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Pensioni ultime notizie mini pensioni, quota 100, quota 41 il paradosso delle due fasi separate

Ancora paradossi all’italiana per novità per le pensioni: dubbi, domande e necessità di soluzioni invece definitive




Si continua a discutere di novità per le pensioni necessarie per una revisione delle attuali norme previdenziali e per risolvere quelle distorsioni sociali da esse causate; si continuano ad avanzare proposte di modifica; continuano gli incontri tra forze politiche e forze sociali, eppure continuano anche ad emergere continui problemi, paradossi e mancanze: l’obiettivo è quello di recuperare soldi da investire per novità per le pensioni di uscita prima per tutti, da quota 100 a quota 41 a mini pensione per tutti, ma i costi per l’attuazione di questi sistemi sono alti e finora si è sempre andati avanti con quelle soluzioni definite tampone, come il part time, che ha richiesto impiego di coperture, ma che, stando anche alle ultime notizie, non ha sortito alcun risultato positivo come si sperava. L’auspicio, come sottolineato anche dal presidente dell’Istituto di Previdenza, è che ora si vada avanti a definire una soluzione universale e strutturale, con un impiego di risorse studiato, piuttosto che sprecare soldi di volta in volta i misure temporanee e poco efficaci.

Le intenzioni di lavoro della maggioranza, messa da parte al momento la novità di quota 100 perché troppo costosa anche se il Comitato ristretto per le pensioni si prepara a presentare un nuovo testo unico per rilanciare questa novità entro i primi di settembre, si concentrano soprattutto sulle ultime notizie delle misure da realizzare tra mini pensione come formulata dalla maggioranza e nuove aperture alla quota 41, per cui, tra l’altro, si attende una nuova stima di costi dalla Ragioneria di Stato. Se queste novità dovessero essere discusse in due fasi separate ci sarebbero comunque due nuovi problemi da affrontare: il primo è che se la novità pensione di quota 41 fosse fatta tra due anni, molti degli interessati tra coloro che hanno iniziato a lavorare giovanissimi e chi svolge anche occupazioni faticose, sarebbero già naturalmente in pensione o vicini, raggiungendo i 42 anni di contributi e il caso pensioni precoci si chiuderebbe in autonomia come accaduto già per altri casi, chiusi perché trascinatisi nel tempo ma senza reali soluzioni da parte del governo era giò stata fatto per altri casi (metti generico) si risolve il problema trascinandolo

Il secondo paradosso è che il piano di uscita prima con mini pensioni continua a non convincere e a non piacere a nessuno eppure si investe da subito la domanda che sorge spontanea è perché arrivare ad investire fino ad un miliardo e mezzo, come annunciato dal Dicastero del’Occupazione, in un sistema che è già bocciato da tutti?

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il