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Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni, quota 41 Governo Renzi il mondo descritto da Renzi stesso non esiste

Si va ancora verso peggioramenti nonostante il premier continui a parlare di ripresa: conseguenze novità pensioni e cosa aspettarsi




Nessun passo indietro e nessun cambiamento dell’Italicum, nessuna risposta positiva alla richiesta di lasciare il doppio incarico con la dichiarazione di voler continuare a mantenere il ruolo sia di segretario del partito che di premier, nessuna revisione della strategia di lavoro e nessun passo in avanti verso l’opposizione interna: questo, in sostanza, il resoconto di quanto detto dal premier Renzi in occasione dell’ultima riunione della Direzione del Pd tenutasi qualche giorno fa, dichiarazioni che hanno contribuito ad acuire quella latente crisi di governo che si profila già da qualche tempo. Dichiarazioni che stanno portando parte di Ncd e parte di Ala a voler lasciare l’appoggio all’esecutivo stesso, creando così eventuali rischi della stessa tenuta del governo che, dal canto suo, potrebbe pensare ad una nuova alleanza con Silvio Berlusconi in una sorta di nuovo Patto del Nazareno 2. Le ultime notizie sull’andamento politico del nostro Paese sono decisamente caotiche e per niente positive e mentre l’esecutivo si avvia alla prova del nove del referendum costituzionale di ottobre, con possibilità di elezioni anticipate e scompigli nella coalizione, chi ne beneficia è il Movimento 5 Stelle che dalle comunali in poi ha continuano a riscuotere sempre più consensi tra gli italiani.

Ed era chiaro che questo avvenisse dopo le forti delusioni ricevute dalle politiche del governo: da tempo si è aperta una sorta di sfida interna tra maggioranza e opposizione interna soprattutto sulla questione delle necessarie novità per le pensioni da approvare, con l’esecutivo che discute ma alla fine si orienta solo su un piano di mini pensione che non piace e non convince e una opposizione che continua a chiedere ulteriori novità per le pensioni, da novità pensioni di quota 100 a novità per le pensioni di quota 41, a cancellazione dei costi delle ricongiunzioni dei contributi versati in diverse gestioni previdenziali. Nulla di tutto questo sembra sia effettivamente al vaglio dell’esecutivo e viste le distorsioni sociali create dall’attuale legge pensioni, ci si chiede perché non si lavori in tal senso, anche per dimostrare ai cittadini attenzione nei confronti dei loro bisogni? Nulla si dice più nemmeno sull’assegno universale con il premier che, anzi, ha ribadito di non esserne favorevole e di essere più orientato al rilancio di politiche attive per il lavoro anche per coloro che si ritrovano in tarda età senza occupazione.

Nelle prossime settimane si continuerà a parlare di eventuali novità per le pensioni soprattutto ala luce delle reali disponibilità economiche ma sono decisamente poche le speranze che si realizzi qualcosa di positivo. Ad aprire scenari in tal senso potrebbe essere la decisione di anticipare le elezioni e in tal caso l’esecutivo sarebbe ben consapevole che l’unica strada per recuperare fiducia ed elettori sarebbe quella delle novità per le pensioni, insieme a tasse e occupazione. Ma resterebbe ancora il problema dei soldi e dopo la risposta negativa ricevuta dal premier, che in occasione dell’ultime vertice Ue ha chiesto ulteriori 15 miliardi di euro, ci si chiede dove si potrebbero recuperare questi soldi? Le strade ci sarebbero, dal taglio delle agevolazioni fiscali che sono spesso destinate a famiglie che non ne hanno bisogno, al taglio delle pensioni più elevate di cui beneficiano gli elevati esponenti istituzionali, alla divisione tra spesa assistenziale e spesa prettamente pensionistica.


Questi provvedimenti consentirebbero di approvare novità per le pensioni per concedere ai lavoratori più anziani di lasciare finalmente il lavoro e ai più giovani di avere nuove possibilità di ingresso in quel mondo occupazionale che oggi sembra decisamente chiuso. E questo ricambio generazionale sta diventando sempre più urgente, confermato dalle ultime notizie sugli infortuni e le morti sul lavoro. Mentre, infatti, i primi sono diminuiti, sono aumentati del 16% gli incidenti che sono costati la vita a ben 1.172 lavoratori e dall’inizio dell’anno a fine aprile di quest’anno le morti bianche sono state già 271.

Notizie e dati negativi che non si fermano qui, perché quel mondo di ripresa descritto da Renzi in realtà non esiste e lo testimoniano anche le tantissime persone in difficoltà che a causa dei pochi soldi che hanno per vivere sono arrivati a rinunciare anche alle spese per le cure mediche. Sarebbero, infatti, ben 11 milioni (due milioni in più rispetto al 2012) gli italiani che in questi primi mesi del 2016 hanno rinunciato ad esami, cure mediche e ad acquistare medicine perchè troppo costose. E il ministro della Salute ha sottolineato che il sistema sanitario deve fare i conti con la grave crisi economica che le famiglie stanno vivendo e ha rilanciato sulla necessità aumentare il Fondo Sanitario per il 2017-2018.

Dunque, mentre il premier Renzi continua a parlare di una ripresa dell’Italia in questi due anni di suo governo, mentre rilancia sulla crescita dell’occupazione che, come sopra dimostrato, non è poi così florida, e sui tagli delle tasse applicate e l’aumento, seppur lieve, del Pil, secondo le ultimissime notizie Istat, la lenta crescita dell’economia italiana non è risultato della Brexit, come sottolineato dall’esecutivo o altri fonti, ma era già in corso precedentemente; ed è decisamente bassa la fiducia delle famiglie. Anche da un sondaggio di Confesercenti è chiaramente emersa una grande incertezza da parte delle famiglie italiane: stando ai dati, infatti, quasi un italiano su due (43%) segnala un senso di maggiore incertezza e prospettive poco rassicuranti rispetto a 12 mesi fa, sia sul piano personale sia in riferimento all'economia italiana e internazionale, soprattutto a seguito del referendum sulla Brexit che scatenato ulteriori timori e una forte volatilità sul mercato.

E intimorisce ancor di più la previsione di un altro possibile rallentamento della crescita economica che potrebbe portare al blocco di ogni intervento di cambiamento nel nostro Paese, a partire dalle novità per le pensioni che continuano ad essere messe da parte, nonostante i tantissimi dibattiti e le tantissime discussioni. E la dimostrazione è che a fronte di pensioni di quota 100 e novità pensioni di quota 41, che servirebbero per risolvere le distorsioni causate dall’attuale legge pensioni, l’esecutivo continua a portare avanti solo il piano di mini pensione, meno costoso sì, più sostenibile sì per la tenuta dei conti pubblici ma anche meno vantaggioso per i lavoratori e fortemente penalizzante per quanto riguarda l’importo della pensione finale che riceverebbero coloro che dopo un’intera vita a lavoro decidono di andare in pensione prima. E per questo è stato richiesto da forze sociali e Comitato ristretto per le pensioni che vengano modificate innanzitutto le attuali penalità previste al 15% e da abbassare all’8% e gli anni di uscita prima dal lavoro, da aumentare da tre a quattro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il