BusinessOnline - Il portale per i decision maker






Riforma pubblica amministrazione con stipendi sblocco, rinnovo contratto statali e revisione regole Governo Renzi-Madia

Uno dei punti chiave dell'ipotesi di nuove regole prevede che lo statale possa essere messo in disponibilità per due anni.




Primo faccia a faccia tra il ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia e le forze sociali alla ricerca di novità sul rinnovo del contratto degli statali. La bozza del nuovo testo unico sul pubblico impiego cancella due incrollabili certezze dello statale, i due motivi che rendono il lavoro nel pubblico più sicuro di quello nel privato: il posto fisso e l'aumento automatico dello stipendio con gli scatti di anzianità. Più precisamente, uno dei punti chiave prevede che lo statale possa essere messo in disponibilità per due anni: se non trova lavoro il rapporto cessa e non potrà in alcun modo proseguire in maniera automatica.

La norma attuativa dovrà essere approvata in Consiglio dei ministri. Poi dovrà passare in parlamento per il parere, non vincolante, delle commissioni. La riforma della pubblica amministrazione approvata l'estate scorsa delega il governo a scrivere un nuovo testo unico sulle regole per i dipendenti pubblici. Anche se solo in autunno inizieranno le trattative vere e proprie sullo sblocco del contratto dei dipendenti pubblici, che prevede aumenti legati al reddito, al merito e alla produttività anziché a pioggia per tutti e senza distinzioni, l'accelerazione decisiva è arrivata con la riduzione del numero dei comparti pubblici.

Se prima erano agenzie Fiscali, aziende, ministeri, enti pubblici non economici, presidenza del Consiglio dei ministri, ricerca, università, regioni e autonomie locali, sanità, scuola, accademie e conservatori, adesso sono Funzioni centrali (Ministeri, Agenzie fiscali, Enti pubblici non economici, Enac, Cnel), Funzioni Locali (Regioni autonomie locali), Istruzione e ricerca, Sanità, presidenza del Consiglio. Il tutto mentre il decreto sui limiti retributivi all'interno delle Partecipate dovrà essere scritto dal ministero dell’Economia, per cui le novità non finiscono qui: per favorire il riordino delle partecipazioni dello Stato, il ministro che vorrà potrà cedere quel che possiede, ma deve fare richiesta entro il 31 ottobre e il passaggio avverrebbe con decreto del presidente del Consiglio.

La lista delle partecipazioni detenute dal ministero dell’Economia potrebbe quindi allungarsi. Ma, dal testo, emerge solo la possibilità dell'operazione, una sorta di compromesso rispetto a una primissima bozza del decreto partecipate, precedente al primo vaglio in Consiglio dei ministro a gennaio, quando si parlava di trasferimento in blocco. Prevista la possibilità che quote di altri ministeri possano essere trasferite a quello dell'Economia.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il