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Rinnovo contratti statali, aumento e sblocco stipendi dipendenti pubblici: novità questa settimana

Prosegue a rilento il confronto sull'aumento degli stipendi degli statali dopo sette anni di immobilismo.




Ancora una settimana di lavori tecnici sul rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici. L'appuntamento non è più rinviabile in seguito all'obiettivo centrato di ridurre da 11 a 4 il numero dei comparti pubblici. L'Aran (Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni) che rappresenta l'esecutivo quando si tratta di pubblico impiego, sta adesso discutendo con le organizzazioni sindacali, ma si parte da un certezza: non tutti gli statali riceveranno uno scatto economico in busta paga, ma solo i redditi più bassi e comunque se meritevoli e produttivi. Sono le coordinate che il Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione non intende modificare.

Gli stessi sindacati hanno poi pubblicamente detto no all'ipotesi di un contratto ponte, in attesa del nuovo Testo unico sul lavoro pubblico. La posizione espressa dai segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl e Uil Pa, Serena Sorrentino, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco, è chiara: "Vogliamo un rinnovo di contratto vero per i lavoratori e per l'innovazione nei servizi pubblici. Su questo aspettiamo la convocazione della ministra Madia". E ancora: "Dopo sette anni non è pensabile alcun ponte tibetano, bisogna trovare le risorse per valorizzare i lavoratori e rimettere in moto la macchina pubblica. I dipendenti pubblici vogliono lavorare meglio per dare di più ai cittadini".

C'è poi un problema di fondo che spiega sia i rallentamenti nelle procedure per il rinnovo del contratto degli statali e sia lo stanziamento contenuto di risorse pubblico. Ed è quello di una crescita continuamente rinviata. In settimana l'Ocse ha detto che l'Italia nel 2016 e 2017 crescerà meno del previsto. Più precisamente dello 0,8%, rispettivamente 0,2 e 0,6 punti percentuali in meno rispetto alle stime di giugno. Si tratta di una questione di fondo che sta influenzando l'intera politica di finanziamento delle riforme. Da parte sua, il presidente del Consiglio ha liquidato il taglio delle stime sul Prodotto interno lordo italiano fatte dall'Ocse ricordando che "sta rivedendo al ribasso tutte le stime internazionali".

A suo dire "l'Italia non va così bene come vorrei ma va un po' meglio di come andava qualche anno fa". Non ha fatto alcun riferimento allo sblocco degli stipendi degli statali, ma il premier ha rilanciato spiegando di voler far diventare l'Italia la patria delle opportunità e delle possibilità per gli italiani ma anche per gli investitori stranieri. Un modo per rimettere in moto il Paese ovvero una scommessa su cui il governo si dice pronto a investire 23 miliardi di euro in quattro anni.

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Autore: Chiara Compagnucci
pubblicato il