Beppe Grillo replica al direttore del Tg2 Mauro Mazza: E se sparassero a Mazza? Le reazioni

Prosegue la polemica legata alla 'discesa' di Grillo nell'agone mediatico-politico. Alla provocazione di Mazza, il comico ha risposto per le rime. Le reazioni dei politici in ordine sparso



Lo attendevano ad Anno Zero, ma Beppe Grillo ha rifiutato addirittura l'invito in collegamento telefonico con Michele Santoro. Come le cronache hanno raccontato, il comico si trovava in provincia di Udine per uno dei suoi "one man show" di piazza, ma le telecamere Rai, anche se mandate dallo stesso Santoro, non le lascia passare. Piccole soddisfazioni, dopo anni di disinvolta indifferenza (vale a dire censura) del circo mediatico-televisivo nei suoi confronti.

Durante lo spettacolo, Grillo decide di rimandare in video l'editoriale del direttore Mauro Mazza, quello famoso del Tg2 del 19 settembre, rivoltando la minaccia ("E se sparassero a Mazza?"). Poi attacca con la solita ironia Berlusconi, definendolo "la peggiore costola della sinistra", rispedendo in questo modo al mittente, così come fatto con Mazza, lo stesso tipo di accusa ricevuta dal capo dell'opposizione. Quindi aggiunge: "Berlusconi è acquattato nell'ombra e si rode dall'invidia, se ne sta in un angolo e si chiede come ha fatto quello lì, senza soldi, a fare un casino del genere"; c'è n'è pure per Fassino ("Dice che sono un fascista"), e risponde anche all'ex-presidente Ciampi, che aveva richiamato l'attenzione ai principi costituzionali.
A dare manforte al comico-politico arriva anche Antonio Ricci, demiurgo di "Striscia la notizia", che alimenta la provocazione con una battuta: "Se Grillo si candida come premier a Palazzo Chigi, io vado a fargli da portavoce. Come Sircana...".

Non potevano mancare le reazioni del mondo politico, ancora una volta tirato pesantemente in ballo dalle parole dell'attore genovese.
"Eh no, caro Beppe", è per esempio la replica di Walter Veltroni, "l'Italia ha bisogno di soluzioni razionali, non di uno che urli nel tunnel".
Al leader "ecumenico" del nascente Pd fa eco anche Pierferdinando Casini, che solidarizza con il direttore del Tg2: "Mazza ha ragione, basti pensare alla quantità di mail di minaccia che io e altri abbiamo ricevuto". Il leader Udc comunque promette che non si farà intimidire da quelli oramai comunemente chiamati "vaffa-boys", e informa di aver già denunciato il tutto alle autorità competenti: "Sono indifferente, non mi farò minacciare dalle lettere di qualche grillonauta", è stato il suo stizzito commento.

E minacce "cibernetiche" sembrano essere giunte al ministro della Giustizia, uno dei bersagli preferiti dei sermoni grilliani da anni. Mastella la prende larga, tornando a parlare di indulto dopo alcuni dati emersi in queste ultime ore, che rivelano come il 22% dei detenuti usciti siano ora di nuovo in cella. Un successo secondo il Dipartimento dell'Amministazione Penitenziaria, mentre appare onestamente diversa la percezione da parte della pubblica opinione. Poi il Guardasigilli si lancia a sua volta nella bagarre delle dichiarazioni anti-Grillo, pur senza mai nominarlo, parlando di "una campagna mediatica di rara virulenza e spregiudicatezza" contro di lui, e in particolare sul provvedimento in questione. Una posizione, questa, fortemente criticata da Marco Travaglio dagli studi di "Anno zero".
 

Il giornalista ha apertamente accusato il "ministro volante", nell'ordine, di aver viaggiato su un Milano-Roma coi soldi dei cittadini; di aver piazzato il figlio al ministero dello Sviluppo; di aver fatto incetta di appartamenti a saldo. Quindi l'ulteriore affondo: "Nel 2000 fu testimone di nozze del braccio destro di Provenzano. Quando fu eletto disse "sarò più vicino ai detenuti che ai magistrati": è stato di parola". Mastella si difende denunciando "bestemmie", "gravi offese", "minacce", e  "commenti violenti" che sarebbero arrivati sul suo blog. Resta il fatto che, come la testimonianza dell'ex-girotondino Travaglio conferma (uno dei pochi a difendere Grillo in queste ore), una buona fetta di cittadini-elettori comincia veramente a sentirsi stanca di alcuni atteggiamenti così poco "professionali" di molti rappresentanti delle istituzioni italiane.

Istituzioni per le quali l'onere di essere difese sembra toccare al presidente della Camera Fausto Bertinotti, quando afferma che il grillismo "non ha grande peso nella società", e che lo stesso Grillo rischia di aggravare la crisi.

Una crisi che dunque c'è in ogni caso e che, volente o nolente, a breve giro di posta (magari elettronica) dovrà fare i conti anche con la "V-generation".

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il