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Pensioni ultime notizie confronto novità lunedì Forze Sociali Governo Renzi per novità quota 100, quota 41, mini pensioni

Ecco la situazione aggiornata sulle novità per le pensioni in vista dell'incontro tecnico con le forze sociali.




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 19:22): Sarà un confronto improntato sulla fattibilità di quali novità per le pensioni si potranno intraprendere subito e quali dopo in base alle cifre come da indiscrezioni delle ultime notizie e ultimissie. Le decisioni finali spetteranno ai responsabili, ma il confronto si giocherà sulle cifre e su chi potrà, ricollegato ad essa, essere compreso nelle novità per le pensioni. E su questi aspetti le ultime notizie e ultimissime sono parecchio contrastanti o, comunque, mancano ancora di chiarezza che si speri arrivi anche da questo confronto

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 23:07):  Sembra che si tendi un pò a sottovalutare il confronto che si avrà lunedì tra le forze sociali e il governo Renzi perhcè non fatto da esponenti di primissimo livello ma dai tecnici. In realtà proprio i tecnici sono quelli da cui si possono sperare le novità per le pensioni migliori, sempre che la Ragioneria di Stato, poi, lasci il suo via libera, come spesso nelle ultime notizie e ultimissime non è accaduto.  

Si lavora sugli interventi nel capitolo delle novità pensioni in vista dell'incontro tecnico con le forze sociali in calendario lunedì. Secondo tecnici vicini al dossier, nel caso non bastino le risorse per tutti i capitoli aperti, potrebbero subire una ulteriore rimodulazione le mini pensioni ovvero potrebbe ridursi il periodo di congedo un po' prima rispetto all'età di vecchiaia: dai tre anni ipotizzati inizialmente a due. Un passaggio non proprio indolore considerando che significherebbe che nel 2017 potrebbero uscire solo coloro che compiono 64 anni e 7 mesi. Stando alle ultime notizie, si va verso la conferma di tutti gli altri capitoli di intervento previsti mentre prende quota l'ipotesi di ridurre gli anni di contributi per la pensione prima di chi ha iniziato l'attività da giovanissimo, da 42 a 41, oltre i 10 mesi dell'aspettativa di vita.

Il periodo di ritiro un po' prima rispetto alla pensione di vecchiaia potrebbe limitarsi dunque a due anni rispetto ai tre inizialmente annunciati. La questione non è ancora chiusa e si stanno cercando le risorse per mantenere i tre anni, così come auspicato dalla forze sociali, ma solo in un contesto che contempli anche altre novità per le pensioni. I costi per tre anni sarebbero appena superiori a 500 milioni e si concentrerebbero sulle situazioni di disagio come quelle dei disoccupati, dei disabili o di coloro che assistono parenti disabili. In base all'ultima bozza di lavoro, non ci dovrebbero essere risorse per il ritiro su base volontaria, quello di chi non ha perso il lavoro e non rischia di perderlo. Per tutti loro le mini pensioni non saranno convenienti perché pagate interamente dal lavoratore.

Per quanto riguarda gli assegni più bassi, si conferma l'intenzione di estendere la platea di coloro che percepiscono lo stipendio aggiuntivo estivo (ora 2,2 milioni di persone) senza però incrementarne l'importo. Si dovrebbe comprendere nel beneficio coloro che hanno un reddito personale complessivo e non solo pensionistico tra 1,5 e due volte il minimo. Adesso vale tra i 336 euro per chi ha meno di 15 anni di contributi e 504 per chi ha oltre 25 anni di contributi ed è erogata una volta l'anno a luglio. Questa misura dovrebbe costare circa 500-600 milioni di euro. Per chi ha lavorato almeno un anno prima di averne compiuti 18, stando alla richieste delle forze sociali, sarà possibile andare in pensione con 41 anni e 10 mesi di contributi invece dei 42 e 10 mesi previsti dalla legge per il resto dei lavoratori.

Le novità vanno poi inquadrate nel contesto preoccupante dei risultati delle politiche sull'occupazione. Nel secondo trimestre del 2016 sono stati attivati 2,45 milioni di contratti di lavoro contro 2,19 milioni di cessazioni. I particolare sono aumentati i licenziamenti: sono stati 221.186 in forte aumento sia sullo stesso trimestre del 2015 (+7,4%) sia sul primo del 2016 (+17,8%). Lo dicono le comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Però la riduzione degli sgravi contributivi nel 2016 si riflette sulle assunzioni con un calo significativo di quelle a tempo indeterminato: sono state 392.043, cioè appena il 16% del totale delle attivazioni complessive.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il