Settore chip e microprocessori a rischio crisi per prezzi in ribasso e sovraproduzione

Saranno mesi duri per i produttori di chip a causa di una produzione eccessiva e della guerra dei prezzi, almeno secondo una previsione degli analisti di Morgan Stanley



L'andamento del mercato dei chip preoccupa molti analisti esperti del settore che annunciano una forte discesa dei prezzi e parlano di crisi. Lo studio più significativo a riguardo viene dalla Morgan Stanley e prende come punti di riferimento i nomi leader di Intel e Amd. Ma non tutti sono d'accordo con le sue conclusioni.

Sarebbe proprio la competizione fra i due grandi produttori di chip a spianare la strada a un effetto negativo sull'andamento dei prezzi. E quasi in contemporanea all'analisi, Micron (altro nome importante del settore) ha segnalato le proprie perdite del terzo trimestre, prevedendo una ulteriore discesa a causa dei chip di memoria, che rappresentano fra l'altro il maggior volume delle sue vendite.

I dati di ottobre parlano chiaramente: le azioni di Intel sono scese del 2,2 per cento, mentre Micron è crollata dell'8,9 per cento. Amd, invece, non ha subito variazioni sostanziali. Ma il confronto fra Intel e Amd è di lunga data. Quest'ultima ha passato la maggior parte dell'anno a subire la prima e il mese scorso aveva sperato in un contraccolpo grazie al chip Barcellona del cui effetto però ancora non si hanno notizie precise. Insomma, il quadro vede una Amd che ha portato le sue vendite di chip dal 3 per cento del 2003 al 26 per cento del 2006, per poi tornare, nel secondo trimestre di quest'anno, al 13. In conclusione, le stime della Morgan Stanley parlano di prezzi di azioni in questi termini: si prevede una discesa da 25.81 dollari a 22 per Intel e da 13.23 a 11 per Amd.

Non solo guerra dei prezzi: il peggioramento potrebbe essere aggravato dalla produzione eccessiva che ha riguardato gli ultimi mesi. I produttori di Pc avrebbero infatti, come strategia consolidata di questo periodo dell'anno, la tendenza a ordinare il doppio dei chip che effettivamente prevedono di usare. Questo accade soprattutto per far fronte a eventuali incrementi di vendite, aspettati e auspicabili in previsione dei periodi festivi di fine anno. L'analisi del Business Week fa notare però che, storicamente, la tattica fallisce con l'inizio dell'anno successivo, quando i prezzi dei chip precipitano mentre i Pc rimasti invenduti languono sugli scaffali e le fabbriche sono costrette a rallentare la produzione. Bisogna insomma vedere se i consumatori acquisteranno a sufficienza.

Non tutti gli analisti però sono scettici. Chris Danely, della JPMorgan, si dice ad esempio ottimista, visto che il mercato del Pc è in buona salute e prima di fare disastrose previsioni occorre attendere la fatidica fase delle vacanze natalizie. E alcuni si aspettano una forte domanda e nessuno collasso nei profitti. Tesi suffragate da alcune cifre: un'indagine di Gartner disegna un mercato in crescita – alla fine del 2007 – del 12,3% e le previsioni parlano di un'ulteriore aumento nelle vendite, pari all'11 per cento in più nel 2008.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il