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Riforma pubblica amministrazione inizio trattativa rinnovo contratti e aumento trepidazione. Intanto premi dirigenti denunciati

Palazzo Chigi ha scelto la strada degli scatti di stipendio legati a produttività e merito e comunque non per tutte le fasce di reddito.




C'è attesa per l'avvio delle trattative per lo sblocco dei contratti dei dipendenti pubblici. In discussione non c'è solo la somma stanziata, comunque contenuta, ma soprattutto le modalità della sua erogazione. Palazzo Chigi ha detto infatti stop agli aumenti a pioggia, scegliendo la strada degli scatti di stipendio legati a produttività e merito e comunque non per tutte le fasce di reddito. In un'epoca di ristrettezze economiche e di difficoltà a trovare risorse, fa male la denuncia della Banca d'Italia, secondo cui sarebbero stati corrisposti 800 milioni di euro di premi ai dirigenti pubblici per riunioni inutili e obiettivi facili da raggiungere.

Tanto per fare un esempio, ai vigili urbano incentivi solo per il controllo su "specifici itinerari e incroci stradali". Non solo, ma per ogni anno di età, la gratifica economica si alza del 6%. Dalla valutazione alla licenziabilità, ogni tentativo di riforma è finito con le gambe all'aria. Adesso ci riprova questo esecutivo. Da poche settimane sono stati rivisti gli strumenti che servono a valutar l'operato dei dirigenti pubblici. Una commissione all'interno del Dipartimento della Funzione Pubblica e una serie di giurie sono state chiamate in ciascuna amministrazione, a dare la pagella ai manager dello Stato.

In questo momento la revisione di spesa più attesa è però quella sulle partecipate: il Testo Unico, attuativo della riforma della Pubblica amministrazione, sta per chiudere l'iter parlamentare e a breve tornerà in Consiglio dei ministri per il via libera definitivo. Lì il governo dovrà decidere cosa recepire delle indicazioni giunte dalle Camere. Il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, parla di "suggerimenti utili" e annuncia "più d'una" apertura. Si parte dai paletti del Senato, tra cui spiccano su tutti quelli relativi agli emolumenti. Si chiede infatti di estendere i limiti sugli stipendi anche alle società in cui la partecipazione è rilevante seppur non dominante (tetto 240.000 euro e divisione in cinque fasce retributive).

E ancora, niente buonuscite per chi cambia poltrona passando da un'azienda pubblica a un'altra. Per ragioni legate anche ai risparmi, i senatori suggeriscono di rendere meno forte il divieto di conferire incarichi a chi è dipendente pubblico. Allo stesso tempo viene caldeggiato un ammorbidimento degli obiettivi di fatturato sotto cui scatta il taglio. Quanto alla vigilanza sulla sforbiciata, per i senatori la struttura di controllo deve essere inquadrata fuori dai dipartimenti Tesoro, ferma restando la sua competenza, e dovrebbe essere coinvolta anche la Corte dei Conti.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il