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Rinnovo contratti dipendenti pubblici, sblocco stipendi statali in riforma PA: sindacati richieste, Governo Renzi e Madia risposte

Non c'Ŕ comunanza di intenti nÚ sulle risorse da stanziare e nÚ sui modi di concessione degli aumenti di stipendio agli statali.




La riforma pubblica amministrazione passa anche dalla definizione della misura sul rinnovo del contratto degli statali. C'è un problema di fondo ed è quello dei fondi da stanziare, rispetto a cui si è consumata una spaccatura tra i sindacati che chiedono un investimento di 7 miliardi di euro, così da coinvolgere tutti i dipendenti pubblici, e il governo, intenzionato a spendere meno della metà e a legare gli aumenti a merito, reddito e produttività. E se in questo faccia a faccia non dovesse arrivare un punto di accordo, ecco che le organizzazioni sindacali sono pronti a uno sciopero generale del pubblico impiego.

Non solo, ma anche gli ultimi ritocchi al decreto di riforma della dirigenza pubblica non hanno trovato il gradimento dei diretti interessati, che criticano il congegno messo a punto per salvaguardare le posizioni più alte, la composizione della commissione chiamata a tenere le redini nel nuovo sistema e anche gli accenni alla responsabilità per danno erariale. Per i sindacati di categoria Unadis e Codirp è una trappola. L'ultima versione del testo accenna al rapporto tra responsabilità gestionale, propria della dirigenza, e responsabilità amministrativo-contabile, dietro cui sta il danno erariale. Quest'ultima sarebbe imputabile al dirigente solo nei casi che rientrano nell'effettiva gestione, quando è il dirigente stesso, con le sue decisioni, ad aver sbagliato.

Si legge anche che il dirigente standard risponde pure quando l'atto in questione derivi dall'indirizzo dato dall'organo di vertice politico. Secondo Unadis e Codirp in questo modo se si dà seguito all'atto di indirizzo politico si risponde in via esclusiva per responsabilità amministrativo-contabile, se invece non si dà seguito il dirigente sarà valutato negativamente e poi magari licenziato. Al segretario generale di Unadis e Codirp non piace inoltre la nuova commissione che dovrebbe vigilare sugli incarichi e che diventerà operativa dopo dieci mesi dall'entrata in vigore del decreto (quattro per insediarsi e sei per stilare i criteri di assegnazione delle mansioni).

"I sette componenti della commissione - fa presente - sono tutti scelti dal governo. Viene addirittura meno ogni principio democratico". Tra i membri permanenti ci saranno anche il presidente dell'Anac e il ragioniere generale dello Stato. Alla commissione spetta la formulazione della rosa dei candidati alle posizioni più alte, per cui la corsa sarà a tre. Rispetto alle bozze precedenti, l'ultima versione del decreto che attua la riforma Madia rivede il meccanismo sulla decadenza dal ruolo, ovvero il licenziamento. Ora funzionerebbe così: chi resta senza incarico riceve solo una parte della retribuzione, con un progressivo decalage, trascorsi due anni gli viene assegnato un posto d'ufficio dal Ministero stesso: se dice no viene messo definitivamente alla porta.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il