cassa. L'altra strada, invece, passa per gli aiuti di Stato.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il