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Pensioni novità a rischio. Richiesti fondi dalle forze sociali per altro

Servono risorse economiche per realizzare concrete novità per le pensioni, si continua a dire che è difficile trovale ma in realtà alcuni fondi sono già disponibili: cosa si potrebbe fare




Pensioni novità, ultime notizie pensioni e ultimissime (AGGIORNAMENTO 10:42) Sette sono i miliardi richiesti dalle forze sociali e 4 miliardi i soldi stimati per riformare le pensioni, novità recenti che allontano la speranza a coloro che speravano in dei cambiamenti.

Pensioni novità, ultime notizie pensioni e ultimissime (AGGIORNAMENTO 20:30) Pessime notizie per le novità attese sulle pensioni. Le forze sociali hanno avanzato la richiesta di 7 miliardi per il rinnovo dei contratti. A detta del Giornale sembra che Renzi voglia accogliere la loro richiesta per portarli dalla sua parte in vista del referendum costituzionale. Una mossa quindi più strategica che economica.

Pensioni ultime notizie, ultimissime, pensioni novità (AGGIORNAMENTO) Se da una parte sembra aver trovato dei soldi per introdurre novità per le pensioni, le ultime notizie e ultimissime di oggi parlano di una forte richiesta da parte delle associazioni per il rinnovo dei contratti degli statali, operazione che costerebbe 7 miliardi e che sicuramente andrebbe ad intaccare sui possibili sviluppi e novità sulle pensioni.

Mancano risorse economiche e questo blocca ogni intervento di cambiamento per le attuali norme pensionistiche: le ultime notizie continuano a confermare la scarsa disponibilità di soldi da impiegare per l’approvazione di novità per le pensioni, tanto da aver portato il premier a chiede ancora soldi all’Europa, circa 15 miliardi di euro per procedere con la reale riduzione delle imposte e, forse, anche per novità per le pensioni.

Sono diverse le ipotesi di novità per le pensioni al vaglio della maggioranza ormai da troppo tempo, da novità per le pensioni di quota 100, a novità per le pensioni di quota 41, mini pensione, uscita a 62 anni di età con 35 anni di contributi e penalità fino all’8%, cancellazione degli elevati costi per la riunione dei contributi previdenziali versati in diverse gestione, revisione del sistema di recupero degli anni di studio, introduzione dell’assegno universale, ognuna della quali ha un costo, in alcuni casi, decisamente troppo elevato. Si tratta di miliardi di euro che finora sono sembrati difficili da recuperare, soldi che, secondo quanto spiegato da alcuni, se si volesse, si potrebbero recuperare, esattamente come già fatto per la realizzazione di altri provvedimenti.

E si fa riferimento innanzitutto all’abolizione della Tasi per tutti sulla prima casa, quindi all’annuncio di cancellazione del bollo auto che varrebbe circa 8 miliardi di euro, la cifra necessaria per modifiche pensionistiche ma che non è stata mai presa in considerazione come ipotesi di lavoro. E ai soldi che si potrebbero recuperare, volendo, dovrebbero essere sommati soldi che si dice siano già disponibili ma che non vengono considerati per l’attuazione di eventuali novità per le pensioni.

Secondo alcune stime della Uil, infatti, sarebbero già disponibili circa 3,6 miliardi avanzati dal Fondo dei lavori pesanti e Fondo per il lavoro di cura cui aggiungere i circa due miliardi di euro che invece dovrebbero avanzare dalla cifra stanziata per la proroga delle norme di uscita prima per le donne lavoratrici. Un totale, dunque, di oltre cinque miliardi di euro. Cifra a cui, secondo il Movimento 5 Stelle, si potrebbe ancora sommare quei 600 milioni di euro ancora non impiegati e che dovrebbero essere destinati innanzitutto a risolvere le situazioni di chi svolge attività pesanti e di chi è entrato giovanissimo nel mondo lavorativo. La domanda che ci si continua a porre è perché non rendere note queste notizie, continuando a sostenere che mancano i soldi per modificare le attuali norme pensionistiche, e pensare di tenerli da parte per altri provvedimenti?

Difficile immaginare una risposta concreta anche se potrebbe essere abbastanza semplice: come più volte ribadito dai tecnici dell’Economia, infatti, pur nella sua rigidità e nonostante gli errori creati, l’attuale legge pensionistica riesce a garantire stabilità finanziaria, assicurando, allo stesso, risparmi per ben 80 miliardi di euro circa fino al 2021. E’ chiaro dunque che considerando le condizioni economiche in cui il nostro Paese versa, sarebbe ben difficile rinunciare a teli soldi. Eppure, di contro, bisognerebbe considerare i bisogni dei cittadini e la necessità di garantire loro ottimali condizioni di vita, soprattutto se si tratta di persone che hanno lavorato una vita intera e attendono da tempo l’agognato risposo, o coloro che sono da sempre impiegati in attività troppo pesanti e faticose.

E con i cinque miliardi di euro che sarebbero già disponibili, si potrebbe per esempio dare il via a novità per le pensioni di quota 41, proprio per sostenere coloro che sono entrati giovanissimi nel mondo del lavoro, a 14, 15 anni, piano che secondo il Ministero dell’Occupazione costerebbe circa 1,5 miliardi di euro e che secondo altre stime arriverebbe massimo a 5, 6 miliardi di euro; potrebbe essere allargati il piano di mini pensione per tutti, considerando che stanziando circa 500 milioni di euro (che potrebbero arrivare al massimo a 700, 800), la maggioranza ha deciso di limitare questo sistema di uscita prima solo ai nati tra il 1951 e il 1953 coinvolgendo gli interessati in maniera graduale, partendo da coloro che si ritrovano più in difficoltà, cioè i disoccupati di lungo periodo, per arrivare a chi percepisce redditi pensionistici più bassi e quindi a chi percepisce redditi pensionistici più elevati. Per questo sistema infatti inizialmente era stato stimato l’impiego di un miliardo di euro all’anno per tutti, ma non bastando i soldi, restringendo la platea dei beneficiari, si è scesi a 500 milioni. Ma con i soldi già disponibili, volendo, si potrebbero davvero coinvolgere tutti.

Mettendo a punto ulteriori provvedimenti, per esempio di tagli e riduzioni, come si sta discutendo, di agevolazioni fiscali e alcune tipologie di pensioni, e dividendo spesa assistenziale da spesa previdenziale, ma anche pensando e realizzando praticamente un ricalcolo delle elevate pensioni degli alti esponenti istituzionali, o anche una loro totale abolizione, ai cinque miliardi di euro si potrebbero aggiungere ulteriori risparmi, che permetterebbero di raggiungere cifra anche elevate tali da permettere l’attuazione di novità per le pensioni di quota 100, per cui secondo le stime del Ministero dell’Occupazione servirebbero 12, 13 miliardi di euro, che scenderebbero di 7 o al massimo 8 miliardi di euro secondo, invece, il Comitato ristretto per le pensioni a Montecitorio; o anche di introdurre per tutti l’assegno universale che, però., richiederebbe sacrifici in più visto che, sempre secondo le stime, avrebbe un costo di circa 10 miliardi di euro, considerando un’erogazione di 500 euro al mese a tutti coloro che in età avanzata si ritrovano senza lavoro.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il