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Rinnovo contratti statali, dipendenti pubblici sblocco stipendi: realmente a che punto è davvero il confronto

Le ultime cifre che circolano parlano di 700 milioni di euro da destinare per il 2017 allo sblocco degli stipendi degli statali.




Il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici ovvero lo sblocco degli stipendi degli statali ci sarà. La contrattazione dura da sette anni ma a breve potrebbe vedere la fine. Nella legge di fine anno dovrebbe essere stanziato un budget tale da permettere il riavvio delle trattative. Ma proprio questo è il primo modo da sciogliere quanto stanziare? A oggi, Palazzo Chigi non ha ancora assunto una decisione. Intanto gli incontri con i sindacati, proprio all'Aran, l'agenzia del governo sul pubblico impiego, andranno avanti in questa settimana. In ballo oltre alle risorse ci sono i criteri attraverso cui distribuirle sia tra i dipendenti sia nella busta paga degli stessi lavoratori.

Le organizzazioni sindacali chiedono un aumento di almeno 80 euro al mese. Per il governo la cifra sarà più bassa, anche perché legata a merito, produttività e reddito. Dalle tabelle dell'Aran emerge che nella pubblica amministrazione tra lo stipendio più alto e quello più basso ci sono quasi 200.000 euro di differenza. Le ultime cifre che circolano parlano di 700 milioni di euro per il 2017, a cui ne dovrebbero seguire altrettanti per il 2018. Il tutto porterebbe a un aumento di circa 40-50 euro a regime. Il punto è come al solito di carattere economico, considerando che l'esecutivo sta cercando di mettere in piedi una manovra che coinvolga tutti i comparti del lavoro, pubblico con il rinnovo del contratto degli statali, e privato.

Resta infatti sul tavolo anche l'idea di uno sgravio ad hoc per le assunzioni nel Mezzogiorno, che si potrebbe tentare di finanziare attraverso i fondi europei. Sul Sud e i fondi europei pende ancora la verifica inserita nell'ultima legge di stabilità, che andava fatta entro aprile, e che prevedeva, se fossero rimaste risorse utili, che si chiedesse a Bruxelles la possibilità di ripristinare la decontribuzione al 100% fino al 2020 per quell'area del Paese. La questione dello sconto sui contributi da versare da parte delle imprese, ha confermato anche il sottosegretario alla presidenza Tommaso Nannicini è ancora oggetto di discussione, è sempre stata una misura temporanea.

Nannicini ha confermato l'arrivo dell'Iri per le Pmi, la tassazione agevolata al 24% sulla falsariga dell'Ires per il reddito lasciato in azienda. Si tratta, ha sottolineato di un intervento strutturale che, insieme al taglio dell'Ires è tra i punti fermi della prossima manovra, insieme alla sterilizzazione degli aumenti dell'Iva. Verifica ancora aperta, invece, su altre misure come il superammortamento per le imprese che investono. Non è escluso che l'agevolazione possa addirittura diventare, coperture permettendo, strutturale. Si tratta di decisione cruciali che impatteranno anche sulle scelte sul rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il