Zona speciale di pace: sarà la prima area territoriale di unione tra la Corea del Nord e Sud

Si chiamerà “Zona speciale di pace” e sarà una prima area dove la distensione tra le due Coree farà i primi passi



Si chiamerà “Zona speciale di pace” e sarà una prima area dove la distensione tra le due Coree farà i primi passi. La decisione è stata presa nei giorni scorsi quando a Pyongyang si sono incontrati il leader del Nord, Kim Jongil, e il presidente del Sud, Roh Moohyun. I due hanno deciso di dare vita a una “Zona speciale” che è stata individuata nel Nord del paese, nella provincia di Hwanghae e precisamente ad Haeju, importante porto commerciale e peschereccio sul Mar Giallo (a 130 chilometri dalla capitale nordista) con cantieri navali, industrie chimiche e siderurgiche. L’esperimento di pace partirà, appunto, da questa regione che vanta anche una zona turistica di grande rilievo, quello della montagna Suyangsan, dove si trova un fortino con statue. E che il potere di Pyongyang ha deciso di abbellire con slogan monumentali in onore del leader Kim Il Song. La “Zona” diverrà il simbolo di una nuova politica commerciale che le due Coree hanno deciso di attuare dopo il vertice dei giorni scorsi. Pochi, comunque, i particolari che potrebbero servire a comprendere il senso generale dell’iniziativa. Per ora si sa che l’iniziativa distensiva è fissata come punto principale di un comunicato congiunto dove, tra l’altro, si dice che “Corea del Nord e del Sud sono d'accordo che l'armistizio esistente fra loro debba essere sostituito da una sistemazione permanente di pace”.

Come primo passo in direzione di nuove scelte diplomatiche, il comunicato uscito dal vertice dei giorni scorsi proclama appunto l'intento di creare una "Zona speciale di pace" a occidente della penisola: in proposito si svolgeranno dal mese prossimo colloqui fra i rispettivi ministeri della Difesa. E tra le misure per promuovere la collaborazione e le prospettive di unificazione fra Nord e Sud è prevista anche l'istituzione di uno stabile servizio di trasporto merci su rotaia, lungo la linea transfrontaliera riaperta il 17 maggio scorso.

E' questo, quindi, il punto focale del protocollo che, redatto in otto articoli, preconizza una definitiva definizione dell'assetto postbellico (il conflitto scoppiato nel 1950 è, infatti, terminato nel '53 con una tregua armata che non è mai stata seguita da un accordo di pace) tramite un futuro vertice con gli Usa e la Cina, che furono gli altri due protagonisti del conflitto. Tra gli altri punti principali del comunicato congiunto uscito dal vertice vi è il preannuncio di un ulteriore incontro fra i rispettivi premier il mese prossimo a Seul. I colloqui per la zona marittima di pace, centrata sull'isola di Haeju, dovrebbero invece svolgersi nuovamente a Pyongyang. Intanto si registra la grande importanza riservata dai due leader coreani ai fattori economici bilaterali.

Per ora il documento è stato pensato come una sorta di dichiarazione di pace che prefigura la firma di un trattato che sostituisca quell'armistizio che nel 1953 pose termine alla guerra di Corea. Quel conflitto - che fece due milioni e mezzo di morti e si concluse con la divisione della penisola lungo il 38° parallelo - fu combattuto anche da volontari cinesi, sovietici e da forze Usa in rappresentanza dell'Onu. Chiaro, quindi, che le due Coree di oggi vogliono avere al tavolo delle future trattative anche i rappresentanti di Mosca, di Pechino e dell’Onu. Tutto questo anche per il fatto che dal tempo della fine della guerra, la stipula di un trattato di pace - con la partecipazione di Usa, Russia e Cina - è sempre stata una priorità della politica estera nordcoreana, condivisa da quasi un decennio anche al Sud, nella prospettiva a lungo termine di una riunificazione del paese.

Dagli anni del dopoguerra i due Paesi - Nord e Sud - hanno seguito strade opposte: nella Repubblica democratica popolare vige un sistema socialista a partito unico che ha costituito un sorta di regime dinastico-stalinista; nel Sud la Repubblica si è invece aperta agli investimenti stranieri, diventando una delle realtà più dinamiche del Sud est asiatico: Seoul ha però pagato il rapido sviluppo con la grave crisi seguita al crollo delle economie della zona - le cosiddette Tigri asiatiche - nel 1997, con un tasso di corruzione fra più alti del mondo e con un profondo malessere sociale sfociato nelle violente proteste del 1997. Il Nord, comunque, ha pagato per il suo autoisolamento che ha creato una vera situazione di povertà generale.

Sul piano dello sviluppo delle infrastrutture è previsto un cantiere navale congiunto, da costruire presso la città nordcoreana di Nampo che si dovrebbe affiancare alle iniziative di collaborazione rappresentate dalle due "zone speciali" già esistenti da cinque anni: quella industriale di Kaesong (è una città vicina al confine con il Sud e che 800 anni fa era la capitale della dinastia Koryo) e quella turistica del monte Geumgang. Istituita da cinque anni nella Corea del Nord presso la frontiera con il Sud, la zona economica ha conosciuto un rapido sviluppo che si intende ulteriormente promuovere ed estendere nei prossimi anni. Attualmente a Kaesong 16.000 operai del Nord lavorano per 26 industrie sudcoreane, in un modello pilota che ha cominciato a suscitare l'interesse anche di alcune grosse imprese americane.

Quanto al miglioramento delle relazioni, per il Nord si tratta di una vera boccata d'ossigeno, perché proprio in questi ultimi mesi Kim Jong-il sta cercando di uscire dalla profonda crisi economica in cui in cui il paese si è trovato dopo la dissoluzione del blocco sovietico prima, e la carestia poi. Per farlo sta conducendo una vera e propria offensiva diplomatica volta a guadagnare consensi e finanziamenti. Che ora potrebbero finalmente arrivare, a celebrare il cammino verso la fine dell’incubo di un conflitto nucleare sul 38° parallelo.

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il