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Tfa terzo ciclo, rinnovo contratti statali, sblocco stipendi, pensioni uscita anticipata: novità Governo Renzi

Sono tanti i fascicoli aperti a Palazzo Chigi e per la loro chiusura sarà decisivo il budget che sarà realmente stanziato.




Tempo di assumere decisioni rilevanti dalle parti di Palazzo Chigi, a iniziare da quelle relative all'attivazione del Tfa terzo ciclo. Si tratta di uno dei più rilevanti punti interrogativi intorno al mondo della scuola poiché nessuna decisione è stata ancora assunta dal Ministero dell'Istruzione. Continuano a mancare informazioni ufficiali relative a requisiti per la partecipazioni, modalità di svolgimento, rapporto con le classi di concorso, conferma su prova preliminare, prova scritta e prova orale, tenendo ben presente che sono già diversi gli atenei perplessi sulla tabella di marcia. Anche il numero dei posti assegnati, trapelati già da tempo, sarebbe in discussione.

Sarebbero comunque 16.436 per il Tfa 2016, di cui 11.328 comuni (3.270 per le scuole medie e 8.058 per gli istituti superiori) e 5.108 sul sostegno (392 per la scuola dell'infanzia, 1.749 per la scuola primaria, 1.932 per le scuole medie, 1.035 posti le superiori). E a proposito di statali e di insegnanti, c'è attesa per l'avvio delle trattative per lo sblocco dei contratti dei dipendenti pubblici. In discussione non c'è solo la somma stanziata, comunque contenuta, ma soprattutto le modalità della sua erogazione. Si va verso lo stop degli aumenti a pioggia e per la strada degli scatti di stipendio legati a produttività e merito e comunque non per tutte le fasce di reddito.

Sarà decisiva la somma che la maggioranza vorrà stanziare, tenendo conto che ci sono anche altri provvedimenti in discussione e da finanziare, come le novità per le pensioni. Il cardine del progetto è rappresentato dalle mini pensioni con cui chiedere dall'anno prossimo, anche dai dipendenti pubblici, a partire dai 63 anni di età, quindi fino a 3 anni e 7 mesi prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia (per gli uomini, le donne la raggiungono ancora l'anno prossimo a 65 anni e 7 mesi).

Dovrebbe rivelarsi molto conveniente per le categorie disagiate, come coloro che a pochi anni dalla pensione hanno perso il lavoro ed esaurito tutti gli ammortizzatori sociali, ma potrebbe essere molto costosa, fino al 25% della pensione, per coloro che volontariamente decidono di lasciare il lavoro e non appartengono a nessuna delle categorie che il governo deciderà di proteggere come, appunto i disoccupati, i precoci e i lavoratori impegnati in attività usuranti. La sperimentazione dovrebbe durare due anni, ovvero nel 2017 e 2018.

La stima sulla rata di restituzione fino al 25% dell'importo della pensione deriva dal calcolo sulla restituzione netta (oltre il 16% in caso di tre anni di anticipo) maggiorata del tasso di interesse e del premio assicurativo. La percentuale può arrivare fino al 25% dell'importo di pensione se si considera una uscita fino a tre anni e sette mesi. Potrebbe esserci anche un aumento dell'importo della quattordicesima e l'innalzamento della no tax area (ipotesi raffreddata nelle ultime ore) per equipararla a quella dei lavoratori dipendenti per tutti i pensionati. Ma sarà appunto tutta una questione di budget.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il