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Rinnovo, aumento stipendi statali, sblocco contratti in riforma pubblica amministrazione: novità settimana

Si attende la convocazione dei sindacati per fare decollare le trattative sul rinnovo dei contratti nel dipendenti pubblici.




Al via una settimana chiave per il rinnovo dei contratti nel dipendenti pubblici. Se ne parla da tempo, prima ancora che l'Alta Corte imponesse lo sblocco dopo sette anni di immobilismo. All'Aran, l'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche ovvero il braccio dell'esecutivo nei negoziati, proseguiranno gli incontri informali con i sindacati, in attesa, entro il mese, di una convocazione ufficiale. Il percorso è comunque in salita perché, oltre alla divergenza di vedute sul budget da stanziare, c'è anche quello relativo alle modalità di spesa, con il governo che vuole premiare merito e produttività e non vuole più applicare la politica degli aumenti degli stipendi per tutti

"La materia è diventata una priorità", ha assicurato il sottosegretario alla Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Angelo Rughetti, insistendo per favorire "chi ha sofferto di più". Aumenti rimandati quindi per le buste paga più pesanti, con un tetto che "se sarà di 80.000 o 200.000 euro dipenderà dalla coperta a disposizione", ha spiegato Rughetti. Il numero due del Ministero per la Funzione Pubblica ha lanciato anche una proposta per superare almeno in parte la legge Brunetta ovvero riconoscere autonomia agli enti che lavorano bene, e ricorrere alle differenziazioni laddove la macchina non funziona. Tutto in base agli "obiettivi della Repubblica", come qualità dei servizi online, capacità di smaltire il lavoro, livello di contenzioso.

Dal palco della Festa dell'Unità di Modena però la segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, fa capire che non basta: "La legge Brunetta va riscritta", spiega, definendola "sbagliata", perché divide a priori in fasce di merito o demerito (con un 25% del personale comunque penalizzato). Sulla corsia preferenziale per gli stipendi bassi Sorrentino ha precisato: "Va bene se significa far saltare un turno a chi ha 200.000 eur", non altro. Pieno accordo invece per spostare da spesa corrente a spesa per gli investimenti i soldi per gli aumenti. Resta in sospeso come valutare il bonus 80 euro, che si incrocerà con gli incrementi contrattuali.

A proposito di risorse, la Cgil ha ribadito che bisogna partire da quel che accade "nel privato", difficile intavolare una discussione con proposte sotto gli 80 euro. Attualmente lo ricevono coloro che hanno un reddito fra gli 8.145 e i 24.000 euro. Da quest'ultima cifra a 26.000 euro il bonus è progressivamente inferiore fino all'azzeramento. Complessivamente sono coinvolti circa 10 milioni di beneficiari, tra pubblico e privato.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il