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Pensioni ultime notizie quota 100, quota 41, mini pensioni problemi proseguono e aumentano Istituto Previdenza

Ancora allarmante la situazione economica dell’Istituto di Previdenza: quali misure si potrebbero attuare e importanza novità pensioni di uscita prima




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 16:01): I problemi delI'Istituto vanno oltre a quelli seppur importantissimi dei buchi e rischi coperture che tante ultime ultime notizie e ultimissime sottolineano. Lo stesso Istituto, infatti, chiede novità per le pensioni concrete che possano portare ad una migliore della gestione dello stesso come un aumento dei poteri e dell'indipendenza decisionale. E visto chele le idee più chiare sembrano proprio venire dall'istituto sarebbe un passo importanti per tutte le novità per le pensioni richieste con forze dai cittadini ma ormai da tutte le forze economiche e sociali

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 23:30): La questione centrale per le novità per le pensioni continua ad essere certamente se ci saranno e quali saranno le novità per le pensioni per permettere di uscire prima per chi, quando e come e le ultime notizie e ultimissime non sono ancora affatto chiare. Nonostante questo, sempre le stesse ultime notizie e ultimissime riportano dati assolutamente non positivi per lo stesso Istituto Previdenza, l'ente che si occupa dell'erogazione delle pensioni e che vorrebbe, probabilmente, fare molto di più sulle novità per le pensioni. E dai dati che periodicamente ormai vengono riportati servono novità per le pensioni non solo per le mini pensioni, quota 100 o quota 41 ma anche per sistemare lo stesso ente e mettere in sicurezza i conti.

La situazione economica dell’Istituto di Previdenza continua ad essere critica e i buchi continuano ad aumentare: stando alle ultime notizie, la necessità, sempre più urgente, è quella di mettere a punto sistemi di recupero di soldi per continuare a garantire la tenuta e sostenibilità del sistema previdenziale stesso, in modo da permettergli di continuare a funzionare con regolare erogazione di pensioni per tutti, con un occhio anche al futuro per i giovani. I recenti numeri sullo stato di salute dell’Istituto parlano chiaro: dopo aver chiuso il 2014 con un rosso da 12,4 miliardi, secondo il Consiglio di vigilanza dello stesso Istituto, se qualcosa non cambierà realmente nella gestione del sistema si potrebbero avere perdite fino a 10 miliardi di euro fino al 2025. E le notizie negative non finiscono qui, perché lo stesso presidente dell’Istituto ha chiaramente spiegato che sono diminuite le erogazioni dei servizi previdenziali proprio per mancanza di risorse economiche da investire e se la situazione non subirà una versa e propria scossa, è possibile che quest’anno, secondo l’organo di controllo dell’Istituto, Si possano registrare ben 11,2 miliardi di disavanzo economico, 2 miliardi in più rispetto al 2015, con un patrimonio ridotto a 1,78 miliardi e il rischio che si arrivi sotto zero nel 2017.

Tra i metodi che potrebbero contribuire a salvare il sistema previdenziale italiano, con possibilità di assicurare prestazioni pensionistiche future certe anche ai giovani i oggi, provvedimenti che potrebbero prevedere la vendita degli immobili stessi dell’Istituto, che però avrebbe bisogno di essere stimato in modo da capirne il vero valore, e l’uso del patrimonio artistico-culturale dell’ex Inpdap, che conta circa 6mila opere d’arte, alcune di grandissimo valore, che si potrebbero usare appunto per realizzare mostre da cui ricavare entrare, semplicemente valorizzando il patrimonio artistico esistente, piuttosto che lasciarlo abbandonato. Anche al fine di recupero di nuovi fondi, è necessario attuare quella netta divisione tra spesa assistenziale e spesa prettamente pensionistica che da lungo tempo maggioranza ma anche commissari per la revisione della spesa si pongono ma che non riescono a realizzare.

E l’approvazione di novità per le pensioni di uscita prima rientrerebbero in una strategia di recupero soldi per l’Istituto, per rendere il suo funzionamento più sostenibile ed equo per tutti. E’ noto come da sempre l’Istituto sia favorevole all’approvazione di novità per le pensioni tanto da aver messo a punto un suo piano di misure pensionistiche presentato, in accordo tra l’alto con lo stesso premier, lo scorso dicembre ufficialmente, contenente provvedimenti di uscita prima, ricalcolo delle elevate prestazioni pensionistiche erogate agli alti esponenti istituzionali, introduzione dell’assegno universale, revisione dei sistemi di unificazione dei contributi versati e possibilità di continuare a versarli anche una volta maturata la pensione. E con particolare riferimento ai sistemi di uscita prima, l’idea dell’Istituto era quella di un piano di uscita a 63 anni di età con almeno 20 anni di contributi ma penalità molto elevate a carico del lavoratore che volesse lasciare prima la propria occupazione; aperture anche alla novità pensioni di quota 41, per sostenere coloro che sono entrati giovanissimi nel mondo occupazionale e che sono impiegati in attività faticose; perplessità sul sistema di uscita prima basato sulla mini pensione che la maggioranza sta portando avanti.

L’appoggio a novità pensioni di uscita prima sarebbe importante, secondo l’Istituto, proprio perché tali novità contribuirebbero a mettere da parti risparmi, derivanti dalle penalità imposte da ogni piano di prepensionamento, che finirebbero nelle casse dell’Istituto, pronte ad essere reimpiegate per successive ulteriori novità per le pensioni positive per tutti e per una equa redistribuzione delle risorse tra tutti. Stesso discorso per quanto riguarda il ricalcolo delle elevate pensioni per alti esponenti istituzionali da cui, secondo lo stesso presidente dell’Istituto, si potrebbero ricavare (e solo attraverso il ricalcolo contributivo di tali prestazioni come avviene per tutte e non con la loro totale abolizione) circa 200 milioni di euro all’anno, che accumulati certamente rappresentano una bella somma nelle mani dell’Istituto.


Perché allora pur avendo progetti da realizzare che porterebbero risultati positivi tanto in termini economici quanto in termini di modifiche pensionistiche si continua a discutere e temporeggiare, piuttosto che finalmente passare da parole, annunci, e ipotesi a fatti concreti che potrebbero permettere un reale cambio di rotta a favore del benessere dei cittadini e della sostenibilità dell’intero sistema previdenziale italiano? E l’altra domanda che ci si pone è come sia possibile che l’Europa, da sempre contraria a novità per le pensioni nel nostro Paese, non riesca a capire i vantaggi che ne deriverebbero non solo in termini economici e di risparmi ma anche di rilancio dell’occupazione giovanile?

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il