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Riforma pubblica amministrazione, sblocco stipendi statali, rinnovo contratti dipendenti pubblici: novità questa settimana

Le novità della settimana in ambito riforma pubblica amministrazione vanno ricercate nelle decisioni sulla dirigenza pubblica.




Trattative in corso sullo sblocco degli stipendi dei dipendenti pubblici. Proprio sul pubblico impiego, i sindacati continuano rilanciato la questione dei rinnovo contrattuali: il costo, dopo il blocco intervenuto a partire dal 2008, si attesta a regime intorno ai 7 miliardi di euro, sotto quella cifra la trattativa sarebbe, secondo i sindacati, poco credibile. Ma i margini sono stretti, anche se a dominare la scena saranno le esigenze politiche e di bilancio. Ecco allora che con il rallentamento del Pil certificato dall'Istat, la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza avrà una riduzione delle stime di crescita. Scontata la richiesta a Bruxelles di portare sopra il 2% l'obiettivo del rapporto tra deficit e Pil 2017, adesso all'1,8%.

Le priorità restano comunque il blocco dell'Iva e il rilancio della produttività, a cui potrebbe seguire l'intervento sul pubblico impiego e sulle pensioni. Le novità della settimana in ambito riforma della pubblica amministrazione vanno però ricercate nelle decisioni assunte sulla dirigenza pubblica. Per accedere ci saranno due strade: la prima che vale per tutti, la seconda riservata a chi ha già esperienza come funzionario della pubblica amministrazione. La regola generale è quella del corso concorso. I bandi per accedere riguarderanno posizioni da funzionario-dirigente in prova. Bisognerà frequentare una Scuola di alta formazione e poi si entrerà nell'amministrazione come funzionari.

Dopo tre anni, e soltanto a valle di una valutazione positiva nel ruolo di funzionario, si potrà avere accesso al ruolo di dirigente. La strada del concorso è invece riservata a chi è in possesso di una laurea e già lavora nella pubblica amministrazione da almeno 5 anni. L'assunzione è a tempo determinato per 4 anni, ma può essere trasformata a tempo indeterminato. Cambia anche il calcolo della remunerazione. Il decreto precisa che il trattamento accessorio collegato ai risultati deve costituire almeno il 30% della retribuzione complessiva del dirigente.

Per i dirigenti generali, spiega ancora il decreto, la percentuale di retribuzione complessiva commisurata al risultato, deve costituire almeno il 40%. Le risorse destinate dalla contrattazione collettiva alla corresponsione del trattamento correlato all'incarico, conclude il testo, non possono essere complessivamente inferiori al 50% di quelle destinate a remunerare la parte fissa. La valutazione dei dirigenti pubblici diventa più stringente. A essere modificato è l'articolo 21 del decreto legislativo del 2001, nel quale vengono elencati nuovi criteri che determinano il mancato raggiungimento degli obiettivi.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il