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Pensioni ultime notizie mini pensioni, quota 41, quota 100 occupazione non aumenta se il tappo non si toglie

L’occupazione è ancora alta, i soldi disponibili sono stati probabilmente investiti male e resta ancora la necessità ancora importante di novità per le pensioni




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 18:03): Lo stesso Ministro Padoan aveva parlato di possibili blocchi delle assunzioni causati anche in parte dalla rigidità delle pensioni ed è sempre stato come esponente il più duro da convincere sulle novità per le pensioni ma con una serie di condizionali e aperture aveva aperto. Ora, invece, sembra di nuovo fare un passo indietro con tutte le affermazioni delle ultime notizie e ultimissime che parlano di pochi soldi e rilancio occupazione con la decontribuzione e il taglio delle imposte. Una ricetta, almeno la prima parte, che non ha portato risultati finora e ha fatto spendere parecchi soldi molto meno dei costi delle novità per le pensioni.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 18:03): Sono stati spesi miliardi per la decontribuzione e altri metodi per aumentare l'occupazione, ma il saldo rimane ancora negativo e non si sono centrati gli obiettivi come continuano a rivelare le ultime notizie e ultimissime. E se prima vi erano solo degli esperti a dirlo, ora tutti, compreso chi dovrebbe attuare le novità per le pensioni ritiene che l'occupazione è bloccata anche dalla improvisa rigidità delle novità delle pensioni apportate dalla norma attuale da un momento all'altro.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 22:30): Si resta ora in attesa della risposta dell'esecutivo, anche in riferimento alle novità per le pensioni, alle ultime e ultimissime notizie fornite dall'Istituto nazionale della previdenza sociale, secondo cui ammonta a 82.000 il saldo, nei primi cinque mesi del 2016, tra le nuove assunzioni a tempo indeterminato e le cessazioni. Ed è poi pari a 379.000, come abbiamo visto, il saldo tra nuove assunzioni e cessazioni nello stesso periodo dell'anno scorso.

I nuovi dati confermano un nuovo stallo delle assunzioni a tempo indeterminato e una disoccupazione, soprattutto giovanile, che continua ad essere alta, dati che si accompagnato ad altissimi livelli di povertà che coinvolgono ben oltre 4 milioni di italiani: si tratta di ultime notizie ancora decisamente allarmanti e che ancora una volta mettono chiaramente in evidenza la necessità e l’urgenza di cambiare le cose, tra novità per le pensioni di uscita prima che permetterebbero di dare nuovo slancio all’occupazione giovanile, e nuove misure di aiuto sociali per sostenere i più indigenti. Con particolare riferimento alle assunzioni stabili, nei primi cinque mesi dell'anno i contratti a tempo indeterminato hanno subito una forte riduzione, di circa il 78%, rispetto al 2015 per la riduzione degli incentivi ai rapporti stabili mentre a segnare un nuovo record è stata l’erogazione dei voucher come soluzione di pagamento per lavori svolti, saliti del ben 43% fino a raggiungere quota 56,7 milioni.

A contribuire a questo crollo è stata certamente la riduzione della decontribuzione fiscale per le assunzioni a tempo indeterminato e infatti, secondo i dati dell’Istituto di Previdenza, nei primi cinque mesi le assunzioni per cui non sono previsti due anni di pagamento dei contributi e non più tre sono state 158.84 e le trasformazioni di rapporti a termine sono state 43.426, per un totale di 202.267 rapporti di lavoro agevolati, il 30% del totale delle assunzioni/trasformazioni a tempo indeterminato, una percentuale pari alla metà di quella registrata nel 2015, quando è stata del 60,8%. Non va meglio sul fronte valore degli stipendi: sempre secondo gli ultimi dati, circa 15 mila contratti a tempo indeterminato su oltre mezzo milione (544.621) prevedono una retribuzione lorda superiore ai 5 mila euro, poco più di 25 mila sono sotto i mille euro, e quasi la metà (circa 249 mila contratti) sono compresi tra 1.251 e 1.750 euro lordi.

A questi dati impietosi, si aggiunge anche il problema voucher sopra citato: a gennaio e maggio 2016 sono stati venduti 56,7 milioni di voucher per pagare prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro lordi ciascuno, erogazioni che hanno fatto segnare una crescita del 43% rispetto allo stesso periodo del 2015. si tratta di una nuova abitudine che crea forti timori e rischi per il futuro pensionistico dei giovani di oggi. Stando infatti alle ultime notizie rese note dalla Cils, per avere un assegno da 673 euro ad un giovane di oggi che viene pagato con voucher servono 126 anni di prestazioni a chiamata. La domanda che ci si pone è come mai e in che modo si è arrivati a raggiungere questi numeri e a creare queste situazioni decisamente negative?

La risposta è molto semplice: sono sempre state rimandate le novità per le pensioni che si chiedono ormai da ben due anni, tra novità pensioni di quota 100, novità pensioni di quota 41, particolarmente importanti per coloro che hanno iniziato a lavorare sin da giovanissimi e per chi è impegnato in occupazioni faticose e pesanti, ma anche novità pensioni basate sulla mini pensione ma per tutti e non limitate come quella che attualmente la maggioranza sta portando, perché si è sempre ribadita la mancanza di risorse economiche necessarie per rendere concrete tali novità. Ma sono stati investiti miliardi di euro per misure a sostegno dell’occupazione che, evidentemente, non hanno fruttato i risultati sperati. E parliamo di parecchi miliardi di euro investiti per la decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato, per l’erogazione del bonus di 80 euro, per un costo totale di 24 miliardi, una cifra che avrebbe potuto permettere di concretizzare non una sola novità per le pensioni tra quelle sopra riportate, ma anche più di una, considerando che, per esempio, secondo le stime fatte, per l’attuazione del piano di quota 41 servirebbero al massimo 5 miliardi di euro, cui aggiungere circa 12 al massimo per la quota 100. O si sarebbero potuti investire quei soldi per una piano di uscita prima e l’introduzione dell’assegno universale che, sempre secondo le stime, costerebbe 10 miliardi di euro. E alla luce della ultime notizie sull’occupazione, sarebbe stato meglio investire i soldi in novità per le pensioni di uscita prima che avrebbero avuto il duplice vantaggio di permettere ai lavoratori più anziani di andare finalmente in pensione prima, di rilanciare l’occupazione giovanile, contribuendo a dare nuovo slancio, di conseguenza, anche a produttività e quindi economia in generale.

Secondo le statistiche, infatti, con tali novità per le pensioni si potrebbe creare un posto di lavoro o anche due ogni 3 prepensionamenti, il che chiaramente rappresenterebbe una buona proporzione. Ma non solo: si sarebbero potuto recuperare, e si potrebbero recuperare ancora, nuovi risparmi derivanti dalle penalità imposte a carico di ogni lavoratore che decidesse di andare in pensione prima.  
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il