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Pensioni ultime notizie mini pensioni, quota 41, quota 100 cancellata da Consulta decisione Governo Renzi per ennesima volta

Nuova decisione dalla Consulta per novità pensioni ma questa volta negativa: cosa prevede, conseguenze ed effetti




Prima l'incostituzionalità stabilita per la mancata perequazione delle pensioni superiori tre volte la cifra base, decisa dalle attuali norme pensionistiche ma che la Consulta ha deciso di cancellare, obbligando pertanto il governo a risarcire i pensionati che non hanno goduto delle loro dovute rivalutazioni; poi il giudizio negativo su quella revisione della spesa pubblica fatta male; e ora le ultime notizie parlano dell'ennesimo ribaltone da parte dall'Alta Corte rispetto a decisioni del governo in merito a novità per le pensioni. Se qualche mese fa, la Consulta aveva definito la revisione della spesa pubblica fatta nel nostro Paese errata, in riferimento ai tagli miliardari (circa 2,2 miliardi di euro) decisi per i Comuni senza però valutare le reali esigenze degli enti locali stessi, ora

ha stabilito il ritorno all'erogazione di assegni pieni per le pensioni agli eredi che si era deciso di decurtare per contrastare i matrimoni di comodo e, inoltre, ha stabilito anche un rimborso di tutti gli arretrati non dati a pieno titolo negli stessi assegni dall'anno 2012. La norma, cosiddetta anti-badanti, era stata introdotta per evitare che anziani convolassero a nozze con ragazze più giovani, il cui intento era quello di beneficiare della pensione dell'anziano sposato, una ingiustizia non solo morale ma anche economica, considerando che si trattava di giochetti che costavano parecchio alle casse pubbliche. Ora, però, la Consulta ha fatto fare un passo indietro anche su questa decisione, che poi così sbagliata non era e che tornerà a significare per la previdenza una spesa non indifferente. Si tratta di un costo truffaldino, senza troppi giri di parole, che potrebbe contribuire a scoraggiare la possibilità di approvazione di novità per le pensioni positive per tutti, perché continuerebbero a mancare soldi che invece si dovranno continuare a spendere per pratiche ingiuste.
 
E se l’intento che viene spesso dichiarato e confermato da tutte le ultime notizie che riportano la volontà di una revisione del sistema previdenziale italiano indirizzato a garantire un equilibrio sociale che si è ormai perso, ogni novità, purtroppo, continua a segnare un passo indietro e questo è solo l’ultima notizia in tal senso. Questa volta, tra l’altro, si tratta di fare un passo indietro su una norma assolutamente giusta, continuando a sostenere i furbetti e a fare poco di buono e concreto per le persone che per tanti anni hanno sempre lavorato in maniera corretta, pagando regolarmente i propri contributi lavorativi e che ora, volendo finalmente andare in pensione prima, rischiano non solo di dover accettare un assegno finale ridotto ma anche di dover accendere una sorta di mutuo 20ennale per restituire l’anticipo che percepirebbero per andare in pensione prima rispetto all’attuale soglia dei 66 anni e sette mesi. E questi sono i nuovi paradossi tutti italiani.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il