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Pensioni ultime notizie negative novità Governo Renzi fermo, immobile, lento su tutto novità quota 100, quota 41, mini pensioni

Quali conseguenze sulle novità per le pensioni può avere il continuo immobilismo del governo e possibili prospettive




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 11:47): Solo a vedere i Dl che sono fermi nelle Aule si capisce che il Governo Renzi ha smesso la sua spinta propulsiva che aveva fatto vedere anche in parte concretamente all'inizio, seppur con decisioni che le ultime notizie e ultimissime economiche fanno capire che in parte si sono dimostrate errate. Ma ci si era mossi. Quello che invece non sta avvendo ora e a dire il vero, nonostante le tante ultime notizie e ultimissime non era mai avvenute per le novità per le pensioni importanti per la ripresa come tante delle decisioni ferme attualmente.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 18:30): E Se c'è una ricerca di una certa accelerazione si può notare che le novità per le pensioni, a pari di altre, presentano diversi errori come evidenziano esperti, autorità e diversi esponenti che parlano chiaramente di un ennesimo rishcio di flop. Ma gli errori e la lentezza di decisione, una sorta di immobilismo, come per le novità per le pensioni si presentano su tanti argomenti che non si riescono a concludere o si concludono male.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 22:01): Dinanzi alle accuse di immobilismo sulle novità per le pensioni, la maggioranza  prova a reagire e mette sul tavolo di nuovo diversi argomenti. Per le ultime e ultimissime notizie, oltre alle mini pensioni, si tratta su una soluzione al cumulo gratuito tra varie gestioni previdenziali e all'innalzamento degli assegni più bassi. Più defilati gli altri temi chiave. Ma tutto questo non può bastare, non è sufficiente.

Un immobilismo che sta avendo solo effetti negativi sulla tenuta della maggioranza e sulla ripresa economica quello che il governo Renzi sta dimostrando negli ultimi mesi, nonostante continui annunci di cambiamenti, incontri per la discussione di riforme, proposte, emendamenti, voti costituzionali, e soprattutto su quelle novità per le pensioni che lo stesso premier aveva promesso appena nominato presidente del Consiglio, per una revisione delle attuali norme previdenziali troppo rigide, ma che ancora sono esattamente com’erano e che continuano a creare diseguaglianze sociali e squilibri tra le diverse categorie di lavoratori, insieme a quel calo del valore dei trattamenti previdenziali finali che non permettono a tutti i lavoratori ormai a riposo di vivere una vita dignitosa. La domanda che ci si pone è come mai, dopo oltre due anni, si è ancora in stallo sulle novità per le pensioni nonostante si tratti di una priorità da affrontare nonostante gli stessi tecnici dell’Economia continuino a sostenere che invece le priorità sono altre, come riduzione delle imposte e misure per le imprese?

E la risposta è apparentemente molto semplice: mancano le disponibilità economiche necessarie per riuscire ad approvare quelle novità per le pensioni di uscita prima, tra quota 100, quota 41, mini pensione per tutti, che richiedono fior di miliardi, secondo le stime, circa 4, 5 per la quota 41, tra i 7 e i 10 per la quota 100 e stime simili per una mini pensione per tutti che, però, la maggioranza ha deciso di portare avanti in maniera limitata, pur di dire che qualcosa di concreto sulle pensioni sarà fatto, per un budget totale di un miliardo e mezzo di euro al massimo, come sottolineato dal Dicastero dell’Occupazione, cifra che secondo le forze sociali dovrebbe salire, però, almeno a 2,5 miliardi di euro. Lo stallo del governo, tuttavia, non si ferma alle novità per le pensioni: questo, infatti, è il caso più eclatante di annunci e promesse mai mantenute, ma ci sono altre questioni ancora aperte, come la riforma della Pubblica Amministrazione, per cui si attendono ancora decreti attuativi, Ddl Concorrenza, testo unico sul pubblico impiego, misure di rilancio degli investimenti per le pmi.

E se, da una parte, il governo appare decisamente immobile su alcuni temi, dall’altra, e su altri temi, nel corso di questi due anni, sono stati commessi importanti errori di misure approvate e messe in atto che come unico risultato hanno avuto uno spreco di budget che avrebbe potuto essere impiegato per novità positive per tutti. E’ il caso delle misure occupazionali entrate in vigore l’anno scorso: tra decontribuzione per le assunzioni a tempo indeterminato e la riduzione delle imposte per i dipendenti statali, la maggioranza ha speso 24 miliardi di euro che, alla fine, non hanno portato gli esiti sperati e cioè un milione di assunzioni in più, visto che si sono fermate a 400mila, e il rilancio di un’occupazione giovanile che, stando alle ultime notizie arrivate dall’Istat, resta comunque alta, con una precarietà, al contrario, in aumento, visto il moltiplicarsi senza sosta della forma di pagamento in voucher, forma di compenso che non prevede alcuna tutela né garanzia previdenziale per chi lavora. Sarebbe, dunque, stato preferibile investire magari quel budget in novità per le pensioni, che avrebbero potuto essere sia quota 100 per tutti sia quota 41 per chi è entrato giovanissimo nel mondo occupazionale, per una cifra complessiva di 15 miliardi di euro, come da somma massima delle stime sopra riportate, e sarebbero avanzati anche quei quasi 10 miliardi che, sempre secondo alcune stime, sarebbero necessarie per l’approvazione dell’assegno universale per tutti che oggi sembra essere caduto nel dimenticatoio.

Altro errore del governo sarebbe  il nuovo codice degli appalti che, secondo l'ex capo economista del Tesoro Codogno, provoca importanti rallentamenti nella realizzazione delle opere pubbliche e questi rallentamenti potrebbero portare ad un totale blocco delle gare pubbliche con un conseguente forte impatto negativo sul Pil, considerando che il settore delle costruzioni è uno dei traini della nostra economia che se non sostenuto, come temono del resto le associazioni del settore, può provocare l’effetto completamente opposto. Il Pil negativo, infatti, si traduce in minori disponibilità economiche a disposizione e da poter impiegare in ulteriori misure per la crescita. Ciò che servirebbe, dunque, sarebbe darsi una scossa, capire che è arrivato concretamente il momento di andare avanti, senza prolungare le discussioni politiche sulle approvazioni di quelle novità, comprese quelle sulle pensioni, che stanno diventando sempre più urgenti e necessarie per la ripresa economica reale del nostro Paese.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il