Stati Uniti-Cuba: con un nuovo presidente come Hillary Clinton o Obama cambierebbero i rapporti

Quali sono le intenzioni dei due principali candidati democratici alla Casa Bianca? Non è da escludere che una Clinton presidente - con magari Obama come vice - dia retta a quella buona parte del Congresso e del popolo americano che vuole un camb



Quali sono le intenzioni dei probabili vincitori della prossima elezione presidenziale negli Stati Uniti, ora che il gruppo neo-con si è guadagnato la sfiducia della stragrande maggioranza della popolazione statunitense? Per una breve introduzione, basti ricordare che da Eisenhower ad oggi gli Stati Uniti hanno avuto 13 amministrazioni, contando anche i presidenti rieletti. Dall' embargo (bloqueo), all'invasione di Baia dei Porci, alle leggi Torricelli ed Helms Burton tutte, hanno avuto una politica aggressiva nei confronti di Cuba, volta a distruggere la Rivoluzione ed a farla rientrare nel "cortile di casa".

Solo Carter, al principio del suo mandato, cercò di attenuare questa politica e riconobbe la necessità del dialogo, nel rispetto delle sue convinzioni cristiane. Fu allora che si riaprirono, all' Avana e a Washington, le reciproche rappresentanze diplomatiche dei due paesi: la cosiddette "Sezioni d'interesse" presso le ambasciate svizzera (all'Avana) e cecoslovacca (a Washington): un "trucco" formale per non avere rappresentanze accreditate formalmente. Sotto Reagan, il famoso documento programmatico degli allora neo-con detto "di Santa Fè", sancì la nascita della FNCA, la Fundaciòn Nacional Cubano Americana, con sede a Miami e dotata di un budget milionario in dollari: strumento, questo, in mano a cubano-americani destinato a diventare (e lo diventò) una lobby potentissima nel sistema americano per la "guerra" a Cuba - ed anche il centro promotore e coordinatore dei tanti gruppi anticastristi che dalla Florida conducono contro Cuba la nota serie di incursioni armate, sabotaggi, attentati.

La FNCA è oggi un centro politico di notevole importanza negli USA, capace di influenzarne la politica (ha avuto un peso non irrilevante nel determinare la vittoria di Bush del 2000), di premere sui presidenti, di promuovere leggi. Ma sotto Reagan, che aveva anche un carattere "legalistico" si firmò il Trattato Migratorio fra i due paesi, in base al quale gli USA s'impegnavano a dare fino a 20.000 visti all'anno per emigranti cubani e che nel corso degli anni, da parte Stati Uniti, non è stato sempre osservato. Volto a frenare l'emigrazione illegale, il trattato si inserisce oggi in una politica USA, nei confronti dell'immigrazione, contraddittoriamente assurda: dà 20.000 visti ma ammette anche chi, via mare, riesce a toccare il territorio americano. Chi non ci riesce, perché fermato dalla Guardia Costiera Usa in mare, viene deportato a Cuba (la cosiddetta politica dei "piedi asciutti, piedi bagnati"). Ciò promuove il traffico illegale di persone da parte di una mafia che si è creata apposta e che fa pagare il "passaggio" fino a 10.000 dollari a persona. Viaggio che spesso finisce in naufragi e tragedie.

Sotto Clinton si firmarono le due leggi più punitive nei confronti di Cuba: la Torricelli e l'Helms Burton. Quest'ultima, senza entrare in ulteriori dettagli, arriva addirittura a prevedere che la "transizione" ad un regime "democratico" sarà guidata dagli Stati Uniti, che tutte le proprietà nazionalizzate, comprese le abitazioni, saranno riassegnate agli antichi proprietari e che, una volta eletto un nuovo governo "democratico", questo sarà sub judice (USA) e se, dopo una anno, costui ne avrà constatato le vera democraticità, solo allora il governo degli Stati Uniti toglierà l'embargo.

