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Sblocco stipendi statali, rinnovo contratti dipendenti pubblici: trattative come continuano. Per chi, quando, quanto aumento.

Si attende la convocazione di un faccia a faccia politico con i sindacati sul tema dello sblocco degli stipendi degli statali.




Solo entro la fine di questo, quando presumibilmente il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione convocherà le organizzazioni sindacali si capirà se l'accordo politico sul rinnovo del contratto degli statali ci potrà essere in tempi brevi e a quali condizioni. Ci sono due scogli da superare. Il primo è relativo allo stanziamento di budget che Palazzo Chigi è pronto a mettere sul tavolo per sbloccare una vicenda che si trascina stancamente da anni e anni. Il secondo riguarda il come i soldi verranno spesi ovvero i criteri seguiti per la concessione di quell'aumento in busta paga (i sindacati chiedono almeno 80 euro) che dovrebbe essere legato a merito, produttività e livello di reddito.

Il tutto mentre occorre fare i conti anche con la riforma delle regole del lavoro pubblico, in particolare in relazione all'attuazione del nuovo sistema di erogazione della parte variabile della retribuzione introdotta dalla legge Brunetta. Viene previsto che il 50% dei premi sia diviso tra il 25% dei più meritevoli, mentre l'ultimo 25% degli statali non percepirebbe alcuna retribuzione accessorie. L'altra metà, infine, si spartirebbe il 50% delle risorse. Questo schema potrebbe venire superato con il nuovo Testo unico sul pubblico impiego allo studio al Ministero per la Funzione Pubblica, anche alla luce della contrarietà espressa dalle stesse organizzazioni sindacali.

La segretaria generale della Fp Cgil, Serena Sorrentino, spiega che la legge Brunetta va riscritta perché "sbagliata" in quanto divide a priori in fasce di merito o demerito con un 25% del personale comunque penalizzato. Sulla corsia preferenziale per gli stipendi bassi ritiene che "va bene se significa far saltare un turno a chi ha 20.000 euro", non altro.

Viene da chiedersi perché trascinare questa questione per così tanto tempo al contrario, ad esempio, del tutto sommato rapido via libera a incarichi a tempo, limiti ai rinnovi, collegamento stretto agli obiettivi e progressiva riduzione dello stipendio per chi resta senza ufficio. Una rivoluzione è rappresentata dal ruolo unico, il bacino dal quale gli uffici dovranno attingere i dirigenti. Medesima celerità allo schema di decreto attuativo della riforma Madia prevede la riorganizzazione delle Camere di commercio, basata su un drastico taglio delle stesse, che dovrebbero scendere da 105 a 60. Il provvedimento vuole comunque assicurare il ricollocamento del personale in esubero. Sarà infatti la stessa Unioncamere, l'ente pubblico che rappresenta il sistema camerale, a dover definire entro sei mesi dall'entrata in vigore del decreto il piano di razionalizzazione.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il