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Rinnovo contratti statali, sblocco stipendi dipendenti pubblici: i numeri si delineano nel DEF presentato oggi

La questione del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici è legata anche alla direzione del Partito democratico di oggi. Ecco come.




AGGIORNAMENTO:  Nell'aggiornamento di ieri, che non è ancora, comunque, decisivo  e vi saraà anche oggi una ulteriore riunione si sono delineati i numeri che sono confermati a 900 milioni per il rinnovo dei contratti statali. Ora potrebbe esserci anche massimo 200-300 milioni di aumento, ma è difficile. Le Forze Sociali chiaramente non ci stanno. Vis arà l'ufficializzazione entro stasera.

AGGIORNAMENTO: Come avevamo previsto non si è parlato affatto di rinnovo di contratti statali nell Direzione del Pd di ieri ma non si sono neppure riusciti a risolvere i vari problemi e tensioni che contribuiranno, dunque, salvo sorprese, al no verso il referendum anche dell'opposizione inetrna, ma anche una opposizion interna che dovrebbe essere molto più dura rispetto a quanto dimostrato finora per i vari argomenti da trattare nell'iter appena iniziato tra cui probabilmente anche i rinnovi dei contratti statali e sblocchi.

Nella complessa partita del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, è conveniente seguire da vicino quanto accade nella direzione del Partito democratico di oggi. Solo apparentemente le questioni sono slegate. Se non è questa la sede in cui saranno sciolti i nodi, non è da escludere che possano essere chiarite le intenzione della maggioranza del partito nel contesto della legge di Bilancio. Non solo, ma i rapporti con l'opposizione interna è di quelli in grado di condizionare l'andamento dei lavori e delle scelte strategiche. Non è una novità, ad esempio, che sullo stretto versante del lavoro e delle tematiche connesse tra cui lo sblocco degli stipendi degli statali, la minoranza del Partito democratico sia più convinta all'azione rispetto all'ala maggioritaria.

In ogni caso, la questione del rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici va inserita in un puzzle più ampio e il frontale era inevitabile anche se i più scommettevano che sarebbe successo più a ridosso del referendum. La minoranza non crede ormai alle aperture di Matteo Renzi sull'Italicum e oggi in direzione Bersani ufficializzerà di fatto il No al referendum con tutte le conseguenze che ne derivano. La direzione di oggi, a meno di colpi di scena, servirà a certificare la frattura nel Partito democratico in vista del referendum. La reazione dei renziani lascia presagire che nei prossimi mesi le acque saranno sempre più agitate.

Per un ex sindaco. Ignazio Marino, che rema contro Renzi e il Partito democratico, sono pronti 900 primi cittadini a sostenere il Sì al referendum. E non poteva mancare la polemica sulla chiamata alle armi dei 900 sindaci che dovranno perorare sul campo le ragioni del Sì, anche con una manifestazione prevista a Roma verso fine ottobre. Iniziativa criticata dal centrodestra. E Beppe Grillo a sorpresa in piazza a Sarzana a una manifestazione per il No non rinuncia all'affondo contro il premier e il governo.

Altro fronte caldo resta quello informativo: fronte aperto da Forza Italia con la Rai ma anche con Mediaset. I capigruppo Brunetta e Romani hanno ammonito l'azienda pubblica a rispettare un equilibrio informativo ancor prima che scatti la par condicio e hanno attaccato gli spot istituzionali predisposti per dare una informazione di base sul referendum: si tratta, sostengono, di "pubblicità ingannevole". Il fronte del No chiede anche a Mediaset di essere neutrale rispetto alla scelta referendaria. E sullo sfondo rimangono appunto i temi caldi, quelli che impattano sulla vita di tutti i giorni, tra cui lo sblocco degli stipendi degli statali.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il