Le due ultime amministrazioni Bush hanno ulteriormente rafforzato tutte queste misure ed introdotte di nuove, tra cui la possibilità per i cubani residenti negli USA di poter viaggiare a Cuba solo ogni 3 anni; ha praticamente eliminato la possibilità di costoro di poter inviare rimesse ai loro parenti a Cuba, ha ultimamente rafforzato le limitazioni ai viaggi degli americani a Cuba; ha cercato di rendere sempre più difficili le transazioni finanziare internazionali del paese; ha già nominato un "governatore" funzionario del Dipartimento di Stato, con tanto di budget milionario che dirige la "transizione" fin d' ora; Cuba è inclusa negli "Stati Canaglia", ecc ecc.

Come si presenta ora la possibile accoppiata vincente delle prossime elezioni presidenziali negli Stati Uniti, ovvero quella costituita da Hillary Clinton e Barack Obama?

Obama, che è il più radicale, parte però anche lui dalla necessità-obbiettivo del cambiamento: il "mezzo principale di cui disponiamo per provocare un cambiamento positivo a Cuba è aiutare il popolo cubano ad essere meno dipendente dal regime di Castro", ha infatti dichiarato il giovane candidato afroamericano.

Ad ogni modo, ma sempre considerando questa la base della sua politica verso Cuba (aspetto che non può mai mancare dal programma e dall'azione di un'amministrazione americana), a fine agosto si è pronunciato a favore dell'eliminazione delle sanzioni economiche imposte dal governo Bush nel 2004 e 2006, le riferite leggi volte a limitare i viaggi dei cubanoamericani a Cuba ed a restringere fino ad un massimo di 100 dollari al mese le rimesse indirizzare ai loro parenti cubani: "si tratta contemporaneamente di una questione strategica ed umanitaria", ha dichiarato Obama. "Questa decisione [...] ha avuto un impatto profondamente negativo sul benessere del popolo cubano". "Da presidente - ha promesso - darò ai cubano-americani diritti illimitati per visitare le loro famiglie e inviare danaro nell'isola". Contemporaneamente ha detto di desiderare normalizzare i rapporti (fra i due paesi) ed "addolcire" l'embargo. Non c'è dubbio, nonostante il tono paternalistico-colonialista, si tratta del primo aspirante alla presidenza (o vicepresidenza?) che evoca una possibile revoca dell'assedio economico in atto contro Cuba da 5 decenni. Così Felipe Perez Roque, ministro degli esteri cubano: "queste dichiarazioni riassumono il sentimento maggioritario degli statunitensi".

Passiamo ora a Hillary che, degna moglie di suo marito, conosce probabilmente in prima persona i rapporti di forza all'interno degli Stati Uniti e dell'importanza della Florida (Al Gore insegna), ha qualificato il punto di vista di Obama come "irresponsabile e francamente ingenuo", mentre il suo portavoce, Mo Elleithee ha detto che la Clinton "è a favore dell'embargo e della nostra politica attuale verso Cuba". Dichiarazioni che si possono legittimamente considerare "elettorali" e che una Clinton presidente - con magari Obama nella veste di vice - dia maggiormente retta a quella buona parte del Congresso e dell'establishment che vuole cambiare politica nei confronti di Cuba: parte conscia del fallimento di 50 anni di bellicosità, ma desiderosa comunque di provocare il cambiamento; con metodi, tuttavia, diversi e magari opposti.

Vedremo l'evoluzione di queste posizioni, soggette a tanti fattori: ma un cambiamento della politica USA verso Cuba è nella coscienza della maggior parte della popolazione nordamericana. Fidel Castro, in una delle sue ultime "Reflexiones del Comandante en Jefe", aveva detto: "Nessuno si faccia la minore illusione: mai l'Impero negozierà con Cuba."

Ti è piaciuto questo articolo?





Vuoi rimanere aggiornato su argomenti simili?

Inserisci la tua email qui:

Accetto la Privacy Policy

Quando invii il modulo, controlla la tua inbox per confermare l'iscrizione



Commenta la notizia
di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il