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Statali, rinnovo contratti dipendenti pubblici: non per tutti, non subito, più con premi che veri e propri aumenti stipendi

Lo sblocco degli stipendi degli statali potrebbe procedere in due fase, ma ci sono dubbi sulla reale crescita del Paese.




La partita del rinnovo del contratto degli statali si sta rivelando più difficoltosa di quanto inizialmente immaginato. Con la legge di bilancio il governo dovrebbe stanziare 500-700 milioni di euro in più per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici, oltre ai 300 milioni di euro già disponibili. Ma come dimostrano le prospettive di crescita al ribasso per il 2017, contenute nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza, dove trovare le risorse necessarie? L'approccio potrebbe essere allora di tipo soft con aumenti di stipendi non per tutti, ma legati al reddito percepito e comunque da assegnare sulla base di merito e produttività.

Il problema si pone per quei livelli di reddito che, in caso di bonus in busta paga, non rientrerebbero più nelle soglie per ricevere i ben noti 80 euro al mese. A ogni modo nelle prossime settimane sarà caccia alle risorse per il rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici: l'impegno sul taglio della spesa pubblica e sul rientro dei capitali dall'estero, i due fronti su cui si sta lavorando, potrebbe non bastare. Ecco perché, nelle ultime ore, riemerge con forza l'ipotesi dei tagli. La cifra che serve, su questo delicato versante, si aggira intorno ai 7 miliardi di euro. A farne le spese potrebbero essere la sanità e i servizi.

C'è chi avanza l'ipotesi di prevedere l'allargamento dei destinatari dell'aumento dello stipendio solo in una seconda fase, quando la crescita economica si sarà normalizzata. Tuttavia, anche se l'Ufficio parlamentare di bilancio ha validato positivamente il quadro macroeconomico tendenziale 2016-17 inserito dal Mef nella nota di aggiornamento del Def, ha evidenziato nelle stime per il biennio successivo "la presenza di rilevanti fattori di rischio negativo" sia sulla crescita che sull'inflazione. "Ciò induce preoccupazione sull'effettiva realizzabilità delle previsioni stesse". La crescita reale ipotizzata dal governo a livello tendenziale è dello 0,8% nel 2016 e dello 0,6% nel 2017. Cifre che si collocano nell'intervallo accettabile allo stato delle informazioni disponibili.

Meno realistiche, invece, le previsioni tendenziali di crescita dell'1,2% nel 2018 e dell'1,3% nel 2019, che si discostano "in misura significativa dalle stime del Panel". Scostamenti significativi nello stesso biennio riguardano anche, sottolinea ancora l'Ufficio parlamentare di bilancio il Pil nominale, variabile chiave nel determinare l'evoluzione dei rapporti di finanza pubblica. "La previsione ufficiale è più alta rispetto alla mediana del Panel Upb di 5 decimi di punto nel 2018 e di 2 decimi di punto nel 2019", conclude l'Ufficio parlamentare.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il