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Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni, quota 41 come può cambiare con modelli di riferimento

Cosa dovrebbe cambiare davvero in Italia per novità per le pensioni positive seguendo modello svedese: le misure per una reale ricrescita del nostro Paese




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 17:01): La Svezia è uno dei possibili modelli di riferimento per le novità per le pensioni che si potrebbero imitare con una libertà lasciata per decidere quando lasciare l'occupazione in totale libertà dai 61 anni fino ai 67 anni, ma con un riscatto possibile dai 55 anni. E nello stesso tempo un sistema di sostegno che inizia sin dalla culla. E visto che si vogliono rivedere detrazioni e agevolazioni per un riordino che tutti nelle ultime notizie e ultimissime vedono come necessario, perchè non sistemarle in questo modo?

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 21:45): Possiamo proporre tutte le analisi possibili, ma non c'è dubbio che le difficoltà sociali attraversate dall'Italia con conseguente difficoltà a intervenire sulle novità per le pensioni, siano acuite dalle scelte sbagliate per uscire dalla crisi. Tra i modelli vincenti suggeriti, come abbiamo visto in questo articolo, c'è quello svedese. Tuttavia le ultime e ultimissime notizie raccontano come la maggioranza abbia scelto un'altra strada.

In Italia la crisi economica imperversa ancora, alcuni esperti dicono che il peggio sia passati ma milioni di cittadini sono sempre più poveri, contrariamente a quanto accade in Svezia dove invece la crisi ha portato solo il 2% della popolazione a diventare più povera. Secondo le ultime notizie riportate dal Rapporto del McKinsey Global Institute sull'impoverimento generazionale, il modello di riferimento per riuscire a creare le condizioni ideale di nuova crescita sarebbe proprio quello scandinavo. Del resto, mentre la Svezia risulta essere il Paese più virtuoso che è stato ben capace di superare la crisi, l’Italia è invece risultato il peggiore. E i numeri parlano chiaro: secondo il Rapporto, infatti, il ristagno o impoverimento decennale in Italia passa dal 97% fino a quasi il 100% mentre in Svezia cala dal 20% al 2%.

Ma cosa propone il modello svedese tanto da porsi come modello di riferimento da imitare? La ricetta del successo svedese si fonderebbe su equità e un ottimo sistema di assistenza, con grande importanza del ruolo delle forze sociali, basti pensare che il 68% dei lavoratori svedesi sono sindacalizzati, situazione che ha chiaramente portato ad una necessaria equa distribuzione nazionale del reddito, con profitti delle imprese aumentati a livelli record e che sono arrivati a segnare un +30% rispetto al 1980; diverse norme approvate per la tutela dei salari; misure per mantenere alti livelli di occupazione con crescita delle assunzioni con contratti a tempo determinato nel pubblico servizio.

Queste ultime modifiche hanno portato ad una riduzione del cuneo fiscale, cruciale per ridare ossigeno ai cittadini, alla nascita di incentivi fiscali per le assunzioni di giovani e disoccupati di lungo periodo. A queste decisive misure di assistenza si affianca un sistema pensionistico decisamente più ‘morbido’ di quello italiano: in Svezia, infatti, si va pensione a 61 anni e in alcuni casi anche a 55. In particolare, in Svezia si calcola la pensione nazionale che spetta a tutti i cittadini esclusivamente sul proprio guadagno e sul tempo di lavoro totale ma si tratta solo di un tipo di pensione che si può percepire. Esistono infatti anche le pensioni elargite dal datore di lavoro che, insieme alla pensione da lavoro dipendente, prevedono anche una copertura previdenziale professionale, contributo pensionistico pagato regolarmente proprio dal proprio datore di lavoratore; e le cosiddette Privat sparande, pensioni che potremmo definire private, che in Italia sarebbero quelle derivate da adesioni alla previdenza complementare, pensate per chi al termine della propria vita lavorativa volesse avere una pensione superiore al 60-80% del proprio stipendio e questa pensiona privata si può iniziare a prelevare sin dai 55 anni di età, che salgono ai 61 anni per iniziare a percepire quanto previsto dalla pensione nazionale e dai propri datori di lavoro.

Ma in Svezia non esistono limiti rigidi, per cui si può continuare a lavorare anche dopo i 65 anni di età che sarebbe la soglia di pensionamento attualmente previsto. E così, mentre nel nostro Paese si continua a parlare di novità per le pensioni di quota 100, quota 41, mini pensione, che, tra l’altro, potrebbero essere particolarmente ristretti e non validi per tutti, pur richiedendo importanti investimenti in termini di disponibilità economiche, ci sono altri Paesi in cui, per tutti, esiste la possibilità di scelta di quando andare in pensione in base a lavoro svolto e proprie esigenze ed è proprio su questi pilastri che dovrebbero in realtà fondarsi i cambiamenti pensionistici da apportare nel nostro Paese. Ma bisognerebbe rivedere il punto di partenza da cui iniziare a lavorare che non è soltanto la disponibilità di risorse economiche da impiegare ma anche obiettivi di equità che sembrano ancora ben lontani dall'essere raggiunti in Italia. Si potrebbe, infatti, iniziare a lavorare concretamente sulle novità per le pensioni per tutti solo attraverso una equa redistribuzione dei soldi tra tutti, in modo da appianare, innanzitutto, i gap sociali esistenti, quindi procedere dando maggiore ruolo e potere alle forze sociali che si rivelerebbero fondamentali nei passaggi di cambiamento per i cittadini lavoratori.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il