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Recenti novità per le pensioni approvate da governo e forze sociali senza senso: potrebbero creare nuovi privilegi e ingiustizie sociali piuttosto che avere effetti positivi




Pensioni ultime notizie e ultime, ultimissime notizie e pensioni novità (AGGIORNAMENTO ore 21:30): Se c'è un limite al progetto delle novità per le pensioni così come si apprende dalle ultime e ultimissime notizie è la non previsione di un provvedimento strutturale e universale. Il sistema previdenziale italiano continua a essere frammentato e a presentare situazione di ingiustizia sociale non sanata. Le conseguenze, oltre che dal punto di vista sociale, sono anche di tipo economico.

Categorie di lavoratori che possono andare in pensione prima rispetto all’attuale soglia dei 66 anni e sette mesi, come militari, lavoratori del comparto dello spettacolo, medici, professori universitari, disabili, e che creano le prime diseguaglianza di trattamenti pensionistici per tutti. Per essere più precisi, per esempio, i militari possono andare in pensione a 57 anni e 7 mesi di età con 35 anni di contributi o con 40 anni e 7 mesi di contributi indipendentemente dall’età anagrafica; i lavoratori del comparto dello spettacolo possono andare in pensione a 64 anni e 7 mesi di età, che scendono a 61 e 7 mesi per le donne; dirigenti medici, professori e ricercatori universitari che vanno in pensione a 65 anni; e gli invalidi non inferiori all'80% possono lasciare la propria occupazione a 60 anni e 7 mesi che per le donne diventano 55 anni e 7 mesi. Ed è chiaro che si tratta di ingiustizie e privilegi che, insieme ad alcune delle ultime notizie, potrebbero continuare a portare errori e sbagli.

Questi potrebbero derivare dalle recenti novità per le pensioni che rientrano nell’accordo tra governo Renzi e forze sociali ma che secondo molti sono senza senso, sia perché si tratta di novità per le pensioni limitate e ristrette solo a determinate categorie di persone, sia perché non produrrebbero quel ricambio generazionale necessario per il rilancio dell’occupazione, rischiando di essere, dunque, inutili. E, alla luce delle ultime notizie su criteri e requisiti richiesti, sarebbero novità per le pensioni anche ingiuste: prendendo, per esempio, il caso della mini pensione, questa prevede la possibilità di andare in pensione a 63 anni piuttosto che a 66 anni e sette mesi, un anticipo massimo di tre anni sull’età pensionabile fissata al di sotto del quale non si potrebbe andare. Così, per esempio, un lavoratore di 60 anni e con 35 anni di contributi previdenziali maturati non potrebbe chiedere la mini pensione per lasciare anzitempo la sua attività, ma potrebbe facilmente vedere un lavoratore di 63 anni ma con appena 20 anni di contributi andare in pensione prima di lui.

Ma andiamo con ordine: la recente intesa tra governo e forze sociali  prevede novità per le pensioni con mini pensione, per cui però mancano dettagli come entità degli interessi da versare, chi e quanto pagherà l’assicurazione di premorienza del pensionato, le fasce di reddito per cui la mini pensione dovrebbe essere a costo zero, e, sul lungo periodo, questo potrebbe rappresentare un ennesimo errore, considerando che per le categorie di persone svantaggiate, come coloro rimasti senza occupazione, disabili o impegnati in occupazioni faticose, la mini pensione non prevederebbe alcun onere, mentre per gli altri sarebbe anche fin troppo penalizzante. E proprio per questo sarebbe una novità pensione senza senso perché difficilmente verrebbe richiesta: oneri troppo elevati solo per lasciare la propria occupazione appena tre anni prima.  

Nell’intesa rientra anche la novità per le pensioni di quota 41 per chi è entrato giovanissimo nel mondo occupazionale ma che prevede troppe limitazioni, valida, senza oneri, per chi entro i 19 anni ha maturato 12 mesi di contributi e chi è in condizioni di difficoltà, cioè senza occupazione, disabile o lavoratore impegnato in attività faticose. Si tratta però di una quota 41 che dovrebbe valere per tutti coloro che hanno iniziato prima dei 16 anni, perché questi lavoratori sono stati tutti, indifferentemente, penalizzati dall’entrata in vigore delle attuali norme pensionistiche. Altro sbaglio che potrebbe creare ulteriori ingiustizie è la mancanza di novità per le pensioni ad hoc, nell’intesa tra governo e forze sociali, per tutti i lavoratori occupati in attività faticose, visto che queste potrebbero valere solo per i collegati alla quota 41. Ma gli errori non finiscono qui: le ultime notizie sulle novità per le pensioni parlano anche di aumenti delle pensioni base: stando alle ultime e ultimissime notizie, non essendo stati stabiliti criteri specifici di assegnazione di tali aumenti, basati per esempio su valore del quoziente familiare o sul valore Isee, è possibile che gli aumenti vengano dati anche a chi non ne avrebbe bisogno e vive da benestante magari sottraendo soldi a chi, invece, davvero ne necessiterebbe.

Ad aprire dubbi su ingiustizie e privilegi anche l’erogazione della pensione sociale che con le nuove norme pensionistiche prevede nuovi criteri di assegnazione che sembrano discriminare chi, ad oggi, ha lavorato solo 20 o 25 anni, tra richiesta di versamenti o meno dei contributi previdenziali. Ma sono ingiustizie destinate a crescere se non verranno modificati alcuni punti dell’intesa sulle novità per le pensioni tra governo e forze sociali, a partire dalla condizione dei disabili, che tali, secondo tanti, dovrebbero essere sempre considerati, a prescindere da quanti mesi contributivi abbiano maturato prima dei 19 anni di età. E la domanda posta al governo è perché un lavoratore che ha 61 anni di età e 41 di contributi, invalido al 50%, ma che non maturato i 12 mesi di contributi entro i 19 anni di età, deve aspettare i 63 anni pur avendo maturato ben 43 anni di contributi, mentre un lavoratore che abbia iniziato a lavorare giovanissimo, pur essendo anch’esso invalido e avendo la stessa età, cioè 61 anni di età e 41 anni di contributi, con 12 mesi di contributi maturati prima dei 19 anni, può andare in pensione subito senza aspettare i 63 anni. In entrambe i casi, infatti, si parla di invalidi che come tali meritano di essere tutelati e salvaguardati tutti allo stesso modo, indipendentemente da un mero calcolo di tempi.

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Autore: Marianna Quatraro
pubblicato il