Nuova Borsa Finanziaria italiana-inglese: proprietario della metà delle azioni sarà società araba

Il primo azionista della nuova borsa nascente dalla fusione tra il London Stock Exchange e Borsa Italiana sarà la Dubai Exchange, la società che gestisce la piattaforma di negoziazione della capitale degli Emirati Arabi Uniti, con il 20,2 per cento



Il primo azionista della nuova borsa nascente dalla fusione tra il London Stock Exchange e Borsa Italiana sarà la Dubai Exchange, la società che gestisce la piattaforma di negoziazione della capitale degli Emirati Arabi Uniti, con il 20,2 per cento.

E’ questo il risultato delle grandi manovre finanziarie di ieri, che hanno visto scontrarsi la società di Dubai e la Qatar Investment Authority, diretta emanazione del governo dell’emirato. La prima è alleata con il Nasdaq, la seconda con il London Stock Exchange. Ieri Dubai ha rilevato dal Nasdaq il 28% del Lse (a 14,4 sterline per azione). Gli statunitensi, dopo diversi tentativi, stanno infatti rinunciando all’idea di una fusione con gli inglesi e si sono tenuti in tasca solo un residuo 3,5% di Londra. In cambio hanno ottenuto da Dubai il controllo di Omx, la compagnia svedese che gestisce le contrattazioni delle piazze di Stoccolma, Copenaghen, Helsinki, Islanda e quelli delle capitali baltiche Vilnius, Riga e Tallinn. Proprio su Omx infatti gli americani si erano concentrati dopo la sconfitta con gli inglesi, ma si erano dovuti scontrare con Dubai: alla loro opa era seguita quella degli arabi. Con questa operazione si mette fine al contenzioso con un’alleanza: il Nasdaq acquisirà infatti anche il 33% del Dubai Exchange, mentre quest’ultimo avrà il 19,9% (ma solo il 5% dei diritti di voto) del listino tecnologico Usa, cambiando anche il proprio nome da Dubai Exchange in Nasdaq Difx.

L’ingresso di Dubai nella società londinese, che aveva respinto gli americani dalla porta ma ora se li vedrebbe rientrare dalla finestra, è visto come ostile dal management. Per questo motivo l’amministratore esecutivo della borsa di Londa Clara Furse, ha accolto con molta soddisfazione l’intervento del Qatar Investment Authority, diretto concorrente di Dubai, che ha annunciato sempre ieri l’acquisizione del 20% del Lse e il 9,98% di Omx. Con l’operazione il Qatar si aggiudica così un posto in prima fila nel nuovo soggetto post fusione Londra-Milano, di cui controllerà il 14,4 per cento. A conti fatti gli arabi avranno complessivamente sulla nuova piattaforma italo-inglese il controllo di quasi il 35% del capitale. Solo la cordata degli italiani saranno quasi altrettanto forti (e proprio per questo la settimana scorsa era arrivato l’altolà degli inglesi su un ulteriore interessamento all’affare di una cordata di banche del Belpaese), con un complessivo 28% del capitale.

C’è da dire che gli arabi litigheranno tra loro almeno quanto gli americani e gli inglesi. E che il presidente del Lse Chris Gibson Smith è anche non executive director della Qatar Financial Centre Authority, dunque i legami tra Londra e il Qatar sono tutt’altro che deboli.

L’interesse sulle società di negoziazione ha comunque solleticato gli appetiti degli investitori, spingendo il Lse a chiudere in rialzo di oltre il 16 per cento. Uno slancio ripreso stamane con un +3,3 per cento, mentre Omx rimane a Helsinki sostanzialmente invariato.

Ti è piaciuto questo articolo?





Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il