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Pensioni ultime notizie mini pensioni, quota 41, quota 100 per rilanciare Pil Negativo, indigenza massima giovani, calo fiducia

Attuare novità per le pensioni per rilancio occupazione giovanile, economia e Pil: continua ad essere critica la situazione del Belpaese




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 20:30): Un ruolo fondamentale per il rilancio dell'economia e di tutte le componenti e dati sempre più negativi che arrivano dalle ultime notizie e ultimissime potrebbere arrivare proprio dalle novità per le pensioni e non viceversa come pensano alcuni che dicono prima sistemiamo il Pil e poi vedremo i problemi delle novità per le pensioni e sociali. Le novità per le pensioni possono portare vantaggi importanti sia per l'aumento della produttività che per l'occupazione facendo diminuire da una parte i non occupati e dando un reddito sicuro (e di cui avrebbero diritto) ad alcuni milioni di persone. Quindi la fiducia per forza aumenterebbe e così anche i consumi e vi sarà un miglioramento dell'economiche che potrebbe creare una spirale davvero positivo. E i costi sarebbero minori di quelli finora avuti con le strategie perseguite per cercare di aumentare l'occupazione.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 23:07): Tutta una serie di dati sono arrivati dalle ultime notizie e ultimissime fortamente negativi con la fiducia in calo delle aziende e dei cittadini, un Pil che dorvebbe essere rivisto ancora al ribasso più che ancora con la Brexit, il dato della indigenza massima che colpisce giovani e pensioni e la produzione industriale in ribasso negativo. E dunque, è inutile girarci in giro, ci vuole una reazione che parte dall'economia e non è detto che le nvoità per le pensioni come vedremo non possano avere un ruolo fondamentale per il rilancio per vari aspetti e a costi contenuti.


Agire con novità pensioni di uscita prima per rilanciare economia, Pil, occupazione, e fiducia dei cittadini: i potrebbero non vedere, ma sono tantissimi i vantaggi che la realizzazione di novità per le pensioni nel nostro Paese potrebbero apportare. Si fa sentire, secondo le ultime notizie dal Fmi, l’effetto del voto di inglese di uscita dell’Inghilterra dall’Europa, tanto da aver portato ad un taglio delle stime del Pil italiano, che già era stato rivisto al ribasso prima del referendum sulla Brexit. L'Fmi rivede al ribasso le stime per il Pil 2016 a sotto l'1% e a circa l'1% nel 2017, rispetto al +1,1% e al +1,3% stimato in precedenza. e sempre secondo il Fondo Monetario Internazionale sono cresciuti i rischi al ribasso a causa della situazione europea in generale, situazione che deve portare l'Italia a continuare ad andare avanti sulla strada delle sue riforme strutturali volte alla ricrescita del Paese.

Nel frattempo, la situazione interna è ancor più complessa a causa del rinnovato calo della fiducia che si registra da parte degli italiani. Secondo l'Istat, infatti, a giugno si è registrata un'ulteriore riduzione della fiducia di consumatori e imprese, passata dal 112,5 di maggio a 110,2, e l'indice delle imprese scende a 101,2 da 103. Con particolare riferimento al mondo delle imprese,  la fiducia sale nella manifattura (a 102,8 da 102,1) e nelle costruzioni (a 121,6 da 120,4), mentre scende nei servizi di mercato (a 105,0 da 107,3) e nel commercio al dettaglio (a 99,7 da 101,0). Nelle imprese manifatturiere migliorano i giudizi sugli ordini mentre le attese sulla produzione rimangono stabili, mentre nelle costruzioni migliorano i giudizi sugli ordini e sui piani di costruzione ma peggiorano le attese sull'occupazione.

E infatti a giugno la Cassa integrazione straordinaria ha registrato un +19,3% sull'anno. In base ai dati dell'ultimo rapporto dell'Istituto di Previdenza sulla cassa integrazione, se nei primi sei mesi di quest'anno si è registrato un calo delle ore di Cig, di contro, è salita la Cigs. Continua, dunque, a rimanere alta la disoccupazione così come continua ad aumentare il livello di povertà che segna quest’anno un record dal 2005: secondo l'Istat, sono ben 4,5 milioni gli italiani che vivono in condizioni di povertà assoluta. Con particolare riferimento alle persone colpite dalla povertà,  2 milioni 277 mila sono donne (7,3% l'incidenza), 1 milione 131 mila sono minori (10,9%), 1 milione 13 mila hanno un'età compresa tra 18 e 34 anni (9,9%) e 538 mila sono anziani (4,1%) e, negli ultimi dieci anni, si tratta di una condizione rimasta stabile tra gli anziani (4,5% nel 2005) ma che è decisamente salita per chi ha un’età compresa tra i 18 e i 34 anni (9,9%, più che triplicata rispetto al 3,1% del 2005) e in quella tra i 35 e i 64 anni (7,2% dal 2,7% nel 2005).

E’ chiaro come da questi dati si evinca che coloro che sono stati maggiormente colpiti dagli effetti della crisi sono i giovani, situazione che porta a ribadire che solo attraverso quelle novità per le pensioni che permetterebbero l’uscita prima dei lavoratori più anziani si potrebbero cambiare le cose. Approvare novità per le pensioni di uscita prima come piano di mini pensione per tutti, novità pensioni di quota 100 (anche se al momento sembra essere stata messa da parte) e novità per le pensioni di quota 41 sarebbe possibile rilanciare l’occupazione giovanile, offrendo ai più giovani nuove opportunità lavorative che permetterebbero loro di rimettersi in carreggiata sia per quanto riguarda il versamento continuo di contributi previdenziali sia per quanto riguarda un miglioramento della loro condizione personale, senza considerare che avendo uno stipendio fisso e regolare potrebbero usare i loro soldi in acquisti, spingendo anche verso un rilancio dei consumi, e dell’economia in generale. Per queste soluzioni mancano le risorse economiche ma finora, secondo le stime, sono stati spesi circa 24 miliardi di euro per aumenti degli stipendi e per le decontribuzioni lavorative che, evidentemente, non hanno portato alcun beneficio importante.  

I dati negativi però non finiscono qui, perchè secondo gli ultimi rilevamenti Istat, in due anni sono notevolmente aumentati anche i bambini che vivono in condizioni di grande povertà e su circa 10 milioni di minori quelli in stato di indigenza sono passati da 723mila a 1 milione e 434mila, situazione che deriva anche dai forti tagli che sono stati applicati ai finanziamenti per combattere la povertà. L’Istat ha sottolineato che in Italia c’è sempre stato un alto tasso di bambini poveri, soprattutto per la presenza al Sud di molte famiglie numerose, ma ora il quadro generale si è aggravato perché sono peggiorate le condizioni di quelle famiglie dove c'è una sola fonte di reddito e la mancanza di lavoro unita alla precarietà economica e agli scarsi sussidi anche, quando esistono, di poco valore, contribuiscono a peggiorare la situazione.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il