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Pensioni ultime notizie avanzano novitÓ una tantum strategia Governo Renzi novitÓ mini pensioni, quota 41, quota 100

Continua la strategia del governo di misure una tantum e incentivi che non portano nulla di buono: servirebbero invece novitÓ per le pensioni strutturali




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 11:10): E con questa strategia di breve respiro sono più gli errori e problemi nuovi che sorgono che quelli risolti come dimostra il caso delle novità per le pensioni. Ci si concentra come dalle ultime notizie e ultimissime sul dare una piccola crescita alle pensioni inferiori, cercandola di dare a più persone possibili così che in tanti, tantissimi ricevono poco, pochissimo. Si ottiene del consenso, ma non si rolvono i problema come si potrebbe con altre novità per le pensioni che potrebbe aiutare a rimetetre in moto il quadro complessivo.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 18:17): Una tantum per le famiglie, una tantum per gli industriali, una tantum per i liberi professionisti e una tantum ovviamente per i pensionati e poi si scende nel particolare con una tantum per tante fasce diverse. Purtroppo il governo Renzi continua la sua strategia di "una tantum" che in realtà non è stata solo la sua, ma che le ultime notizie e ultimissime, come nel caso delle novità, per le pensioni rendono particolarmente evidente e che i tanti dati anche delle ultime notizie e ultimissime sconfessano e mostrano come non solo insufficienti ma senza successo.

Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 23:10): La strategia di una tantum sta diventando un segno di riconoscimento sempre più evidente dell'operato del Governo Renzi non solo per le novità per le pensioni, ma in generale per tutti gli argomenti che sono tra i pià in una ricerca del cercare di accontetare tutti "una tantum" come evidenziano le ultime notizie e ultimissime

Nuove aperture a modifiche sulla legge elettorale, nuovi incentivi per le famiglie, nuove misure per sostenere sviluppo e imprese, nuovi incentivi anche per le ristrutturazioni: un'ennesima pioggia di nuovi incentivi che il premier si prepara ad approvare entro la fine di quest'anno e che, stando alle ultime notizie, dovrebbero interessare tutti, famiglie, imprese, pensionati e titolari di Partite Iva. Incentivi che tornano a delineare una strategia una tantum da parte della maggioranza e che, tra l'altro, risultano particolarmente dispendiosi senza risultati comparabilmente convenienti. Gli incentivi che hanno effettivamente prodotto una reale spinta alla ripresa sono stati quelli dati per le ristrutturazioni che hanno effettivamente permesso al comparto dell'edilizia di tornare a segnare risultati positivi. Neanche gli incentivi per le assunzioni stabili hanno portato i risultati sperati, nonostante un boom iniziale tanto che il governo pensa di fare un passo indietro su questa misura. E per il resto, dei tanti miliardi spesi di incentivi, decisamente pochi sono stati utili.

Avrebbe dovuto imparare dal passato ma anche per quest’anno, e nonostante gli annunci di revisione della spesa pubblica, di detrazioni fiscali e intenzione di dividere spesa assistenziale da spesa prettamente pensionistica, si torna a fare i soliti errori. La strategia dell’una tantum non sembra infatti essere la migliore per risolvere le situazioni di persone e comparti in difficoltà, anzi, si tratta di provvedimenti che contribuiscono solo ad aumentare i privilegi di pochi e le conseguenti discriminazioni. Sarebbe preferibile investire soldi per definire una soluzione universale piuttosto che continuare a fare singole cose, cosa che in realtà non sembra stia accadendo e ne è chiara il pasticcio delle mini pensioni, prima modulata in un modo, quindi rivista, poi ipotizzata come una sorta di assegno universale, poi da concedere prima ai più indigenti, con oneri tra il 5 e il 10% da calcolare in base ai singoli redditi pensionistici e che mira a coinvolgere sempre più persone e addirittura inglobare la quota 41, permettendo, però, di far andare in pensione prima solo coloro che hanno iniziato a lavorare giovanissimi, cioè a 14 o 15 anni, e svolgono o hanno svolto occupazioni pesanti e faticose; o solo quelli di età compresa tra i 14 e 16 anni, rendendo, dunque, tutto sempre più iniquo.

Diventando questa situazione sempre più complessa, le ultime notizie riportano, come facilmente immaginabile, tantissimi commenti e reazioni negative a quanto la maggioranza sta portando avanti. E’ inutile, come dimostrano le diverse voci dei commenti, che si continui a mettere in atto privilegi che alla fine risultano essere convenienti solo per pochi, contribuendo ad acuire la guerra tra persone bisognose. Mentre, infatti, si lamenta la mancanza di un budget per risolvere gli errori nati dalle attuali norme pensionistiche, dall’altra parte restano i privilegi, come erogazione delle pensioni più ricche per cui, per esempio, l’Istituto di Previdenza chiede una revisione che, però, nessuno vuol fare, come confermato anche dalle ultime e ultimissime notizie riportate dal consigliere economico di Palazzo Chigi, perché ci sarebbe il rischio di toccare anche le persone sbagliate.

E questa posizione sembra oggi piuttosto contraddittoria visto che era stato lo stesso consigliere, poco prima dell’estate, a dichiarare di essere pronto ad una revisione contributiva delle più ricche pensioni da 100mila euro. Ma i privilegi non finiscono qui, perché a fronte di persone che si sono ritrovate bloccate nel loro percorso verso la pensione dall’entrata in vigore delle nuove leggi e che risultano oggi fortemente penalizzate pur avendo maturato requisiti importanti, e per cui da mesi, se non da anni ormai, si discute di novità per le pensioni di quota 100, novità per le pensioni di quota 41, mini pensione per tutti, ma anche cumulo gratis di tutti i contributi previdenziali versati seppur in diverse gestioni, ci sono altre categorie che possono andare in pensione prima, come i militari che oggi possono andare in pensione prima, a 57 anni e 7 mesi di età con 35 anni di contributi o con 40 anni e 7 mesi di contributi indipendentemente dall’età anagrafica; o anche dirigenti medici, professori e ricercatori universitari che vanno in pensione a 65 anni; e i lavoratori del comparto dello spettacolo che possono andare in pensione a 64 anni e 7 mesi di età, che scendono a 61 e 7 mesi per le donne.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il