Elettrodomestici a basso consumo: sei italiani su dieci li possiedono. Interesse per pannelli solari

Sei italiani su dieci usano elettrodomestici a basso consumo. Il solare termico è la fonte più conosciuta. I comportamenti di risparmio più diffusi sono le azioni di buon senso



Sono interessati all'aumento dell'efficienza energetica e alla riduzione dei consumi. Dichiarano di adottare misure di risparmio energetico, con comportamenti diffusi soprattutto fra donne, adulti e laureati. Sei italiani su dieci usano elettrodomestici a basso consumo e fra i comportamenti di risparmio maggiormente adottati ci sono quelli che riguardano semplici azioni di buon senso: non lasciare luci accese, impiegare lampade a basso consumo ed elettromestici di classe A e nelle fasce serali. Fra le fonti rinnovabili più conosciute c'è il solare termico seguito dall'idroelettrico e dall'eolico, anche se la conoscenza è spesso imprecisa. E dunque se il maggiore ostacolo a un investimento economico nelle fonti rinnovabili è rappresentato dagli alti costi, una delle ragioni principali è anche quella che "non se ne conosce l'efficacia". Sono alcuni dei risultati che emergono dalla ricerca "Sviluppo delle fonti rinnovabili, risparmio ed efficienza energetica" presentata questa mattina dal Gestore dei Servizi Elettrici e realizzata dall'Osservatorio IRES in collaborazione con le associazioni dei Consumatori (Cittadinanzattiva, Movimento Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino, Federconsumatori).

La ricerca è stata realizzata su un campione di mille persone. Sul fronte dell'atteggiamento verso le problematiche energetiche in Italia, emerge come i consumatori si pongano in modo favorevole rispetto all'aumento dell'efficienza e alla riduzione dei consumi: più della metà degli intervistati (51,2%) dichiara di attribuire molta importanza alla questione dell'energia mentre solo il 12% si dichiara disinteressato. Inoltre, il 41,5% degli intervistati ritiene che sia molto importante ridurre i consumi energetici e il 76,1% dichiara di adottare in famiglia comportamenti per ridurre il consumo di energia, con una diffusione maggiore dei comportamenti di risparmio fra le donne, le persone adulte (35-54 anni), coloro che dispongono di un più elevato titolo di studio (l'81% dei laureati e il 77% dei diplomati) e di un maggior reddito disponibile. Coloro che dichiarano di adottare comportamenti di risparmio energetico dichiarano fra le priorità nella politica energetica nazionale quella di ridurre la dipendenza dalle importazioni di petrolio e gas (otto su dieci intervistati), la riduzione del consumo di energia (79%) e il contenimento del riscaldamento globale (76%).

I comportamenti di risparmio più diffusi sono però quelli più semplici da applicare in contesto casalingo e improntati al buon senso: più del 70% degli intervistati pone attenzione a spegnere le luci durante le assenze e usa lampade a basso consumo, sei intervistati su dieci utilizzano elettrodomestici a basso consumo, solo nelle fasce orarie serali e quando serve, mentre fra i comportamenti meno diffusi ci sono l'adozione di misure di isolamento termico della casa e l'uso del condizionatore solo quando serve. I consumatori sono abbastanza informati sui temi dell'energia ma, allo stesso tempo, spesso hanno conoscenze imprecise: più di 8 intervistati su 10 ha sentito parlare, fra le fonti rinnovabili, dell'energia solare termica (88,7%), dell'idroelettrica (85,9%) e di quella eolica (81,9%) mentre la percentuale scende sotto il 70% per il solare fotovoltaico, i biocarburanti, il geotermico e le biomasse. Relativamente alla disponibilità all'investimento nelle fonti alternative, i consumatori manifestano un differente apprezzamento rispetto alle varie fonti energetiche: più dell'80% si dichiara favorevole alle energie rinnovabili quali il solare, l'eolico e l'idroelettrico mentre la percentuale scende al 30% per le fonti tradizionali quali petrolio, nucleare e carbone.

Il costo eccessivo rappresenta il principale disincentivo a investire nelle fonti rinnovabili (57,1% degli intervistati) seguito da una insufficiente informazione tecnica sull'effettiva efficacia energetica (il 26,3%) che rappresenta in qualche modo una denuncia di carenza o imprecisione delle informazioni, raccolte soprattutto da televisione e giornali ma anche da amici e parenti. Agli intervistati è stato inoltre chiesto se sarebbero pronti a pagare qualcosa in più in bimestre sulla bolletta di casa per favorire l'uso delle rinnovabili: il campione si è spaccato di fatto a metà e fra coloro che si sono espressi in favore di un aumento della bolletta il 19,4% ha indicato un valore compreso fra uno e 10 euro, il 16,9% fra 11 e 50 euro e il 2,2% oltre 50 euro.

"Ogni anno all'approssimarsi delle emergenze c'è maggiore attenzione al risparmio energetico - ha detto intervenendo alla presentazione della ricerca Luciano Barra, della Direzione energia del Ministero dello Sviluppo Economico - La mia sensazione è che sia acqua fredda buttata su una pietra riarsa. Tutti vogliono le fonti rinnovabili ma appena arriva un impiato, eolico o a biomasse, tutti vogliono le fonti rinnovabili un po' più in là". "A me par di capire - ha continuato - che si sia acquisito una sorta di concetto di energia come diritto naturale, come il diritto al sole e all'aria: premiamo il pulsante e c'è la luce. Probabilmente bisogna costruire una cultura di maggiore responsabilità che presuppone delle scelte". Per Barra l'orientamento si muove sia sulla costruzione di una nuova cultura sia sull'impiego delle tecnologie: "Ritengo più facile l'innovazione tecnologica, più lunga l'azione di costruzione di una cultura più responsabile. Il contesto di oggi - ha concluso - fa promettere che si possa attivare qualche forma di collaborazione con un'azione lenta ma continua che lasci traccia".

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di Marcello Tansini Fonte: pubblicato il