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Pensioni ultime notizie quota 41, quota 100, mini pensioni spiegazioni migliorative parzialmente almeno

Come funziona il nuovo Ape, nuovi calcoli e nuove possibilità dopo ultimi dettagli: è l’unica novità pensione al momento possibile




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 10:08): L'idea di base è quella di creare un metodo per le novità per le pensioni che aiuti le categorie con più problemi e disagiate, quindi a partie da quelli senza occupazione e pensione, ma tra le novità aggiugendo anche come richieste delle ultime notizie e ultimissime gli invalidi, i portatori di handicap e eprsone con gravi malattie e chi li assiste. Tutti questi avrebbero la mini pensioni senza peggiornamenti, per intero. E l'altra novità è che entro i 1500 euro lordi tutti coloro che ne avrebbero le caratteristiche potrebbero richiederle senza penalità. Ora vi sono, comunque, dei limiti e più che una novità per le pensioni è un sostegno, ma almeno è un inizio. Certo, devono essere spiegati alcuni dettagli, che vedremo dopo, e che se fossero negativi, rimetterebbero in forte discussione queste novità per le pensioni leggermente, cautamente e limitatamente positive

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 19:22): Non mancano mai novità sulle pensioni, ma questa volta sono leggermente migliorative dalle ultime notizie e ultimissime che vorrebbe che si fosse in procinto di cambiare alcune regole delle mini pensioni per renderle uno strumento sempre legato alle novità per le pensioni, ma più in una formula di sostegno ai più disagiati. Non è una vittoria, i limiti sono sempre evidenti, i problemi di fondo pure, ma è meglio una formula differente che l'ennesima novità per le pensioni che non servirebbe niente a nessuno

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 22:45): Si tratta della norma che ha attirato maggiormente l'attenzione nel quadro delle novità per le pensioni. Ma in queste ultimo periodo e soprattutto sulla base delle ultime notizie e ultimissime, la mini pensione si sta sempre di più caratterizzando come una forma di sostegno ai non occupati e chi si trova in stato di bisogno, più che come uno strumento generale per uscire un po' prima.

Andare in pensione prima con l’Ape: sembra essere questa l’unica novità per le pensioni in via di approvazione entro la fine di quest’anno, sistema che consentirebbe già da gennaio 2017 a determinati lavoratori di andare in pensione prima, ricevendo un anticipo da restituire in 20 anni. Ma non solo. Le ultime notizie confermano, infatti, novità di funzionamento anche per questo sistema di uscita prima che dal momento della sua presentazione ad oggi è stato più volte rivisto, ma mai secondo le richieste avanzate dalle forze sociali per renderlo più conveniente per tutti, abbassando cioè le penalità e aumentando gli anni di uscita prima, aumentandoli da tre a quattro. Si diceva che questo sistema di uscita prima fosse molto limitato, giacchè coinvolgeva solo i nati tra il 1951 e il 1953, lavoratori bloccati nel loro percorso verso una pensione finale ormai vicina dalle attuali norme previdenziali e che per non essere ulteriormente penalizzate avrebbero dovuto essere sostenute, e troppo penalizzante, considerando che il lavoratore che avesse deciso di andare in pensione prima, e solo fino a tre anni prima, avrebbe dovuto subire una penalità sul suo assegno finale del 15%, decisamente poco vantaggioso.

In questi mesi si è sempre detto che proprio a causa di questa poca convenienza, l’Ape con mini pensione avrebbe potuto rivelarsi fallimentare come novità per le pensioni di uscita prima, fallendo anche nel proposito di un rilancio dell’occupazione giovanile, giacchè non avrebbe sostenuto particolarmente il ricambio generazionale, e rivelandosi un ennesimo inutile spreco di budget. Pochi giorni fa le ultime notizie da parte dell’Istituto di Previdenza hanno reso noto un nuovo progetto di trasformazione, quasi, della mini pensione in assegno universale, da concedere, cioè, solo a coloro che si ritrovano in condizioni di grandi difficoltà economiche, sulla base del quoziente familiare e non della condizione del singolo membro, in modo da renderlo conveniente, perché coloro che percepiscono redditi superiori difficilmente potrebbero richiedere l’Ape, accettando elevate penalità su trattamenti alti e solo per andare in pensione tre anni prima.    

Ora sono arrivate nuove spiegazioni e dettagli su come potrebbe funzionare l’Ape per l’uscita prima: richiedendo l’anticipo pensionistico, il lavoratore avrebbe la possibilità di andare in pensione fino a 63 anni, dunque fino a tre anni prima rispetto all’attuale soglia dei 66 anni e sette mesi, rivendo, appunto, un anticipo sulla pensione finale che sarà erogato dagli istituti di credito attraverso l’Istituto di Previdenza e che dovrà essere restituito in 20 anni, come fosse un mutuo, con relativi interessi che però, stando a quanto già precedentemente spiegato, dovrebbero essere a carico dello Stato. Questo punto suscita ancora perplessità perché non essendo state definite le entità di tali interessi, gli istituti di credito devono ancora valutare la convenienza di un loro coinvolgimento.

Sull’anticipo della pensione, il lavoratore subirà una penalità massima fino al 15% che decresce in base al reddito percepito e alle detrazioni fiscali applicate, arrivando ad un minimo per le categorie più indigenti, come disoccupati o invalidi. L’ipotesi nuova è innanzitutto quella di destinare innanzitutto la mini pensione proprio a queste categorie di lavoratori che sarebbero i più bisognosi ma dare contemporaneamente la possibilità di accesso alla pensione prima con anticipo dagli istituti di credito e ricorrendo ad eventuali fondi di previdenza complementare cui il lavoratore stesso ha aderito, o al Tfr. Parte cioè dell’anticipo per l’uscita prima potrebbe derivare dalla somma investito fino al momento in cui si decide di andare in pensione prima nel proprio fondo pensioni, sistema che significherebbe per il lavoratore rinunciare all’intera somma versata nella pensione complementare una volta maturai i normali requisiti pensionistici. In questo caso, il regime fiscale sarebbe agevolato.

Per esempio, se ad un lavoratore mancano 10 anni circa prima di maturare i normali requisiti di pensionamento, può decidere a di destinare parte del suo Tfr alla pensione complementare per crearsi la sua rendita anticipata di cui potrà usufruire se decidesse di andare in pensione qualche anno prima.
 

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il