Arrestati i dirigenti del gruppo politico Batasuna legato all'Eta: primi scontri in Spagna

Guipúzcoa (Paesi Baschi). Il Giudice Baltasar Garzón ha ordinato l'arresto di 22 membri del gruppo dirigente di Batasuna



Nel pomeriggio di ieri, giovedì 4 ottobre, in un piccolo paese della provincia di Guipúzcoa, nei Paesi Baschi, il Giudice Baltasar Garzón ha ordinato la detenzione di 22 persone facenti parte del gruppo dirigente della formazione illegale Batasuna. Tra essi, uno dei due portavoce dell'organizzazione Joseba Permach (l'altro, Pernardo Barena, sarebbe scampato alla retata, trovandosi, in quella circostanza, a Pamplona), alcuni dirigenti meno noti al grande pubblico e alcuni rappresentanti di ANV, la forza politica alla quale fu impedito, in questa piccola frazione di 1.200 abitanti, di presentarsi nelle scorse elezioni amministrative (le urne decretarono, allora, un voto nullo pari al 38% del totale ed una messe di consensi per la lista indipendente, formata da PNV e EA, pari al 92% dei votanti).

Il reato contestato è quello d'integrazione in organizzazione terroristica. Il procedimento s'inscrive nella causa 35/2002 aperta dal Giudice Garzón contro Batasuna, perché ritenuta vincolata con l''organizzazione terroristica basca ETA. Cinque anni fa, infatti, il Giudice sospese l'attività della formazione abertzale, fino a che essa non fu dichiarata illegale, secondo quanto disposto dalla Legge sui Partiti. Alcuni degli arrestati rischiano la prigione, essendo già stati processati nel passato, o pendendo su di essi procedimenti penali. Mentre Arnaldo Otegi, altro leader di spicco di Batasuna, è già in carcere dallo scorso 8 di giugno.

L'attuale gruppo dirigente di Batasuna (denominato Mesa Nacional) è stato eletto il 18 marzo del 2006, appena quattro giorni prima dell'annuncio del cessate il fuoco da parte dell'ETA ed è composto da 38 persone. Garzón aveva recentemente minacciato l'arresto di quanti, della formazione illegale, avessero organizzato incontri clandestini. Nel più recente passato, però, col processo di pace ancora vigente, si era preferito chiudere un occhio su analoghe riunioni mantenute da Batasuna, considerando che il fine fosse la cessazione della violenza. Se il comportamento di allora trova più di una giustificazione nell'opportunità politica di favorire una soluzione dialogata del conflitto basco, si comprende assai meno perché, ora, il solo riunirsi presupponga il compimento di attività illegali, tanto da richiedere l'arresto e, in alcuni casi, la prigione.

Certo è che un simile atteggiamento da parte della Magistratura - che si suppone sia, in questo, sostenuta politicamente dal Governo - non aiuta a rasserenare il clima nei Paesi Baschi. E sarebbe un errore, se non ne venissero al più presto fornite ben più solide argomentazioni a sostegno. Perché si è dimostrato, invece, la scorsa estate, come sia possibile dare un colpo significativo al terrorismo, con i numerosi arresti di esponenti dell'ETA e lo smantellamento di alcuni covi dell'organizzazione, utilizzando al meglio gli strumenti che lo Stato di diritto consente.

Perciò, le prime dichiarazioni politiche sono di rispetto per l'operato dei giudici, ma di preoccupazione per le sue conseguenze. Così, l'esponente del PNV, Iñigo Urkullu, si augura che gli arresti siano "in linea con il diritto e ben fondati"; il coordinatore generale di IU, Gaspar Llamazares ritiene che una tale decisione "debba essere ben fondata per evitare falsi vittimismi da parte dei dirigenti di Batasuna". Mentre, Aralar, la formazione della sinistra abertzale - che nel passato si separò da Batasuna e che condanna il terrorismo ETA - afferma che gli arresti costituiscono una "barbarità giuridica e politica". Nel frattempo, gruppi della sinistra abertzale, legata a Batasuna, hanno convocato, per oggi, una serie di manifestazioni in Euskadi. E, nella città di Vittoria, già sono iniziati i primi atti di violenza di strada.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il