BusinessOnline - Il portale per i decision maker








Pensioni ultime notizie quota 100, mini pensioni, quota 41 i motivi per cui l'attuale norma è incostituzionale

Cambiare l’attuale legge con novità pensioni di uscita prima e non solo: modifiche urgenti e necessarie anche perché incostituzionali




Da due anni ormai si discute dei cambiamenti necessari da apportare all’attuale pensioni che ha creato errori e distorsioni che hanno dato vita a diseguaglianze sociali che con il passare del tempo si sono decisamente acuite. Tutto nascerebbe anche dal fatto che l’attuale legge pensioni, a detta di esperti, sarebbe incostituzionale, motivo ancor più forte per spingere verso l’approvazione di novità per le pensioni concrete. Dopo che l'Alta corte ha già considero incostituzionale il provvedimento, sempre contenuto nell'attuale legge pensioni, di blocco delle perequazioni automatica delle pensioni superiori tre volte il minimo, è bene dire che vi sono altri provvedimenti in essa contenuti che sarebbero incostituzionali ma che comunque sono passati solo perchè, come spiegato dallo stesso ex ministro fautore della legge incriminata, vi erano delle contingenze economiche stringenti da considerare per la tenuta dei conti pubblici che altrimenti avrebbero fatto sprofondare l'Italia.

E l’incostituzionalità delle attuali norme pensionistici partono da quanto riportato dall’articolo 38, in cui si legge che ‘I lavoratori hanno diritto che vengano assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili e i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato’, ma si tratta di una norma che non viene effettivamente rispettata considerando gli ultimi dati sul valore degli assegni pensionistici: secondo le ultime notizie, infatti, sarebbero circa sei milioni i pensionati italiani che vivono con meno di mille euro al mese, situazione che, chiaramente, per garantire una vita dignitosa a chi ha sempre lavorato deve essere cambiata. E per farlo bisognerebbe provvedere ad aumenti delle pensioni più basse, questione di cui si parla da tempo e su cui è intervenuto anche il premier, ma che ancora non è stata chiusa.

E restano in ballo richieste di aumenti o detrazioni fiscali che comportino un conseguente aumento degli assegni mensili. Continuando a leggere l'art. 38, viene riportato che ‘Il sistema deve garantire l’equità intergenerazionale, la non discriminazione tra vecchi e giovani’ anche questa norma non rispettata considerando che l’equità intergenerazionale a causa del principio base su cui si fonda la stessa legge non viene rispettata. La legge prevede infatti un adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita Istat, il che significa che allungandosi l’età pensionabile aumenta anche il tempo in cui un impiegato può rimanere a lavoro. In parole semplici, si vive di più per cui si può lavorare di più. Costringendo, però, i lavoratori più anziani a rimanere a lavoro sempre di più non soltanto si impedisce loro di godere del meritato risposo ma si chiudono le porte del mondo occupazionale ai più giovani, bloccando di fatto il ricambio generazionale che invece dovrebbe essere garantito, secondo quanto gli esperti in base ovviamente alla Costituzione.

L’unico sistema perché anche questa situazione cambi è l’approvazione di sistema di uscita prima e novità per le pensioni strutturali e organiche per anticipare l’uscita dal lavoro a tutti, come novità per le pensioni di quota 100, novità per le pensioni di quota 41 o anche mini pensione, con particolare attenzione a quelle categorie di lavoratori che sono stati fortemente penalizzati dall’entrata in vigore di questa legge. Stiamo parlando di coloro che sono entrati giovanissimi nel mondo del lavoro, cioè a 14, 15 anni, e di coloro che sono impegnati in attività faticose, lavoratori che prima erano tutelati da norme pensionistiche ad hoc, esattamente come il mondo della scuola, differenze che l’attuale legge pensioni ha cancellato, equiparando tutti indistintamente. Il risultato è che a prescindere dal lavoro svolto o che si svolge e dall’età in cui si è entrati nel mondo lavorativo, per andare in pensione bisogna comunque la soglia anagrafica stabilita dei 66 anni e sette mesi, destinata ad aumentare ancora nel 2019 sempre per effetto dell’adeguamento all’aspettativa di vita Istat.

E per recuperare le risorse economiche sia per aumentare le pensioni più basse sia per garantire l’approvazione di novità per le pensioni di uscita prima, si potrebbe partire, hanno suggerito esperti e studiosi tra cui lo stesso presidente dell’Istituto di Previdenza, da un ricalcolo o un netto taglio delle elevate pensioni che vengono erogate agli alti esponenti istituzionali, sia locali che nazionali, misura che contribuirebbe anche a ridare equità sociale, contribuendo a cancellare l’incostituzionalità della si eguaglianza creatasi. Anche le alte pensioni dei più alti esponenti istituzionali sono regolate dalla Costituzione, dove all’art. 69 si legge che i trattamenti pensionistici dei parlamentari devono essere modulati sui ‘principi di contribuzione, ragionevolezza e proporzionalità alla durata della permanenza in carica’, per cui non c’è nulla che inciti a erogare assegni mensili tanto sproporzionati come quelli di cui oggi gode la nostra classe dirigente politica. Stesso discorso varrebbe per le pensioni mensili più elevate, anche se nel caso del contributo di solidarietà l’Alta Corte ha già detto che sarebbe illegittimo.

Ti è piaciuto questo articolo?




Commenta la notizia



Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il