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Pensioni ultime notizie e prospettive novità assegno universale Governo Renzi polemiche come novità mini pensioni, quota 41

L'approccio dell'esecutivo sulle novità per le pensioni non piace alle opposizioni, a partire proprio Movimento 5 Stelle che ha riproposto l'assegno universale.




Semaforo verde della Camera dei deputati a quella rivisitazione dell'assegno universale che il premier considera la prima misura organica della storia repubblicana contro la povertà: 1,6 miliardi di euro in due anni. In attesa di concrete e organiche misure sulle novità per le pensioni, il presidente del Consiglio saluta con favore l'approvazione alla Camera dei deputati, in prima lettura, del disegno di legge delega per il contrasto alla povertà e il riordino delle prestazioni sociali. La legge coordina tutti gli strumenti di assistenza, i servizi sociali e i servizi per la ricerca del lavoro, che confluiranno appunto nell'assegno universale.

Il provvedimento approvato è un collegato alla manovra che, lo scorso dicembre, ha istituito un Fondo per la lotta all'indigenza, dotato dal 2017 di un miliardo (per il 2016 erano stanziati 600 milioni). Il nome, introdotto con uno specifico emendamento di Donata Lenzi del Partito democratico ha suscitato l'ira del Movimento 5 Stelle: Luigi Di Maio, vicepresidente della Camera dei deputati e membro del direttorio del M5S, ha parlato di ipocrisia del Partito democratico mentre il deputato Alessandro Di Battista ha detto che il testo serve solo al presidente del Consiglio per farsi uno spot. Insomma, non sarebbe questa una vera novità per le pensioni.

Già, l'approccio non piace alle opposizioni, a partire proprio Movimento 5 Stelle che ha riproposto il suo assegno universale, dichiarato però inammissibile per l'assenza di copertura finanziaria: costerebbe 17 miliardi di euro. La sua formulazione prevede che per tutti i cittadini italiani, europei e gli stranieri provenienti da Paesi che hanno sottoscritto accordi di reciprocità sulla previdenza sociale sia garantito un assegno minimo stabilito in ordine alla composizione del nucleo familiare e all'indicatore ufficiale di povertà monetaria dell'Unione europea.

Più esattamente il valore è pari ai 6 decimi del reddito mediano (linea di reddito entro la quale stanno la metà delle famiglie italiane) equivalente familiare, quantificato per la persona singola nell'anno 2014 in euro 9.360 annui e euro 780 mensili. La misura è quindi riferita al valore mediano del reddito che in Italia è stato fissato nel 2013 da Eurostat a euro 15.514. La proposta, come anticipato, non ha finora trovato alcun seguito per via dell'assenza di coperture economiche, nonostante in questo dibattito si sia registrati gli interessi con tanto di appello a Bruxelles, del ministro dell'Economia e del presidente della Camera dei deputati.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il