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Pensioni ultime notizie e prospettive novità per tutti, donne, precoci, usuranti tra novità mini pensioni, quota 41

Ecco gli interventi contingenti sulle novità per le pensioni rispetto a cui Palazzo Chigi sta lavorando in vista della manovra.




Continuano a essere le mini pensioni con penalizzazioni variabili e interessi da corrispondere gli istituti di credito che prestano le somme per uscire un po' prima la principale novità che Palazzo Chigi vuole introdurre con la prossima manovra. Si tratta comunque di un'ipotesi rispetto a cui i punti interrogativi sono ancora tanti, in particolare l'entità delle risorse stanziate. Come confermato dalle ultime notizie, ci sono altre strade in via di percorrenza, come quelle di garantire un riconoscimento più adeguato al trattamento pensionistico alle donne nell'ottica dell'azzeramento delle differenze con gli uomini.

Di concreto c'è però ancora ben poco, se non l'avvio della discussione preliminare su una nuova proroga del femminile donna con cui le lavoratrici con 57 anni e 3 mesi di età e 35 anni di contributi se dipendenti o a 58 anni e 3 mesi se autonome possono andare in pensione rinunciando a una parte dell'assegno. Non sono poi da escludere forme di accredito figurativo di contributi o credito pensionistico per compensare il lavoro di cura non retribuito che spesso costringe le donne a interrompere l'attività lavorativa, specialmente per ottenere effetti compensativi nel breve periodo.

Un'altra posizione al centro dell'attenzione è quella di coloro che svolgono attività prevalentemente faticose. Il punto di partenza è rappresentato dall'attuale legge previdenziale, secondo cui chi svolge lavoro notturno per almeno 78 giorni o per l'anno intero, può andare in pensione a 61 anni e 7 mesi a quota 97,6, da intendere come somma di età anagrafica e anni di contribuzione previdenziale. Gli autonomi nelle stesse condizioni lavorative possono farlo a 62 anni e 7 mesi a quota 98,6. Aumentano i requisiti per il lavoro notturno da 64 a 71 giorni lavorati l'anno: 63 anni e 7 mesi (quota 99,6) per i dipendenti; 64 anni e 7 mesi (quota 100,6) per gli autonomi.

Infine, per il lavoro notturno da 72 a 77 giorni lavorati l'anno occorre un età di 62 anni e 7 mesi (quota 98,6) per i dipendenti ovvero 63 anni e 7 mesi (quota 99,6) per gli autonomi. Il tutto mentre è richiesta la maturazione di almeno 35 anni di contributi e le finestre mobile sono di 12 mesi per i dipendenti e di 18 mesi per gli autonomi.

A chiudere il cerchio degli interventi contingenti c'è quello sui lavoratori che hanno iniziati a essere impiegati da giovanissimi, rispetto a cui l'ipotesi più caldeggiata è quella di applicare la cosiddetta quota 41 ovvero la possibilità di accedere al trattamento previdenziale con 41 anni di contributi versati, indipendentemente dall'età anagrafica.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il