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Pensioni ultime notizie affermazioni e novità mini pensioni, quota 41, quota 100 Barbagallo, Damiano, Poletti

Forze sociali ed esponenti dell'esecutivo sono alla ricerca della quadratura del cerchio sulle novità per le pensioni.




Ci sono sono sempre le novità per le pensioni a caratterizzare un dibattito politico, dentro e fuori le aule del parlamento, che continua ad accendersi settimana dopo settimana. Se con le ristrettezze economiche che impediscono l'applicazione delle varie soluzioni di quota 100 e quota 41 occorre infatti conviverci, diverso è il caso delle esigenze sociali, sempre più avvertite e pronunciate. Il recente report dell'Istituto nazionale statistica sull'indigenza in Italia è solo l'ultimo esempio. La novità di questa fase della legislatura è rappresentata dall'apertura del dialogo tra Palazzo Chigi e forze sociali, inesistente fino a poche settimane fa.

A tal proposito, come ribadito da Carmelo Barbagallo, numero uno della Uil, sono previsti nuovi faccia e faccia per tutto il mese di luglio ("prima non c'era possibilità di ascolto, ora abbiamo un eccesso di tavolo"), in vista della definizione della prima bozza della manovra finanziaria di fine anno. Il punto centrale non sono le cosiddette mini pensioni così care dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, ma le penalizzazioni e le penalizzazioni applicate. In buona sostanza, secondo il rappresentante dei lavoratori è impensabile che siano i pensionati a pagare per 20 anni la possibilità di uscire fino a un massimo di tre anni prima con la riduzione dell'assegno fino al 20%.

In prima fila nel dibattito sulla previdenza in Italia c'è anche Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera dei deputati e a capo del gruppo Pensioni interno che si occupa in maniera esclusiva delle proposte di novità. A suo dire è da salutare con favore l'avvio della fase del confronto tra Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e forze sociali, ma fa anche presente come nell'agenda degli interventi devono essere presenti anche i lavoratori che svolgono attività prevalentemente usuranti e coloro che hanno iniziato a lavorare in giovane età. Per quest'ultimi, l'applicazione di quota 41 ovvero l'accesso al trattamento previdenziale sulla base dei soli contributi versati, è considerato l'approdo più consigliato.

Tuttavia, l'ex ministro del Lavoro sottolinea l'esistenza del problema di bloccare l'aggancio alle speranze di vita. Stando infatti all'attuale legge previdenziale, ogni due anni il traguardo della pensioni si allontana di quattro mesi. Il ragionamento è semplice ed efficace: come metterla con chi svolge lavori particolarmente faticosi che vive di meno e per cui la continua l'innalzamento dell'età pensionabile è diventato controproducente? All'esecutivo il compito di rispondere in maniera credibile nel contesto degli spazi ristretti di intervento economico.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il