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Stipendi statali rinnovo, sblocco contratti dipendenti pubblici: tutto ancora da riscrivere con revisione PIL nel DEF

Non si capisce qual è l'ordine di grandezza valuto da Palazzo Chigi sull'aumento degli stipendi degli statali.




Siamo a uno snodo fondamentale per capire fino a che punto l'esecutivo intenderà investire sul rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici. A breve è infatti attesa la nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza e le idee diventeranno più chiare. Le coordinate sono però già definite: l'aumento degli stipendi degli statali ci sarà, anche perché obbligato da una recente sentenza dell'Alta Corte. Ma non ci sarà alcuna distribuzione a pioggia, bensì legata a merito e produttività. Le ragioni di questa moderazione vanno cercate nel famoso bonus di 80 euro, corrisposto anche agli statali, che associato a una bassa inflazione, non ha diminuito il potere d'acquisto.

Di fatto non si capisce qual è l'ordine di grandezza valuto da Palazzo Chigi. A ogni modo, per sapere in che modo si tradurrà sulle buste paga dei lavoratori, occorre preliminarmente attendere le decisioni di budget che saranno messe nere su bianco nel Def. Il problema fondamentale in ottica rinnovo contratto degli statali è che il governo ha tagliato le stime di crescita. Il presidente del Consiglio sta comunque gettando acqua sul fuoco ricordando che "i numeri sono comunque positivi, confermano che i segnali di crescita ci sono, anche se inferiori alle previsioni, e sono segnali per un grande salto". In ogni caso, la coperta economica è costantemente corta per cui andranno fatte delle scelte, anche in ottica tagli.

In parallelo, i dati Istat rivelano che la produzione industriale a luglio cresce dello 0,4% rispetto a giugno con variazioni positive in tutti i principali raggruppamenti di industrie. Si tratta del primo mese in aumento dopo due cali. Resta negativo, invece, il confronto con luglio 2015: sull'anno c'è una flessione dello 0,3% nei dati corretti per gli effetti di calendario "condizionata dal mercato calo del comparto energia (-10,1%)", l'unico in flessione. Nei dati grezzi il calo raggiunge -6,3%. L'Istituto nazionale di statistica spiega che "il recupero dei livelli di produzione su base mensile è associato a una tendenza trimestrale negativa: nella media del trimestre maggio-luglio 2016 la produzione è diminuita dello 0,5% rispetto al trimestre precedente".

Invece, nella media dei primi sette mesi dell'anno, c'è stato un aumento dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2015. L'indice destagionalizzato mensile presenta incrementi in tutti i principali raggruppamenti. Le diminuzioni maggiori si registrano nei settori dell'attività estrattiva, della fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria (-8,6%) e delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il