BusinessOnline - Il portale per i decision maker


Banche: conti correnti aumenti per salvare le banche. Quali banche e di quanto. Non comunicato al cliente spesso

Il testo unico bancario prevede che la banca debba informare i correntisti con almeno 60 giorni di anticipo.




Quanti si sono accorti che i conti correnti sono diventati più cari? La ragione è semplice: occorrono soldi per salvare le banche. Banco Popolare, Unicredit e Ubi, ad esempio, hanno aumentato i prezzi dei depositi per il fondo di risoluzione. Di quanto? Di 25 euro sui costi del proprio conto corrente per recuperare il contributo dell'istituto al Fondo nazionale di risoluzione delle crisi bancarie per il Banco Popolare; circa 2 euro al mese per i conti MyGenius Silver, Gold e Platinum di Unicredit; 12 euro annui dei costi del conto corrente per Ubi Banca, giustificati dall'istituto di credito come aumento dei costi di produzione.

Stando alle norme in vigore, le banche possono cambiare le condizioni economiche dei conti correnti, ma solo se specifica un giustificato motivo e che lo venga indica sulla comunicazione. Il testo unico bancario prevede che, in caso di variazioni delle condizioni economiche, la banca debba informare i correntisti con almeno 60 giorni di anticipo.

Di fronte a questa situazione, l'Adusbef, l'Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi, considera il sistema bancario italiano "fra i meno concorrenziali e dai più alti costi dei conti correnti" in Europa, con 318 euro in media "contro i 114 euro delle banche europee". Il Codacons, altra associazione di consumatori, annuncia un'offensiva contro la "tassa sui salvataggi bancari introdotta da alcuni istituti di credito per rientrare dei costi del Fondo nazionale di risoluzione". In arrivo un modulo sul proprio sito con cui i correntisti potranno diffidare la propria banca dall'applicare spese riconducibili ai salvataggi.

In questo contesto non è passata inosservato il report dei giorni scorsi dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, secondo cui nel 2015 l'incidenza percentuale delle commissioni nette sui ricavi delle banche italiane è stata la più elevata d'Europa. Tanto per essere più precisi, corrisponde al 36,5% rispetto a 32,9% della Francia, al 27,5% dell'Austria al 26,2% della Germania, al 17% nei Paesi Bassi. E ancora: se lo scorso anno i ricavi netti derivanti dalle commissioni bancarie hanno sfiorato i 30 miliardi di euro, anche la crescita tutta italiana sui costi dei conti correnti, delle carte di credito e degli altri servizi bancari non ha avuto eguali nel resto d'Europa. Da queste parti l'incremento è stato del 20%, nel Regno Unito all'11,5%, in Francia all'11,1%, in Spagna al 6,5%, addirittura in Germania -4,6%, in Belgio -7%, nei Paesi Bassi -27%.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il