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Pensioni ultime notizie rilancio novitÓ piano Istituto Previdenza per novitÓ mini pensioni, quota 41, quota 100

Gli obiettivi sulle novitÓ per le pensioni dell'Istituto nazionale della previdenza sociale sono chiari.




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 19:52): E' meglio evitare di spendere i soldi se si devono fare nuovi errori che costano ulteriormemente per ripararli ed evitare sistemi che pur spendendo poco per le novità per le pensioni di fatto non hanno nessun successo. E' questo quanto alla fine ripetuto dal Responsabile dell'Istituto di Previdenza nelle ultime notizie e ultimissime che eviterebbe di fare anche le mini pensioni così com attualmente concepite ma procederebbe con una revisione della spese per le pensioni e soprattutto delle assistenze errate così come delle detrazioni, un riconteggio delle pensioni più alte e un rilancio con i soldi ottenuti per quota 100 e quota 41 con dei testi simili a quelli già presenti ma nel primo caso con costi più alti per il cittadino (che però potrebbe uscire con quota 100 che al momento è stata scartata). Se Senza dimenticare i sostegni per chi rimane senza occupazione arrivato ad una certa età con un meccanismo legato alla famiglia e al reddito.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 23:22): Per l'Istituto della previdenza sociale occorre valutare se nel contesto di un progetto sulle novità per le pensioni non sia più necessaria l'indicizzazione alla speranza di vita dei requisiti contributivi per accedere un po' prima alle pensioni anticipate. Ad esempio, stando alle ultime e ultimissime notizie, congelando i requisiti a 43 anni per i maschi e 42 per le femmine

C'è l'Istituto nazionale della previdenza sociale che non vuole recitare una parte da comprimario nel dibattito sulle novità per le pensioni. E, anzi, come dimostrato dalle recenti e continue prese di posizione, vuole incidere in maniera decisa e convinta. La piattaforma base della proposta passa dall'assegno universale, dall'armonizzazione dei regimi, dalle uscite flessibili, da più contributi aggiuntivi e dall'unificazione dei trattamenti tra le diverse gestioni. Sotto quest'ultimo versante, l'obiettivo è di avere una sola pensione obbligatoria per persona rafforzando così il processo iniziato con il pagamento di tutte le pensioni al primo del mese. Stando ai dati oggi in vigore, per ogni tre pensionati vengono messe in pagamento mediamente quattro pensioni.

Le modifiche proposte nel contesto di un più articolato progetto sulle novità per le pensioni permette di unificare la pensione tra regimi diversi senza oneri aggiuntivi e non rende più necessarie le ricongiunzioni onerose che hanno penalizzato i lavoratori più mobili e quelli con vincoli di liquidità. I lavoratori con lunghe anzianità contributive che decidono di ritararsi un po' prma si vedrebbero applicare una riduzione fino al 10%. Si tratta, secondo i calcoli dell'Istituto nazionale della previdenza sociale, di una platea di circa 30.000 persone all'anno e in via di riduzione

Più in generale, il pacchetto di misure è immaginato a beneficio dei contribuenti attuali e futuri poiché riduce il debito pensionistico implicito. Dimezza l'indigenza fra chi ha più di 55 anni e non ha ancora maturato i requisiti per la pensione e in parallelo aumenta la sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale. Altri obiettivi dichiarati sono l'aumento della libertà di scelta su quando andare in pensione, l'agevolazione del ricambio generazionale nella pubblica amministrazione, la rimozione delle penalizzazioni per lavoratori che hanno carriere fra il pubblico e il privato oltre che fra gestioni diverse.

Altro punto cardine è quello della separazione tra spesa per assistenza e spesa per previdenza, da sempre annunciato, ma mai portato avanti fino in fondo. In questo contesto c'è poi un aspetto che l'Istituto nazionale della previdenza sociale mette in luce. Nei prossimi 60 anni il numero di persone con più di 80 anni è destinato a triplicarsi. Le generazioni più a rischio di non autosufficienza passeranno da un quinto a un terzo della popolazione italiana. Viene fatto notare come non sia possibile rispondere a una domanda crescente di assistenza di lungo periodo basandosi pressoché interamente sul contributo delle famiglie delle persone non autosufficienti sia in termini di cura informa dei familiari che di assunzione di assistenti familiari.

In buona sostanza, argomenta l'Istituto nazionale della previdenza sociale, c'è bisogno di una maggiore mutualizzazione del rischio di non autosufficienza tra famiglie in Italia e di una maggiore condivisione dell'assistenza on quanto tale, con servizi forniti a gruppi di persone che hanno bisogno di cure di lungo periodo.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il