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Pensioni ultime notizie necessità novità urgenti evidenziate da studi su famiglie per novità mini pensioni, quota 41, quota 100

Sempre più statistiche dimostrano come per uscire dalla crisi occorrano misure strutturali sulle novità per le pensioni e sull'occupazione.




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 20:30): Ma non vi è solo questo studio, altre statistiche e ricerche confermano la necessità che le novità per le pensioni sono necessarie e urgenti come quelli provenienti dalle ultime notizie e ultimissime che parlano di un ascensore sociale ormai praticamente inesistente o di una indigenza che ha raggiunto punti record soprattutto tra i più giovani e gli anziani. E certamente non è tutta colpa dei problemi delle pensioni, ma una parte certamente sì e dove non lo è è strattamente collegata ad un altro nostro problema ovvero il fatto che pensioni e assistenza coincidono nel senso che non vengono gestite sotto il punto di vista soprattutto finanziario, ma non solo, in modo separato.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 23:22): Quanti rapporti sullo stato dell'economia e dell'occupazione sono ancora necessari per capire come la questione delle novità per le pensioni non sia più rinviabile? Le ultime e ultimissime notizie, come abbiamo visto in questo articolo, sono giunte dal report "Più poveri dei genitori? Una nuova prospettiva sull'ineguaglianza dei redditi" a firma del McKinsey Global Institute, ma le risposte dell'esecutivo sulle pensioni continuano a essere inefficaci.

C'è evidentemente qualcosa che non va nel complesso mosaico di novità per le pensioni, crescita, occupazione e lavoro se i figli non riescono a diventare più ricchi dei genitori. Non solo il trend si è spezzato, ma le prospettive non sono affatto incoraggianti. Di più: la precarietà lavorativa di oggi, aggravata dalla difficoltà dei più giovani di entrare nel mondo dell'occupazione per via dell'aumento dei requisiti per andare in pensioni di chi un lavoro ce l'ha già, potrebbe tramutarsi in indigenza nel futuro. Stano dal rapporto "Poorer than their parents? A new perspective on income inequality" (Più poveri dei genitori? Una nuova prospettiva sull'ineguaglianza dei redditi) del McKinsey Global Institute, è proprio l'Italia, tra le democrazie industrializzate, il Paese che presenta la maggiore contraddizione.

Nel 2014 la quota delle famiglie con redditi invariati o in calo si fermava al 97% rispetto all'81% degli Stati Uniti, al 70% della Gran Bretagna e dell'Olanda, al 63% della Francia e al 20% della Svezia. A farne le spese sono soprattutto i laureati under 40. La Banca d'Italia non la pensa diversamente e nell'ultima relazione fa notare come le generazioni più giovani hanno risposto a questo indebolimento della capacità di generare reddito rinviando l'uscita dalla famiglia di origine. Più esattamente Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Duemila la quota di giovani tra i 25 e i 34 anni che viveva ancora nella famiglia di origine è raddoppiata, da poco più di un quarto a circa la metà".

L'analisi è lapidaria e fa riflettere: "Questi giovani hanno beneficiato delle migliori condizioni economiche dei loro genitori: il loro reddito equivalente è stato in media superiore a quello dei coetanei che avevano formato una nuova famiglia". Per uscirne fuori, oltre alla naturale ripresa economica del Paese, sono evidentemente necessari provvedimenti combinati e stutturali sulle novità per le pensioni e sull'occupazione, in grado di andare al di là delle contingenze e delle solite misure correttive.

Poi c'è l'Istat che certifica che 4,6 milioni di persone in Italia vivono in indigenza assoluta. Nel 2015, le famiglie in questa condizione erano un milione e 582.000 e i poveri 4 milioni e 598.000, record dal 2005. L'indigenza assoluta tocca il 7,6% della popolazione residente nel 2015 e aumenta tra le famiglie più numerose (per le coppie con due figli sale dal 5,9 del 2015 all'8,6%) e tra quelle di soli stranieri (dal 23,4% del 2014 al 28,3% del 2015). Peggiora nelle città (dal 5,3% al 7,2%) e tra i 45-54enni. Diminuisce invece con l'aumento dell'età del capofamiglia, e col titolo di studio. Il Mezzogiorno mantiene i livelli più elevati di indigenza assoluta. L'Istat stima 2 milioni 678.000 famiglie in indigenza relativa (cioè con consumi molto più bassi della media): 8 milioni 307.000 persone.

L'Unione nazionale dei consumatori parla di "vergogna nazionale" mentre Federconsumatori e Adusbef ricordano che "dal 2008 a oggi le famiglie hanno ridotto i propri consumi, alimentari, -11%, e le spese per la salute e per le cure, -28,8%". Rispetto al 2014, secondo la Caritas, gli indigenti assoluti nel 2015 sono quasi mezzo milione in più.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il