BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie mini pensioni, quota 41, quota 100 ruolo Europa negativo non da dare per scontato

L’ostacolo all’attuazione di novità per le pensioni non dipende solo da contrarietà europea ma anche da scelte e investimenti sbagliati da maggioranza




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 17:30): Molti esperti e anche autorità sono convinte come dalle ultime notizie e ultimissime che per le novità per le pensioni l'Europa sarebbe molto più permissiva sè ci fosse la ferma volontà di portare avanti novità per le pensioni reali. Basti pensare alle condizioni in Francia e Germania con pensioni più alte delle nostre e minori età o l'assegno universale che c'è in tutte le nazioni tranne in Italia e in Grecia e che la stessa Europa ha richiesto più volte all'Italia di inserire e che sarebbe un importante collegato alle stesse novità per le pensioni e si potrebbe realizzare con le finanze europee in buona parte

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 23:12): E' facile e consueto incolpare l'Europa per le tante difficoltà dell'Italia tra cui in particolare le novità per le pensioni come sempre di più ultime notizie e ultimissime fanno emergere. Ma tante richieste dell'Europa a livello sociale sono molto positive e totalmente mancanti in Italia (uno dei pochi Paesi Ue, se non l'unico) e anche per le novità per le pensioni secondo autorevoli fonti sarebbero rese possibili dalla stessa Comunità soprattutto per sbloccare l'occupazione se solo venissero spiegate e certificate al meglio.

Le difficoltà di attuazione di novità per le pensioni in Italia non sono sempre e soltanto risultato della contrarietà da parte dell'Europa: in base a quanto si evince dalle ultime notizie, infatti, è necessario rendersi conto che non è solo la politica europea, decisamente austera comunque, a bloccare l’attuazione di novità per le pensioni che, però, porterebbero solo vantaggi nel nostro Paese, tanto da un punto di vista occupazionale, tanto in termini di risparmi, ma anche la politica interna italiana, le sbagliate strategia di investimenti attuate dalla maggioranza a errori di spesa ormai compiuti. E si tratta di ‘colpe’ ben spiegabili: è vero che l’Europa tira sempre la corda nel momento in cui vengono avanzate, come da trattative attualmente in corso, richieste di nuove concessioni di soldi, ma è anche vero che l’Italia avrebbe potuto, e volendo potrebbe ancora, recuperare i soldi necessari per l’attuazione di novità per le pensioni e non solo, mettendo in atti provvedimenti ancora lontani dall’essere realizzati.

E parliamo innanzitutto di una revisione della spesa pubblica mai fatta, che avrebbe potuto portare al recupero di miliardi di euro di risparmi ma che è sempre stata saltata, fino alle ultimissime notizie che sembrano aprire nuovi spiragli di conferma di attuazione di una revisione di spesa aggiuntiva da cui si dovrebbe ricavare, secondo le stime, un miliardo di euro; a seguire poi sono stati spesi 10 miliardi di euro in maniera del tutto sbagliata investendoli nell’erogazione del bonus di 80 euro ai dipendenti pubblici entro una determinata soglia di reddito, misura per nulla vantaggiosa alla luce delle ultime notizie secondo cui alcuni degli interessati dovranno restituire quanto percepito, perché la somma del bonus di 80 euro ha fatto superare loro la soglia limite entro il quale questo dovrebbe essere percepito. Ed è un paradosso tutto all’italiana.

Sommati a questi 10 miliardi di euro vi sarebbero ulteriori 14 miliardi, per un totale dunque di 24 miliardi di euro, investiti per misure occupazionali,vale a dire decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato, i cui frutti si sono fermati a 400mila posti di lavoro in più stabili e non oltre un milione come era stato annunciato dal Dicastero dell’Occupazione l’anno scorso. Al contrario, anzi, nei primi cinque mesi di quest’anno le assunzioni stabili sono nuovamente calate, è tornata a salire la precarietà, testimoniata dal boom dei voucher come sistemi di pagamento per prestazioni lavorative occasionali, e l’occupazione è chiaramente nuovamente in stallo. A questi 24 miliardi di soldi male investiti si aggiungono poi i mancati cambiamenti e risparmi promessi nella Pubblica Amministrazione. Basti pensare che, in base agli ultimi numeri, da misure di contrasto forte alla corruzione e all’evasione fiscale si potrebbero ricavare ben oltre 700 miliardi di euro.

Cifre esorbitanti che la maggioranza non considera o, come nel caso dei 24 miliardi usati per il lavoro, investe male, e insieme a cui bisogna considerare poi una congiuntura negativa che certo non ha aiutato ad andare avanti con quei provvedimenti necessari ma per cui sono richiesti soldi. E a distanza di tempo, tutti i nodi stanno venendo al pettine. La speranza è che si riescano ad ottenere i 15 miliardi richiesti alla Comunità ma se non si mettono in atto provvedimenti seri sarà difficile riuscire a superare tutti i problemi e riuscire a realizzare concretamente le novità per le pensioni, che come ribadito più volte, potrebbero rilanciare occupazione giovanile, produttività, consumi ed economia in generale in un circolo positivo di deciso rilancio finanziario del Paese. E invece siamo alle prese con un debito pubblico decisamente elevato che deve essere innanzitutto risanato, un deficit che, per richiesta della stessa Comunità, quasi per obbligo deve essere ridotto entro il prossimo anno, e queste situazioni implicano grande impegno da parte di una politica che a questo punto è tenuta a rispondere in modo positivo alle richieste di Comunità e cittadini. Ma la perplessità resta quella del come farà a rispondere positivamente alle richieste europee e ai bisogni della gente senza soldi necessari?

A questo punto un ruolo fondamentale, come abbiamo già spiegato, molto, se non tutto, dipende dalla volontà politica: del resto, è stato già dimostrato che quando si vuole perseguire un obiettivo significativo, come potrebbe essere stato quello della cancellazione della Tasi sulla prima casa per tutti, i soldi pur se mancanti si riescono comunque a recuperare e secondo l’autorevole economista Bini Smaghi è necessario che l'Italia spinga sulle riforma avviate anche prima dell'esito del voto costituzionale d'autunno per evitare di ritrovarsi in una condizione peggiore in cui potrebbe essere costretto a manovre ancor più restrittive.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il