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Pensioni ultime notizie e prospettive novità nota a Governo Renzi di allerta a breve con novità quota 100, quota 41

La grana dell'instabilità nel Ncd rischia di avere pesanti ripercussioni sull'attività dell'esecutivo e delle novità per le pensioni.




Non solo le prospettive sulle novità per le pensioni, è l'intera azione dell'esecutivo che potrebbe arrestarsi nel caso in cui venisse meno la maggioranza a Palazzo Chigi. Non c'è solo l'opposizione interna al Partito democratico a pressare l'ala maggioritaria che fa riferimento al premier segretario a rinunciare a una delle due poltrone e a intervenire con maggiore decisione sui versanti del sociale e delle pensioni. C'è anche il Nuovo centro destra che è pronto a farsi da parti nel caso di mancate modifiche alla legge elettorale. Stando così le regole e i rapporti di forza, il partito di cui Angelino Alfano è leader, è destinato alla scomparsa.

E di conseguenza, tutti gli scenari sono possibili, compreso quello delle elezioni anticipate, anche prima del referendum costituzionale d'autunno. A quanto pare il presidente del Consiglio non intende cedere, difende Alfano, indirettamente finito nelle carte di una recente inchiesta sulla corruzione, e non si tirerebbe indietro dall'appuntamento con le urne. Se così fosse, l'introduzione delle mini pensioni con penalizzazioni di cui si parla da tempo sarebbe a rischio in vista della stesura della prossima manovra.

Quali sono gli attriti dei centristi? Per il leader Ncd Angelino Alfano, le grane vengono dalle inchieste giudiziarie in cui il suo nome è finito insieme a quello del padre e del fratello. Niente di penalmente rilevante, come il ministro dell'Interno continua a ribadire. Ma il ragionamento tra gli alfaniani è questo: si colpisce il ministro dell'Interno perché se cade lui cade anche l'esecutivo e l'attività fin qui svolta, inclusi naturalmente i piani relativi alle novità per le pensioni. Ed è questo fronte a preoccupare davvero il responsabile del Viminale, più che le richieste di dimissioni o le annunciate mozioni di sfiducia. Di certo, in questo momento è un leader più debole che non può contare nemmeno su un partito compatto.

Dentro il Nuovo centro destra ci sono i governativi, come la ministra della Salute Beatrice Lorenzin, convinti con Alfano di dover continuare l'esperienza di governo a fianco di Matteo Renzi. Ci sono gli scissionisti, come il senatore Roberto Formigoni, alcuni dei quali tentati dal ritorno in Forza Italia, parte di cui non esclude un possibile Patto del Nazareno bis. E ci sono quelli che elogiano il modello Milano del centrodestra unito, come il capogruppo alla Camera Maurizio Lupi, senza chiudere a un sostegno esterno all'esecutivo. Il vero discrimine è però nei tempi: la fronda preme perché la rottura avvenga da subito, senza attendere l'esito del referendum costituzionale di ottobre, come ha chiesto Alfano.

C'è poi la questione della legge elettorale. Il Nuovo centro destra è tra quei partiti che chiedono il ritorno del premio alla lista. i centristi della maggioranza. Gli Alfaniani del Nuovo centro destra sono tutti in fibrillazione riguardo al loro destino politico: senza la possibilità di stare in coalizione (nel centrodestra o nel centrosinistra) il centro rischia di sparire sotto la soglia di sbarramento del 3%.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il