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Riforma pubblica amministrazione aumento stipendi statali, rinnovo contratti dipendenti pubblici Governo Renzi: situazione attuale

Al lavoro sul rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici, ma la strada appare in salita per le poche risorse stanziabili.




Questi tra la fine di agosto e l'inizio di settembre 2016 sono giorni da seguire con attenzione sul fronte dei dipendenti pubblici e delle loro prospettive di stipendio. In vista della stagione autunnale, torna a scaldarsi la partita del rinnovo contrattuale per i circa 3,2 milioni di statali, bloccato da sette anni. Pur tra la tagliola dell'equilibrio dei conti pubblici e la scure della mancata crescita, per un rinnovo triennale a giudizio dei sindacati servirebbero a regime sette miliardi di euro: "Questa è la cifra che il governo deve mettere sul piatto, diversamente sarebbe ragionare sul nulla" avverte Nicola Turco, segretario generale Uilpa.

A quanto pare, come confermato dalle dichiarazioni del viceministro dell'Economia Enrico Zanetti, si tratta di una priorità dell'esecutivo. O meglio, sarà risolta questa partita prima ancora di quella altrettanto delicata delle pensioni. Ma non si tratta della principale urgenza perché, argomenta lo stesso esponente dell'esecutivo, il primo pensioni va ai provvedimenti "che favoriscono l'occupazione e la crescita". Il tutto mentre per coprire tutte queste spese non viene escluso una ulteriore riduzione della spesa pubblica, più profonda di quella attuata in questi anni.

D'altra parte i dipendenti pubblici scontano un arretramento salariale che non ha uguali, osserva Maurizio Bernava, segretario confederale della Cisl secondo cui pur con forti differenze tra i vari comparti, ogni lavoratore pubblico ha perso dal 2008 una media di 2.500 euro lordi l'anno, pari a 150 euro netti al mese, circa 220-230 euro lordi.

Aggiunge invece Turco: "Che le risorse, a legislazione vigente, ci siano non è un mistero. Per questo chiediamo di agire sulla politica dei bonus, sulle consulenze esterne, sul sistema degli appalti e degli acquisti e per restituire anche ai lavoratori il frutto del lavoro compiuto con la lotta all’evasione fiscale. E le notizie sulla frenata del Pil non possono fare da apripista a nuove fumate nere sulla disponibilità delle risorse necessarie alla ripresa della contrattazione, perché ciò genererebbe una frattura insanabile, rendendo inevitabile l’apertura di un grave conflitto".

Intanto, i consumatori del Codacons annunciano una class action per compensare il mancato adeguamento economico subito dai 3,2 milioni di dipendenti pubblici: 10.400 euro a testa, per il periodo tra il 1 gennaio 2010 e il 30 luglio 2015, "oltre 33 miliardi da restituire a 3,2 milioni di lavoratori" dice l'associazione dei consumatori annunciando il ricorso al Tar del Lazio.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il