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Pensioni ultime notizie mini pensioni, quota 41 bonus, ricongiunzioni gratis, calo imposte più probabili. Quota 100 nulla

Il cantiere delle novità per le pensioni è più aperto che mai, ma tre le ipotesi è sparita la cosiddetta quota 100.




Il capitolo delle novità per le pensioni continua a essere tra i più dibattuti dentro e fuori le aule del parlamento e delle commissioni. Non c'è solo l'ipotesi della mini pensioni con penalizzazioni a carico dei lavoratori e interessi da pagare a istituti di credito e assicurazioni al centro del confronto tra le parti. Nelle ultime ore stanno infatti saltando fuori altre soluzioni per eliminare le rigidità presenti nell'attuale impianto previdenziale. In prima battuta potrebbe finalmente arrivare quella svolta sulle ricongiunzioni versate in più casse previdenziali, anche per via della flessibilità e della precarietà del lavoro. L'intenzione prevalente è di renderle gratuite per la totalità dei dipendenti anche per accedere alla pensione un po' prima.

Potrebbero poi arrivare misure di semplificazione sui requisiti di accesso anche per i lavoratori esposti ad attività faticose e notturne. L'accelerazione arriva in un momento non proprio casuale. Stando all'attuale legge previdenziale, i lavoratori dipendenti che esercitano attività considerate faticose e pesanti, chi svolge lavoro notturno per almeno 78 giorni o per l'anno intero, può andare in pensione a 61 anni e 7 mesi a quota 97,6, da intendere come somma di età anagrafica e anni di contribuzione previdenziale. Gli autonomi nelle stesse condizioni lavorative possono invece farlo più tardi, a 62 anni e 7 mesi a quota 98,6.

Aumentano i requisiti per il lavoro notturno da 64 a 71 giorni lavorati l'anno: 63 anni e 7 mesi (quota 99,6) per i dipendenti; 64 anni e 7 mesi (quota 100,6) per gli autonomi. Infine, per il lavoro notturno da 72 a 77 giorni lavorati l'anno occorre un età di 62 anni e 7 mesi (quota 98,6) per i dipendenti ovvero 63 anni e 7 mesi (quota 99,6) per gli autonomi. Il tutto mentre è richiesta la maturazione di almeno 35 anni di contributi e le finestre mobile sono di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi. E poi si ragiona con maggiore convinzione sul miglior riconoscimento della posizione di chi ha iniziato a lavorare da giovanissimo. In questo caso l'idea è di consentire l'accesso al trattamento previdenziale con 41 anni di contributi e senza tenere conto dell'età.

Fuori dalle discussioni, almeno per ora, la soluzione di quota 100. Si discute invece di nuove soglie della no tax area ovvero del limite di reddito entro il quale i pensionati non sono chiamati a versare l'Irpef. Con l'ultima manovra sono già state innalzate da 7.750 euro a 8.000 euro per chi ha più di 75 anni di età, da 7.500 euro a 7.750 euro per chi ha meno di 75 anni. Si riflette sulla proposta di eliminare i tre mesi aggiuntivi di aumento delle speranze di vita nel conteggio complessivo per poter aderire al contributivo femminile ovvero l'accesso al trattamento previdenziale alle lavoratrici con 57 anni e 3 mesi di età e 35 anni di contributi se dipendenti o a 58 anni e 3 mesi se autonome, in cambio del ricalcolo dell'assegno con il contributivo.

Da verifica il destino della staffetta ibrida per i lavoratori privati. Ad approfittare di questa possibilità che prevede il dimezzamento dell'orario di lavoro con il 65% dello stipendio e senza l'applicazione di alcuna penalizzazione sul futuro assegno previdenziale, sono coloro a cui mancano 3 anni dal congedo e dunque i 63enni. Le proposte migliorative sono numerose, anche per via dello spettro ridotto dei beneficiari e del mancato obbligo di prevedere il ricambio generazionale.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il